Salvini alla ricerca di una coalizione populista in Europa

Pubblicato il 13 aprile 2019 alle 6:00 in Approfondimenti Europa Italia

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A poco più di un mese dalle elezioni europee, i sondaggi indicano una crescita progressiva dei partiti di estrema destra, contrari all’immigrazione e ostili a una maggiore integrazione europea. Anche se è poco probabile che queste forze politiche prendano il controllo dell’Unione Europea, è prevedibile che la loro ascesa intensificherà le tensioni esistenti con le forze europeiste. Salvini ha sottolineato più volte che una forte alleanza di estrema destra a livello europeo porterebbe alla fine dell’egemonia francese e tedesca sull’Unione.

Al momento, i gruppi populisti del Parlamento europeo sono tre. Il primo, Europa delle Nazioni e delle Libertà (ENF), comprende la Lega Nord di Salvini, il partito francese Raggruppamento Nazionale (RN) di Marine Le Pen, il Partito della Libertà Austriaco (FPO) di Heinz-Christian Strache, e il Partito per la Libertà olandese (PVV) di Geert Wilders. Il secondo gruppo, Conservatori e Riformasti Europei (ECRG), è formato dal Partito Popolare Danese (DF) di Kristian Thulesen Dahl e da Veri Finlandesi (PF) di Jussi Halla-aho. Il terzo gruppo, Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (EFDD), comprende Alternativa per la Germania (AfD) di Jorg Meuthen e il Partito Brexit di Nigel Farage.

L’8 aprile, Salvini ha presieduto a Milano la conferenza internazionale “Verso l’Europa del Buonsenso”, a cui hanno partecipato Meuthen, il rappresentante di Veri Finlandesi Olli Kotro e Anders Vistisen del Partito Popolare Danese. Nell’occasione, Salvini ha annunciato la creazione di una coalizione populista, che ambisce a diventare il principale gruppo in seno al Parlamento europeo con le elezioni del 23-26 maggio. “Il nostro obiettivo è cambiare le regole dell’Europa”, ha dichiarato Salvini, spiegando che le priorità dei quattro partiti sono rafforzare i confini europei, ridurre a zero l’immigrazione irregolare e riconquistare la sovranità nazionale sottratta da Bruxelles. Il fine ultimo dell’alleanza, hanno precisato i partecipanti alla conferenza, è riformare l’Unione Europea senza distruggerla, diminuendo la burocrazia e accrescendo il potere delle singole nazioni.

In vista del voto di maggio, la nuova coalizione mira ad attrarre gli altri partiti populisti europei. Marine Le Pen, seppur non presente alla conferenza, ha espresso il proprio consenso all’iniziativa su Twitter, dichiarando di essere pronta a vincere le prossime elezioni europee al fianco di Salvini. Tuttavia, come nota il New York Times, “non è ancora chiaro quanto sarà popolosa la nuova alleanza populista”. Oltre a Le Penn, un altro assente alla conferenza è stato il premier ungherese, Viktor Orban, noto per le sue posizioni anti-migranti. Il suo partito Fidesz appartiene al gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE), alleanza di centro-destra ed europeista che, secondo i sondaggi di Politico, dovrebbe ottenere 177 seggi alle prossime elezioni. I sondaggi del Parlamento europeo, invece, sostengono che il PPE otterrà 188 seggi. Il desiderio di Salvini è che la nuova coalizione sia formata da partiti populisti di ogni Stato membro dell’UE, così da costituire un blocco compatto. 

Un possibile alleato potrebbe essere il partito di estrema destra spagnolo Vox che, lo scorso dicembre, ha ottenuto 400.000 voti alle elezioni regionali in Andalusia. Tale risultato ha permesso a Vox di avere 12 dei 102 seggi nel Parlamento di Madrid assegnati alla regione autonoma. Si è trattato della prima volta in cui un partito di estrema destra, dall’epoca di Franco, ha ottenuto seggi nel Parlamento spagnolo. Fino a quel momento, in Europa, la Spagna era stata considerata immune all’ascesa dei populisti e dell’estrema destra. Nel marzo 2017, il sito dell’organizzazione indipendente statunitense National Public Radio (NPR) aveva dichiarato che, diversamente dal resto dell’Europa, l’estrema destra in Spagna rimaneva ai margini della politica nazionale.

