Libia: governo di Tobruk continuerà campagna militare verso Tripoli

Pubblicato il 14 aprile 2019 alle 11:02 in Africa Libia

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Le forze della Libia orientale continueranno la loro avanzata verso Tripoli, capitale della Libia occidentale, ha reso noto il Parlamento del governo di Tobruk, sabato 14 aprile, non rispondendo all’appello internazionale a fermare l’operazione.

“Dobbiamo sbarazzarci di miliziani e gruppi terroristici”, ha affermato Aguila Saleh, presidente della Camera dei Rappresentanti del governo della Libia orientale, il cui uomo forte è il generale Khalifa Haftar, durante una sessione parlamentare tenutasi a Benghazi, principale città della Libia orientale. Con tali termini i funzionari di Tobruk si riferiscono spesso alle forze alleato al governo tripolino della Libia occidentale, il quale si appoggia sul sostegno di numerosi gruppi armati. Saleh ha poi asicurato agli abitanti di Tripoli che la campagna militare volta a liberare la città sarà “limitata” e “non violerà nessuna libertà, ma ripristinerà la sicurezza e combatterà il terrorismo”. Saleh ha inoltre affermato che la missione delle Nazioni Unite in Libia, così come il governo rivale, guidato dal premier Fayez Serraj, sono stati controllati da gruppi armati e non sono riusciti a cacciare tali gruppi dalla capitale. L’uomo ha infine promesso alla Libia che, una volta giunta a termine l’operazione militare a Tripoli, si terranno le elezioni nel Paese, a lungo attese e rimandate.

Il governo di Tripoli, da parte sua, acconsentirà a dichiarare una tregua solamente se le truppe dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) faranno retromarcia e torneranno nella Libia orientale, ha annunciato un portavoce, Mohanad Younes.

I commenti di Saleh fanno seguito a un raid aereo delle forze di Tobruk, avvenuto il 12 aprile. In tale occasioe, un aereo da guerra delle forze fedeli al generale Haftar ha effettuato un attacco nei pressi della città di Zuara, in un’aerea dove sono presenti alcune strutture dell’azienda italiana Eni.

Intanto, secondo quanto riferito da alcuni ufficiali dell’esercito di Tobruk, le forze leali ad Haftar si sono iniziate a mobilitare spostando un contingente verso i porti petroliferi di Es Sider e Ras Lanuf, nella preparazione di un attacco.
Secondo le stime dell’Onu, l’ultima battaglia, avvenuta venerdì 12 aprile, ha causato la morte di 75 persone, di cui la maggior parte erano combattenti, ma tra le vittime si annoverano 17 civili e altri 323 sono rimasti feriti.

Haftar gode del sostegno dell’Egitto e degli Emirati Arabi Uniti, che lo vedono come un baluardo contro la minaccia islamista e che lo hanno supportato anche militarmente, secondo alcuni rapporti stilati dall’Onu. Tuttavia, gli Emirati Arabi hanno fatto eco alle potenze occidentali nell’espressione di timori circa i recenti combattimenti vicino Tripoli. Il generale di Tobruk ha dato inizio a una marcia verso la capitale del Paese nella giornata di giovedì 4 aprile; il giorno successivo, venerdì 5 aprile, le forze di sicurezza libiche fedeli al governo di Tripoli hanno arrestato e imprigionato 145 soldati delle milizie del generale Haftar. L’offensiva rappresenta una battuta d’arresto per le Nazioni Unite e per i Paesi occidentali, che hanno cercato di mediare tra Serraj e Haftar, e che si erano incontrati ad Abu Dhabi il mese scorso, per discutere di un accordo di condivisione del potere tra i due leader.

Attualmente, nel Paese nord-africano, il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. Dopo una campagna militare nel Sud della Libia, Haftar ha diretto le sue forze contro Tripoli, il 4 aprile, in una mossa che sta destabilizzando ulteriormente il precario equilibrio del Paese. I combattimenti a Tripoli tra l’Esercito Nazionale Libico (LNA), di Khalifa Haftar, e le truppe del Governo di Accordo Nazionale (GNA), capeggiato da al-Serraj, hanno causato la morte di almeno 56 persone e hanno costretto 8.000 individui a fuggire dalle loro case, secondo le stime fornite dalle Nazioni Unite. 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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