Belt and Road: le preoccupazioni del Sud-Est Asiatico

Pubblicato il 14 aprile 2019 alle 12:55 in Asia Cina

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L’influenza della Cina nel Sud-Est Asiatico è stata storicamente sempre molto forte e oggi lo è ancora di più con l’implementazione dei progetti che ricadono sotto l’egida dell’iniziativa Belt and Road. L’iniziativa fiore all’occhiello della politica estera del presidente cinese Xi Jinping inizia, però, a suscitare le preoccupazioni dei Paesi del Sud-Est Asiatico che temono che i progetti di cooperazione che Pechino sta realizzando nella regione portino con sé anche le mire strategiche del governo cinese.

L’iniziativa Belt and Road, anche nota come “Nuove Vie della Seta”, mira a realizzare una lunga serie di progetti infrastrutturali e di investimento volti a ricreare quella rete di connessioni tra Cina e Eurasia che caratterizzavano le rotte dell’antica Via della Seta, per terra e per mare e ad andare oltre estendendo la portata dei progetti di cooperazione anche all’Africa e all’America Latina. Da quando è stata lanciata dal presidente Xi Jinping nel 2013, la Belt and Road è partita proprio dai progetti di cooperazione nei Paesi più geograficamente vicini alla Cina: quelli del Sud-Est Asiatico.

Si tratta di una regione in cui la cooperazione economica con la Cina non è una novità apportata dal Belt and Road, ma in cui l’influenza di Pechino è stata sempre forte al punto tale da spingere i Paesi della regione a unirsi nella Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) proprio per far fronte alla imponente presenza della Cina.

Nei confronti del Belt and Road, i Paesi del Sud-Est Asiatico si sono posti positivamente fin dall’inizio in quanto hanno visto nei progetti infrastrutturali dell’iniziativa un modo per soddisfare le loro necessità sia a livello di sviluppo economico che di costruzione di infrastrutture. Dal 2013, quindi, gli investimenti cinesi nella regione sono cresciuti molto non sono in ambito di progetti ingegneristici infrastrutturali, ma anche in ambito di manifattura, agricoltura e servizi e hanno visto un ulteriore consolidamento della presenza cinese nella regione.

La differenza che il Belt and Road pone rispetto alla cooperazione economica del passato è che si tratta di un macro-progetto strategico voluto dal presidente Xi Jinping proprio per riaffermare il ruolo di “grande potenza” della Cina sullo scenario internazionale. I progetti infrastrutturali sotto l’egida del Belt and Road portano sempre con sé le mire strategiche della nuova politica estera cinese. Questa è la sensazione che si sta diffondendo tra i Paesi del Sud-Est Asiatico e con essa si stanno diffondendo diverse preoccupazioni nei governi di quest’ultimi.

La prima preoccupazione riguarda la natura bilaterale di tutti gli accordi di cooperazione siglati sotto l’egida del Belt and Road, poiché questo rischia di mettere sempre più in secondo piano il ruolo di aggregatore dell’ASEAN come organismo centrale per la cooperazione regionale e trasformare lo scenario del Sud-Est Asiatico in uno caratterizzato da un processo di integrazione economica guidato dalla Cina.

La seconda preoccupazione riguarda quella che è stata definita dai critici del Belt and Road, Stati Uniti in primis, la “trappola del debito”. Tale teoria afferma che gli investimenti cinesi nei progetti strategici possano portare a una perdita graduale di sovranità e di autonomia dei Paesi che collaborano con la Cina e di indebitamento basato su contratti poco chiari. Pechino, ad esempio, è accusata di aver usato lo sviluppo economico come scusa per garantirsi diritti di accesso alle basi navali di Paesi costieri come il Myanmar, il Pakistan e lo Sri Lanka.

La terza preoccupazione dei Paesi del Sud-Est Asiatico, soprattutto di quelli che hanno in corso dispute territoriali e marittime con la Cina nel Mar Cinese Meridionale (come, ad esempio Vietnam, Malesia e Filippine) temono che una sempre maggiore dipendenza delle loro economie per i maggiori progetti infrastrutturali dagli investimenti cinesi possa portare con sé implicazioni per la loro sicurezza nazionale. Per la Cina, che rivendica la sovranità su gran parte delle acque del Mar Cinese Meridionale, le dispute con gli altri Paesi che vi si affacciano sono state finora un freno allo sviluppo di alcune rotte della Via della Seta Marittima del XXI Secolo.

La quarta preoccupazione riguarda la chiamata da parte della Cina nei confronti dei gruppi cinesi della diaspora residenti in numeri importanti nei Paesi del Sud-Est Asiatico, soprattutto Malesia, Indonesia e Singapore a prendere parte attiva al Belt and Road.

Di fronte a tali preoccupazioni, Pechino ha più volte ribadito che l’iniziativa Belt and Road non ha fini strategici geopolitici ed è, anzi, basata sul mutuo interesse e sulla volontà del governo cinese di costruire un “destino comune per tutta l’umanità”. Nonostante le rassicurazioni della Cina, però, i Paesi del Sud-Est Asiatico guardano ora con preoccupazione a un potenziale nuovo ordine regionale sinocentrico, secondo l’analisi di Xue Gong, ricercatore di Singapore su The Pacific Review.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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