Tripoli: Haftar non riesce ad avanzare, Serraj cattura 200 ostaggi

Pubblicato il 12 aprile 2019 alle 11:00 in Africa Libia

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L’offensiva del generale Haftar contro Tripoli è in una fase di stallo, nella periferia meridionale della capitale. Le forze fedeli al governo tripolino di al-Serraj stanno opponendo una forte resistenza e hanno dichiarato di aver preso in ostaggio circa 200 uomini della fazione rivale.

I combattimenti a Tripoli tra l’Esercito Nazionale Libico (LNA), di Khalifa Haftar, e le truppe del Governo di Accordo Nazionale (GNA), capeggiato da al-Serraj, hanno causato la morte di almeno 56 persone e hanno costretto 8.000 individui a fuggire dalle loro case. Ad una settimana dall’inizio dell’assalto di Haftar contro la capitale libica, tali stime sul numero di vittime sono state fornite dalle Nazioni Unite. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, nell’area intorno all’aeroporto internazionale di Tripoli e nel distretto di Ain Zara, si sentono ancora rumori di colpi di arma da fuoco e di combattimenti. Tuttavia, alcuni giornalisti presenti sul territorio affermano che l’LNA si è bloccato nella periferia meridionale di Tripoli, a circa 11 miglia dal centro della città. In questa situazione, circa 200 soldati delle forze di Haftar sono stati presi in ostaggio, durante i combattimenti, secondo quanto riporta il governo tripolino. Di questi prigionieri, 116 sono stati catturati a Zawiya, una città a ovest di Tripoli, e altri 75 a Ain Zara, nella periferia meridionale della capitale, secondo quanto hanno riferito alcuni funzionari governativi. I reporter di Reuters hanno visto alcuni di questi prigionieri e riferiscono che si tratta, per lo più, di ragazzi giovani, alcuni vestiti con abiti civili, che si trovavano seduti sul pavimento di una prigione. Alcuni di questi stavano con i visi rivolti verso il muro. 

Nella giornata di giovedì 11 aprile, numerose famiglie di civili che vivono nella parte meridionale della città, interessata dai combattimenti, sono stati trasferiti all’interno di alcune scuole, dove si spera che siano più al sicuro. Gli operatori della Mezzaluna Rossa si occupano di rifornire le scuole di viveri, mentre i combattimenti infuriano nel Sud della città. Attualmente, nel Paese nord-africano, il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. Dopo una campagna militare nel Sud della Libia, Haftar ha diretto le sue forze contro Tripoli, il 4 aprile, in una mossa che sta destabilizzando ulteriormente il precario equilibrio del Paese. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, la Francia, che ha stretti legami con Haftar, ha affermato di non avere ricevuto alcun preavviso dell’offensiva su Tripoli. Parigi ha stretto rapporti con Haftar sotto il governo dell’ex presidente, Francois Hollande, e grazie alle politiche portate avanti dal suo ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Quando l’attuale presidente francese, Emmanuel Macron, ha nominato Le Drian come suo ministro degli Esteri, la Francia ha aumentato il sostegno a Haftar, in stretto allineamento con l’Egitto e con gli Emirati Arabi Uniti. La posizione di Macron ha creato tensioni con l’Italia, che, da parte sua, ha cercato di assumere un ruolo di primo piano nel processo di pace per mettere fine alle instabilità della sua ex colonia, in accordo con le Nazioni Unite. Entrambi i Paesi europei sono coinvolti nello sfruttamento delle risorse energetiche della Libia. 

Già il 9 aprile, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, aveva accusato la Francia di intervenire in Libia unicamente per servire i propri interessi. Nel pomeriggio dell’11 aprile, il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha svolto una informativa urgente sui recenti sviluppi della situazione in Libia. Lo stesso giorno, il ministro dell’Interno, Salvini, ha rilasciato dichiarazioni molto dure sul ruolo francese nel Paese nord-africano e su una possibile reazione italiana. L’agenzia di stampa Reuters ha avuto accesso ad una bozza di un documento europeo, bloccato dalla Francia, in cui si intendeva condannare unanimemente l’assalto su Tripoli del generale Haftar, uomo forte del governo di Tobruk. A tale proposito, è intervenuto Salvini che, in una trasmissione radio, ha dichiarato: “Se ci fossero interessi economici, dietro al caos in Libia, se la Francia avesse bloccato un’iniziativa europea per portare la pace, se fosse vero, non starò a guardare. Anche perché le conseguenze le pagherebbero gli italiani. Se qualcuno per business gioca a fare la guerra, con me ha trovato il ministro sbagliato”. Sulla situazione è intervenuto anche il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, con un tono più moderato: “Sulla Libia non servono prove di forza o altro. È inutile che qualcuno faccia il duro o dica ‘ci penso io’, questo governo l’unica cosa che deve fare è tenere in sicurezza l’Italia, le sue aziende e il mediterraneo, supportando il piano delle Nazioni Unite. Escludiamo del tutto ogni possibile intervento miliare dell’Italia in Libia, né oggi né mai e né oggi né mai sosterremo possibili interventi di altri Paesi. Non ripeteremo gli errori del passato. Una Libia bis non la vogliamo”.

Secondo l’ONU, la situazione relativa alla sicurezza a Tripoli e nelle periferie rimane più che mai “instabile”, con continui scontri armati nelle zone di Wadi al-Rabie, Qasr Ben Gashir e Ain Zara. Numerosi attacchi aerei sono stati riportati anche nell’area di Souq alKhamis e al-Shwayrif. L’ultimo report dell’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari in Libia (OCHA) delle Nazioni Unite riferisce, inoltre, che “prevalgono gravi preoccupazioni in materia di protezione dei civili, dal momento che l’escalation della violenza sta aumentando. Molti locali, profughi e migranti, attualmente detenuti in Libia, non sono in grado di fuggire e rischiano di essere coinvolti nelle violenze, a causa della loro vicinanza al cuore del conflitto”. Il rapporto dell’OCHA aggiunge, inoltre, che “più di 500.000 bambini che vivono a Tripoli sono a rischio immediato e altre decine di migliaia, in altre aree, potrebbero essere potenzialmente interessati dalle violenze”. Inoltre, secondo molti diplomatici, il caos a Tripoli sta tenendo occupate le forze di sicurezza libiche in tale area del Paese, lasciando scoperto il resto del territorio nazionale, soprattutto le zone meridionali e centrali, dove i gruppi terroristici e armati sono tornati a colpire. Il 9 aprile, i militanti dell’ISIS hanno attaccato la città libica di al-Fuqaha, situata nel distretto centrale di Giofra, nel deserto, a circa 600 km da Tripoli. 

 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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