Sudan: i manifestanti protestano contro il Consiglio militare transitorio

Pubblicato il 12 aprile 2019 alle 14:55 in Africa Sudan

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I manifestanti sudanesi, contrari alla presa di potere da parte dell’esercito, a seguito della deposizione dell’ex presidente Omar al-Bashir, hanno sfidato il coprifuoco notturno per continuare le loro proteste, che proseguono nella giornata di venerdì 12 aprile. 

I leader della protesta hanno fortemente criticato la presa di potere da parte dell’esercito sudanese e si sono opposti all’istituzione di un Consiglio militare transitorio, formato dai massimi vertici delle forze armate. Secondo i manifestanti, a governare rimarrebbero sempre le “stesse vecchie facce”. La popolazione sudanese chiede a gran voce che sia un corpo civile a guidare la transizione verso la democrazia. I timori di uno scontro crescono nella giornata di venerdì, in cui i negozi e gli uffici rimangono chiusi per il riposo settimanale e per partecipare alle preghiere in moschea. 

In una dichiarazione, rilasciata giovedì 11 aprile, il generale Awad Ibn Auf, vice presidente e ministro della Difesa, ha riferito che al-Bashir è stato portato in un “luogo sicuro” a seguito del “rovesciamento del regime”. Il generale ha poi annunciato la formazione di un governo militare di transizione, che durerà  due anni. “Le forze armate prenderanno il potere per spianare la strada verso un futuro in cui il popolo sudanese possa vivere in modo dignitoso”. Tale annuncio è arrivato a seguito di un’incursione dell’esercito sudanese nel quartier generale dell’Islamic Movement dell’ex presidente al-Bashir, a Khartoum, avvenuto la mattina dell’11 aprile. Alcune fonti riportano la notizia di carri armati nel centro della città e altre hanno fatto riferimento ad un possibile golpe militare. Numerosi cittadini si sono riversati nelle strade della capitale, per ascoltare le dichiarazioni delle forze armate che hanno confermato la destituzione di al-Bashir e che hanno annunciato due anni di governo militare di transizione.

A seguito della presa di potere da parte dell’esercito in Sudan, Washington ha chiesto “di esercitare moderazione e di lasciare spazio alla partecipazione civile all’interno del governo”. L’Unione europea, da parte sua, ha esortato le forze armate ad effettuare una transizione “rapida” che garantisca il ripristino delle istituzioni civili. L’ultimo primo ministro eletto del Sudan, capo del partito di opposizione “Umma”, Sadiq al-Mahdi, che fu destituito da Bashir con un colpo di stato militare nel 1989, rivolgerà un discorso ai suoi sostenitori, dopo le preghiere del venerdì, in una delle moschee più importanti della città di Omdurman, nello Stato di Khartoum. Da quando è tornato in Sudan, a seguito di un esilio auto-imposto, Mahdi ha stretto forti legami con i leader delle proteste. 

Le manifestazioni sono scoppiate in Sudan il 19 dicembre 2018, nella città centrale di Atbara, in seguito alla decisione del governo di triplicare il prezzo del pane. Rapidamente si sono trasformate in proteste a livello nazionale per chiedere la fine del governo del presidente Omar al-Bashir. Dopo una prima ondata di repressioni, che non è riuscita a mettere fine alle manifestazioni, il 22 febbraio al-Bashir ha imposto lo stato di emergenza, per la durata di un anno, che il Parlamento ha successivamente ridotto a 6 mesi. Il movimento di protesta, considerato dagli analisti come la più grande sfida alla presidenza di al-Bashir, è stato guidato inizialmente dall’Associazione dei professionisti sudanesi (SPA). Da allora, diversi partiti politici hanno appoggiato la causa dei manifestanti e, insieme, hanno formato un gruppo chiamato “Alleanza per la libertà e il cambiamento”, volto ad allargare ed intensificare le manifestazioni.

L’esercito sudanese è intervenuto, lunedì 8 aprile, per proteggere i manifestanti in seguito al tentativo delle forze di sicurezza di Khartoum di interrompere un sit-in di fronte al Ministero della Difesa. I soldati hanno continuato a contrastare le forze di sicurezza statali e le milizie del regime di al-Bashir, anche nei giorni successivi. Nonostante le violenze non abbiano fatto che aumentare e la situazione sia estremamente tesa, i manifestanti hanno continuato a chiedere alla popolazione sudanese di unirsi alle proteste. Il numero di presenti a tali eventi, negli ultimi giorni, è continuato a crescere. Diversi leader dell’opposizione si sono uniti ai manifestanti e si sono posti a capo dei cortei, per chiedere un radicale cambiamento nella politica del Paese. Il ministro degli Interni ha riferito al Parlamento che 6 persone sono state uccise, tra sabato 6 e domenica 7 aprile, durante alcuni scontri nella capitale, mentre una vittima è stata registrata nella regione occidentale del Darfur.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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