Nato nel 2014, Vox è stato fondato dal 42enne ex parlamentare Santiago Abascal, il quale ha giustificato la propria entrata in politica con l’umiliazione subita dalla sua famiglia per mano dell’ETA, organizzazione terroristica basca attiva in Spagna dalla fine degli anni Cinquanta fino al maggio 2018. Soprannominato “il Trump della Spagna”, Abascal è divenuto noto per il suo fervore nazionalista e la sua retorica anti-islamica. Il manifesto di Vox comprende un programma anti-immigrati e xenofobo tipico dei partiti di estrema destra europei, che esorta alla deportazione o all’espulsione dei migranti irregolari, alla costruzione di muri presso i confini esterni e al bando delle moschee e all’insegnamento dell’Islam nelle scuole. Secondo Bloomberg, che cita i sondaggi del quotidiano conservatore spagnolo El Mundo, alle prossime elezioni Vox potrebbe ottenere ben 45 dei 350 seggi totali del Parlamento spagnolo, cifra sufficiente a farlo diventare un attore chiave della politica nazionale.

L’annuncio della nuova coalizione populista ha provocato la reazione di molti, che accusano la Lega e gli altri partiti di estremismo. Per tutta risposta, Salvini ha negato qualsiasi legame con il fascismo e il nazismo, precisando che tutti i partiti populisti europei, oltre a conoscere la storia, sono stanchi del dibattito sulle divisioni destra/sinistra e fascisti/comunisti che, a loro avviso, sono ormai concetti superati. Le accuse sono arrivate anche dal partner della coalizione governativa italiana, Luigi Di Maio, il quale si è detto preoccupato dell’alleanza della Lega Nord con partiti europei che negano l’Olocausto.

Di Maio ha manifestato tale preoccupazione in una lettera aperta al Correrie della Sera, in cui ha spiegato che, secondo lui, è paradossale che Salvini stia cercando un’alleanza con Paesi che si sono sempre rifiutati di accettare la redistribuzione dei migranti giunti in Italia. Nello specifico, Di Maio ha fatto riferimento a Orban, il quale si è sempre opposto all’accoglienza degli stranieri per dare aiuto all’Italia nella gestione del fenomeno migratorio. L’Ungheria fa parte del cosiddetto Gruppo Visegrad, composto da Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, i quali sono fautori della chiusura delle frontiere europee.

Alto Analytics sta conducendo un progetto di analisi per cercare di comprendere il dibattito pubblico e identificare i tentativi di accrescere la polarizzazione sociale e la radicalizzazione in Europa, in vista del voto di maggio. Una delle evidenze riscontrate finora è che i seguaci dei partiti nazionalisti e di estrema destra stanno utilizzando in maniera inappropriata le piattaforme social, come Facebook e Twitter, per diffondere messaggi euro-scettici e anti-migranti. In Spagna, ad esempio, il dibattito sociale e politico si è rivelato molto polarizzato, con i sostenitori del partito Vox che risultano essere i più attivi nel web. In particolare, i loro attacchi si rivolgono al governo spagnolo, al partito di sinistra Podemos, agli immigrati, alle tasse e al terrorismo. Con riferimento specifico all’Italia, Alto Analytics ha osservato che, sia il dibattito pubblico sia nel web, sono caratterizzati da riferimenti a Salvini che, più di ogni altro politico, è al centro dei discorsi degli italiani. Dall’analisi delle menzioni generali dei partiti è emerso che il 45% di esse si riferisce alla Lega e ai suoi membri, il 36% al Movimento 5 Stelle, il 9% al PD, il 6% a Forza Italia e il 4% a Fratelli d’Italia. Riguardo ai temi maggiormente dibattuti, il dialogo sull’anti-immigrazione è emerso nel 28% dei casi.

Nonostante la crescita del populismo e dell’estrema destra in Europa sia ormai evidente, è difficile che questi partiti riusciranno ad adottare una linea comune. Le differenze tra di loro sono significative, motivo per cui la ricerca di un punto di incontro si sta rivelando difficoltosa. Al di là di alcuni tratti comuni, come la retorica anti-immigrati, le forze politiche populiste differiscono per diversi aspetti e hanno posizioni e opinioni diverse in merito a numerose questioni. La scelta di avere maggiori legami economici e politici con la Russia, ad esempio, è una politica favorita da Salvini e Le Pen, ma osteggiata dal leader del partito di destra al governo in Polonia, Jarosław Kaczyński. La possibilità che le differenze di vedute possano ostacolare la formazione di un unico blocco europeo è stata evidenziata da Meuthen, secondo cui i contrasti personali potrebbero impedire la creazione di un’alleanza patriottica pan-europea.

Il leader che si è schierato maggiormente contro il Populismo è Macron, il quale si sta battendo a gran voce per riformare l’UE al fine di renderla più integrata e tollerante. In seguito a un incontro tra Salvini e Orban, avvenuto il 28 agosto 2018 a Milano, Macron aveva affermato che le forze populiste europee avrebbero fatto bene a considerarlo il loro principale oppositore. Il 4 marzo, Macron ha esortato tutti i cittadini europei a respingere i “mercanti della rabbia” di destra e ad abbracciare un “rinascimento europeo”.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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