Egitto: presidente Al-Sisi incontra generale libico Haftar

Pubblicato il 14 aprile 2019 alle 19:01 in Egitto Libia

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Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha incontrato il generale libico Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk, al Cairo, domenica 14 aprile.

La presidenza del Paese ha pubblicato diverse foto in cui sono ritratti Haftar, in completo blu, e Al-Sisi, mentre conversano seduti l’uno affianco all’altro, alla presenza del capo dell’intelligence egiziano,  Abbas Kamel. Il gabinetto presidenziale ha in seguito pubblicato un comunicato in cui, seppur non facendo menzione diretta dell’offensiva che Haftar sta conducendo alla volta di Tripoli, capitale del governo libico riconosciuto internazionalmente e dalle Nazioni Unite, conferma il sostegno dell’Egitto nel quadro degli “sforzi volti a combattere il terrorismo, i gruppi estremisti e le milizie per raggiungere la sicurezza e la stabilità per il bene dei cittadini libici”.

Il giorno precedente, sabato 13 aprile, Aguila Saleh, presidente della Camera dei Rappresentanti del governo della Libia orientale, aveva usato gli stessi termini di “miliziani e gruppi terroristici” per riferirsi alle forze alleate al governo tripolino della Libia occidentale, il quale si appoggia sul sostegno di numerosi gruppi armati, in un discorso in cui comunicava che le forze di Haftar non si sarebbero fermate, ma avrebbero continuato la loro avanzata verso Tripoli per “sbarazzarsi” dei gruppi nominati.

Domenica 14 aprile era il giorno in cui le Nazioni Unite avevano sperato di poter avviare una Conferenza Nazionale, inizialmente prevista tra il 14 e il 16 aprile nella città di Gadames, nella Libia occidentale. In tale circostanza, l’Onu intendeva discutere la via da intraprendere in vista di future elezioni nel Paese, atte a permettere un processo che potesse portare la nazione alla stabilità politica. “La nostra posizione non cambierà”, ha twittato l’inviato dell’Onu, Ghassan Salame, aggiungendo: “Avete imparato cos’è e avete avuto un assaggio della guerra. Non importa quanto si possa diventare ostinati, non esiste soluzione se non quella politica”.

Nel corso della medesima giornata, sul fronte di battaglia, a pochi chilometri dalla capitale del governo del premier Fayez al-Serraj, la situazione è rimasta prevalentemente tranquilla durante la mattinata, mentre nel pomeriggio alcune fonti militari hanno riferito che un aereo da guerra della Libia orientale si è schiantato a Tripoli sud. Non sono ancora disponibili ulteriori dettagli in merito alla dinamica.

L’Egitto ha legami molto stretti con Haftar, il cui Esercito Nazionale Libico (LNA) controlla l’est del Paese. Tuttavia, sia l’Egitto sia gli Emirati Arabi Uniti sostengono pubblicamente gli sforzi di pace in Libia guidati dall’Onu. Haftar è visto da ambo i Paesi come un baluardo contro la minaccia islamista, al punto che i due Stati lo hanno supportato anche militarmente, secondo alcuni rapporti stilati dall’Onu. Tuttavia, gli Emirati Arabi hanno fatto eco alle potenze occidentali nell’espressione di timori circa i recenti combattimenti vicino Tripoli. Il generale di Tobruk ha dato inizio a una marcia verso la capitale del Paese nella giornata di giovedì 4 aprile; il giorno successivo, venerdì 5 aprile, le forze di sicurezza libiche fedeli al governo di Tripoli hanno arrestato e imprigionato 145 soldati delle milizie del generale Haftar. L’offensiva rappresenta una battuta d’arresto per le Nazioni Unite e per i Paesi occidentali, che hanno cercato di mediare tra Serraj e Haftar, e che si erano incontrati ad Abu Dhabi il mese scorso, per discutere di un accordo di condivisione del potere tra i due leader.

Attualmente, nel Paese nord-africano, il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. Dopo una campagna militare nel Sud della Libia, Haftar ha diretto le sue forze contro Tripoli, il 4 aprile, in una mossa che sta destabilizzando ulteriormente il precario equilibrio del Paese. I combattimenti a Tripoli tra l’Esercito Nazionale Libico (LNA), di Khalifa Haftar, e le truppe del Governo di Accordo Nazionale (GNA), capeggiato da al-Serraj, hanno causato la morte di almeno 56 persone e hanno costretto 8.000 individui a fuggire dalle loro case, secondo le stime fornite dalle Nazioni Unite. 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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