La Lituania richiama l’ambasciatore a Mosca

Pubblicato il 12 aprile 2019 alle 8:53 in Repubbliche Baltiche Russia

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L’11 aprile il governo della Lituania ha richiamato in patria l’ambasciatore in Russia Ramigijus Motuzas. La mossa si è resa necessaria perché il diplomatico è ritenuto in pericolo a causa dell’indagine sulle tangenti in cambio dei visti e del suo status di testimone chiave nell’inchiesta, secondo quanto riferisce la stampa lituana citando fonti del Ministero degli Esteri.

“Forse è meglio che per qualche tempo Motuzas non si trovi in Russia” – ha comunicato successivamente il Ministero degli Esteri lituano.

Qualche giorno fa, Rimantas Sidlauskas, ambasciatore della Lituania a Mosca dal 2002 al 2008, è stato arrestato con l’accusa di aver intascato una tangente da un cittadino russo che possiede una partecipazione in un’ente di controllo di istituti bancari. La versione lituana dell’agenzia di stampa russa Sputnik ha confermato l’arrestato di Sidlauskas e di altre due persone sospettate di corruzione.

La magistratura lituana ritiene che il diplomatico abbia promesso al cittadino russo di intercedere per suo conto e fare pressioni riguardo l’emissione di un visto valido per l’area Schengen, abusando della sua posizione diplomatica e delle sue conoscenze. L’attuale ambasciatore, Motuzas, ha affermato di non essere a conoscenza dei fatti, ma è considerato un testimone chiave della vicenda.

Il Ministero degli esteri lituano, tuttavia, evita di mettere in relazione il richiamo di Motuzas solo con lo scandalo di compravendita di visti. La diplomazia di Vilnius ha reso noto che l’ambasciatore ha ricevuto minacce dopo il verdetto del tribunale nel caso degli eventi del 13 gennaio 1991.

Dopo la dichiarazione di indipendenza della Lituania nel marzo 1990 e il non riconoscimento da parte dell’URSS, iniziarono proteste di massa, duramente represse da Michail Gorbačëv. All’inizio del 1991 le truppe sovietiche occuparono una serie di siti strategici. La notte del 13 gennaio una colonna di veicoli corazzati sovietici si diresse verso il centro di Vilnius, dove si scontrarono con i manifestanti, in particolare quando le truppe speciali attaccarono la TV lituana; 14 persone rimasero uccise, tredici manifestanti e un militare sovietico; i feriti furono oltre 600.

Lo scorso marzo il Tribunale di Vilnius ha accusato l’ex ministro della difesa dell’URSS Dmitrij Jazov e l’ex agente del KGB Michail Golovatov di “crimini contro l’umanità e crimini di guerra”. Altri 67 russi sono stati condannati perché coinvolti negli eventi del 13 gennaio. Il Ministero degli Esteri della Federazione russa ha definito la sentenza, ventotto anni dopo gli eventi “provocatoria, politicamente motivata e vergognosa”.

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Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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