Caso Assange: le ragioni dell’Ecuador

Pubblicato il 12 aprile 2019 alle 12:14 in Ecuador UK

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Il ministro degli esteri dell’Ecuador, José Valencia, ha spiegato i motivi per cui il governo ecuadoriano ha posto termine all’asilo diplomatico di Julian Assange, secondo quanto riferisce il quotidiano locale El Comercio.

Nel suo intervento davanti all’Assemblea Nazionale, accanto alla titolare degli Interni María Paula Romo, il capo della diplomazia ecuadoriana ha spiegato giovedì 11 aprile, le motivazioni che hanno spinto lo Stato a prendere la decisione di ritirare la protezione offerta ad Assange sin dal 2012.

Prima ragione sono le interferenze negli affari interni di altri stati. Secondo Valencia, nei sei anni e 10 mesi in cui ad Assange è stato concesso l’asilo presso l’Ambasciata dell’Ecuador a Londra, questi ha compiuto “innumerevoli atti di interferenza” negli affari interni di altri Stati, “mettendo a repentaglio i rapporti dell’Ecuador con le altre nazioni”.

Secondo motivo, il cattivo comportamento e mancanza di rispetto nei confronti dell’Ecuador. Il ministro ha spiegato che Assange ha “recitato scene inappropriate” all’interno della legazione diplomatica, come guidare uno skateboard dentro l’edificio e maltrattare il personale dell’ambasciata.  Secondo Valencia, Assange e i suoi avvocati hanno “lanciato minacce offensive contro lo Stato”, accusando i funzionari ecuadoriani di “agire sotto la pressione di paesi stranieri”. Valencia ha descritto queste affermazioni come “infamia e calunnia”. Inoltre, denunce e minacce sono state segnalate al personale dell’ambasciata a Londra.

Un’altra ragione presentata da Valencia è la posizione intransigente del Regno Unito sulla concessione di un via d’uscita sicura. Il ministro ha ricordato che la Gran Bretagna non era disposta a concedere ad Assange un passaggio sicuro, per cui sarebbe stato costretto a rimanere “a tempo indeterminato presso l’ambasciata” il che non era sostenibile né per il fondatore Wikileaks né per lo Stato ecuadoriano. La salute di Assange è stata inoltre motivo di preoccupazione. Nei quasi sette anni in cui è rimasto nell’ambasciata, la salute di Julian Assange ha mostrato evidenti segni di usura. Valencia ha detto che la decisione è stata presa al fine di evitare un ulteriore deterioramento dal momento che l’ambasciata non ha mezzi “per prendersi adeguata cura della salute di Assange”.

L’asilo non è uno strumento per eludere la giustizia  – ha affermato ancora Valencia. L’asilo diplomatico non prevede di impedire ad Assange di rispondere alle accuse contro di lui o di comparire dinanzi ai tribunali britannici, inoltre non vi è alcuna richiesta di estradizione vigente. Secondo Valencia, al momento in cui l’Ecuador ha revocato l’asilo diplomatico ad Assange, non vi era alcuna richiesta di estradizione nei confronti del fondatore di Wikileaks ed ha aggiunto che la giustizia del Regno Unito offre garanzie di giusto processo e protezione ai detenuti. Inoltre, l’Ecuador ha ricevuto sufficienti garanzie dal Regno Unito. Valencia ha assicurato che le assicurazioni sono state inviate per iscritto e prevedono che Assange non sarà estradato in un paese in cui potrebbe subire pena di morte, torture o maltrattamenti.

Quanto alla concessione ad Assange della cittadinanza ecuadoriana, Valencia ha sottolineato che vi sono “incoerenze e irregolarità” compiute dall’amministrazione di Rafael Correa. Nel processo di naturalizzazione di Assange, secondo Valencia sono state riscontrate numerose incongruenze, che sono in corso di revisione da parte del tribunale.

Il ministro degli Esteri dell’Ecuador, infine, ha indicato che tra il 2012 e il 2018, l’Ecuador ha stanziato 5.819 milioni di dollari in servizi di sicurezza per Assange e  quasi 400.000 dollari in spese mediche, cibo e lavanderia.

Il ministro dell’Interno, María Paula Romo, ha aggiunto che “il ritiro dell’asilo è un potere sovrano dell’Ecuador ed è anche la conseguenza del ripetuto mancato rispetto delle norme di asilo e di minima civile convivenza” ed ha aggiunto che il governo di Quito ha informazioni secondo cui hacker collegati a Wikileaks “vivono in Ecuador e sono collegati ad azioni che non riguardano solo la sicurezza del paese ma anche altri governi”. 

L’Assemblea nazionale di Quito ha votato una mozione di sostegno alla decisione del governo dopo aver ascoltato la relazione di Romo e Valencia.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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