Libia: aereo da guerra di Haftar attacca nei pressi delle strutture di Eni

Pubblicato il 12 aprile 2019 alle 17:02 in Italia Libia

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Un aereo da guerra delle forze armate fedeli al generale Haftar ha effettuato un attacco nei pressi della città di Zuara, in un’aerea dove sono presenti alcune strutture dell’azienda italiana Eni. 

La notizia è stata riferita da una fonte militare vicina ad Haftar ed è stata confermata da alcuni residenti della zona. L’attacco aereo è stato effettuato il 12 aprile e aveva come obiettivo un campo militare del governo di Tripoli di al-Serraj. Tale offensiva è la prima a mettere in pericolo una struttura per lo sfruttamento degli idrocarburi, da quando è iniziato l’assalto del generale Haftar contro la capitale libica, otto giorni fa. La città di Zuara si trova ad Ovest della stazione petrolifera e del gasdotto di Mellitah, dove Eni collabora con la compagnia petrolifera statale libica (NOC). L’attacco arriva il giorno dopo una serie di dichiarazioni italiane riguardo un presunto appoggio francese all’offensiva di Haftar contro Tripoli. Entrambi i Paesi europei sono coinvolti nello sfruttamento delle risorse energetiche della Libia. 

Già il 9 aprile, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, aveva accusato la Francia di intervenire in Libia unicamente per servire i propri interessi. Nel pomeriggio dell’11 aprile, il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha svolto una informativa urgente sui recenti sviluppi della situazione in Libia. Lo stesso giorno, il ministro dell’Interno, Salvini, ha rilasciato dichiarazioni molto dure sul ruolo francese nel Paese nord-africano e su una possibile reazione italiana. L’agenzia di stampa Reuters ha avuto accesso ad una bozza di un documento europeo, bloccato dalla Francia, in cui si intendeva condannare unanimemente l’assalto su Tripoli del generale Haftar, uomo forte del governo di Tobruk. A tale proposito, è intervenuto Salvini che, in una trasmissione radio, ha dichiarato: “Se ci fossero interessi economici, dietro al caos in Libia, se la Francia avesse bloccato un’iniziativa europea per portare la pace, se fosse vero, non starò a guardare. Anche perché le conseguenze le pagherebbero gli italiani. Se qualcuno per business gioca a fare la guerra, con me ha trovato il ministro sbagliato”. 

Secondo l’agenzia di stampa Reuters, la Francia, che ha stretti legami con Haftar, ha affermato di non avere ricevuto alcun preavviso dell’offensiva su Tripoli. Parigi ha stretto rapporti con Haftar sotto il governo dell’ex presidente, Francois Hollande, e grazie alle politiche portate avanti dal suo ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Quando l’attuale presidente francese, Emmanuel Macron, ha nominato Le Drian come suo ministro degli Esteri, la Francia ha aumentato il sostegno a Haftar, in stretto allineamento con l’Egitto e con gli Emirati Arabi Uniti. La posizione di Macron ha creato tensioni con l’Italia, che, da parte sua, ha cercato di assumere un ruolo di primo piano nel processo di pace per mettere fine alle instabilità della sua ex colonia, in accordo con le Nazioni Unite. 

Attualmente, nel Paese nord-africano, il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. Dopo una campagna militare nel Sud della Libia, Haftar ha diretto le sue forze contro Tripoli, il 4 aprile, in una mossa che sta destabilizzando ulteriormente il precario equilibrio del Paese. I combattimenti a Tripoli tra l’Esercito Nazionale Libico (LNA), di Khalifa Haftar, e le truppe del Governo di Accordo Nazionale (GNA), capeggiato da al-Serraj, hanno causato la morte di almeno 56 persone e hanno costretto 8.000 individui a fuggire dalle loro case, secondo le stime fornite dalle Nazioni Unite. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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