Cina: nuove piattaforme militari pronte per il Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 12 aprile 2019 alle 11:08 in Asia Cina

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La Cina cambia la sua retorica nel Mar Cinese Meridionale e dichiara una possibile applicazione di piattaforme a uso militare.

Il Ministero della Difesa di Pechino ha reso noto che dispone di nuove piattaforme leggere dotate di sensori remoti che potrebbero essere utilizzate per scopi militari nel Mar Cinese Meridionale al fine di proteggere le operazioni di costruzione di isolotti artificiali e per monitorare le acque contese della regione.

Le nuove piattaforme sono state presentate durante l’edizione 2019 della Fiera Internazionale per la Marina e l’Aerospazio di Langkaw, una delle principali fiere di settore asiatiche che si svolge in Malesia. Si tratta di piattaforme Made in China dall’azienda statale Electronics Technology Group Corporation, specializzata in difesa e prodotti per la sicurezza come sensori e reti per le comunicazioni. Le piattaforme sono di due tipi: una piattaforma galleggiante per le informazioni e una di dimensioni maggiori che può essere installata su un isolotto. Entrambe le piattaforme possono funzionare come snodi all’interno di un sistema di sensori in rete in grado di fornire informazioni multidimensionali sullo stato di un’area, servizi informatici e di sorveglianza. Se le piattaforme potrebbero essere usate per progetti di ricerca marina nel campo del monitoraggio ambientale, del clima e dell’allerta preventiva in caso di tsunami, tuttavia l’uso che la Cina intende farne è probabilmente quello di proteggere e coadiuvare le operazioni di costruzione delle scogliere e degli isolotti soprattutto negli arcipelaghi contesi Spratly e Paracel. Le piattaforme, secondo quanto riportato da The Diplomat, potrebbero avere un ruolo chiave nella difesa degli isolotti e fornire alla Cina una nuova capacità di monitoraggio continuo di eventuali target offshore.

Il Mar Cinese Meridionale è un territorio le cui acque sono contese tra tutti i Paesi che vi si affacciano. In particolare, la Cina rivendica la sovranità della maggior parte dell’area e da diverso tempo ha avviato delle operazioni di costruzione militare sugli isolotti della zona. Si tratta di un tratto di mare particolarmente ricco di risorse minerarie e di giacimenti di gas naturale attraversato anche da molte rotte commerciali che vedono il passaggio di merci per un valore di 3 trilioni di dollari ogni anno. Se la Cina, le Filippine, l’Indonesia, il Vietnam, Taiwan e la Malesia rivendicano ciascuno la sovranità su porzioni di queste acque e sugli arcipelaghi che le compongono, gli Stati Uniti sono presenti nella zona perché interessati a tutelarne lo status di acque internazionali. Le navi e le portaerei della Marina Usa pattugliano spesso la zona e si incontrano e spesso scontrano con le loro controparti cinesi. Pechino continua a ribadire il suo diritto alla sovranità sulle acque adducendo motivazioni storiche, mentre Washington si ostina a presidiare la zona per garantire la libertà di navigazione e difendere i propri interessi commerciali.

Il comportamento della Cina nel Mar Cinese Meridionale – in particolare le sue attività di militarizzazione di diverse isole e isolotti artificiali vicini alle sue coste – viene condannato aspramente dagli Stati Uniti e dagli altri Paesi che si affacciano sulle acque contese. Mentre i Paesi del Sud-Est Asiatico che affacciano sul Mar Cinese Meridionale ne rivendicano, ciascuno, porzioni diverse, gli Usa sono interessati a mantenere lo status quo di acque internazionali del braccio di mare in cui transitano, annualmente, merci per un valore di 3 mila miliardi di dollari.

La Cina, però, sta cercando di mostrarsi come un attore che porta avanti un approccio di dialogo e costruttivo per le dispute sulle acque contese e le visite del presidente Xi Jinping in Brunei e nelle Filippine sono da leggere in questo senso. Secondo il Ministro degli Esteri della Cina, Wang Yi, durante la visita di Xi Jinping, sia le Filippine che il Brunei hanno concordato di voler risolvere le dispute con la Cina attraverso “negoziati amichevoli” e la promozione di cooperazione in ambito marittimo e di volersi impegnare per la conclusione del Codice di Condotta per il Mar Cinese Meridionale che i Paesi membri dell’ASEAN – Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico – stanno redigendo.

L’approccio di Pechino ha due aspetti: da un lato, la Cina promuove la cooperazione per allentare le tensioni, dall’altro, però, minaccia direttamente qualsiasi altro Paese provi a sfruttare le risorse naturali del Mar Cinese Meridionale unilateralmente, come è successo con le attività di perforazione dei fondali portate avanti dal Vietnam.

Le dichiarazioni del Ministero della Difesa cinese in merito alle possibili applicazioni a uso militare delle piattaforme sono un segnale importante per gli equilibri del Mar Cinese Meridionale. Finora, infatti, Pechino ha sempre sostenuto che le sue attività nelle acque contese fossero a scopo civile e finalizzate al sostegno alla navigazione e delle operazioni di ricerca e salvataggio in mare. Anche i fari costruiti dalla Cina sugli isolotti sarebbero stati costruiti a garanzia della sicurezza della navigazione per tutte le imbarcazioni internazionali che si muovono nel Mar Cinese Meridionale, secondo quanto diffuso dai media ufficiali cinesi.

Le nuove piattaforme potrebbero aiutare le flotte della marina e della guardia costiera cinese a controllare meglio le imbarcazioni civili e non presenti nel Mar Cinese Meridionale, poiché, sottolinea Peter Dutton del Naval War College degli Stati Uniti, le unità marittime della Cina non sono numericamente sufficienti per portare avanti operazioni di pattuglia su tutte le acque contese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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