Algeria: polizia pronta a frenare le proteste nella capitale

Pubblicato il 12 aprile 2019 alle 13:48 in Africa Algeria

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Ad Algeri, diverse pattuglie della polizia sono state dispiegate per contrastare le manifestazioni di venerdì 12 aprile contro l’establishment politico del Paese. Gli organizzatori delle proteste stanno incoraggiando gli algerini ad uscire per le strade delle città a dimostrare di volere un cambiamento politico decisivo. Al momento, la polizia sta presidiando le piazze e controllando tutti i veicoli che entrano nella capitale.

La rabbia cresce soprattutto nei confronti del capo dell’esercito, il generale Ahmed Gaid Salah, il quale, benché determinante per le dimissioni del presidente Abdelaziz Bouteflika, ha successivamente dato tutto il suo appoggio alla nomina di presidente ad interim per il 77enne Abdelkader Bensalah, considerato parte del vecchio regime. Bensalah è stato confermato, il 9 aprile, capo di Stato provvisorio dal Parlamento algerino e ha annunciato che nuove elezioni presidenziali si terranno il 4 luglio.

Le manifestazioni nel Paese nordafricano hanno avuto inizio il 22 febbraio, dopo che il presidente ha annunciato la sua intenzione di candidarsi per un quinto mandato come capo di Stato. Questa mossa era stata sostenuta dal suo partito, il Fronte di liberazione nazionale (NLF) e dai suoi alleati, ma fortemente osteggiata dalla popolazione algerina. Il presidente aveva inizialmente ceduto alle richieste dei manifestanti e aveva annunciato che non avrebbe partecipato alle successive elezioni algerine. Tuttavia, il capo di Stato ha poi fatto un passo indietro e ha dichiarato che sarebbe rimasto alla guida del Paese, fino all’adozione di una nuova Costituzione, estendendo di fatto il suo attuale mandato. La promessa di una riforma costituzionale non è riuscita a placare le centinaia di migliaia di algerini che sono scesi in piazza per quasi cinque settimane, chiedendo le dimissioni immediate del presidente. A seguito della crescita delle proteste, i partiti di opposizione, l’esercito algerino, il partito di Bouteflika e i suoi stessi alleati hanno deciso di supportare i manifestanti e hanno chiesto, a loro volta, le dimissioni del presidente. Tali posizioni non hanno fatto che aumentare l’isolamento del capo di Stato di 82 anni, che è stato raramente visto in pubblico dopo il 2013, anno in cui ha avuto un ictus che ha fortemente peggiorato le sue condizioni di salute. 

A seguito delle dimissioni del presidente, avvenute il 2 aprile, una folla di persone si è radunata per celebrare l’evento ad Algeri. Diverse centinaia di algerini si sono ritrovati di fronte all’ufficio postale, nella notte di martedì 2 aprile. La folla ha mantenuto un comportamento pacifico. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters, la Francia, ex potenza coloniale dell’Algeria, ha subito rilasciato una dichiarazione riguardante tali eventi. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha dichiarato di essere fiducioso che gli algerini continueranno la loro transizione democratica in modo “calmo e responsabile”, a seguito delle dimissioni del presidente Abdelaziz Bouteflika. “Questa è una pagina importante nella storia dell’Algeria che si trasforma”, ha dichiarato il ministro. “Siamo fiduciosi nella capacità di tutti gli algerini di continuare questa transizione democratica con lo stesso spirito di calma e responsabilità”, ha poi aggiunto.

Bouteflika è un veterano della guerra di indipendenza algerina contro la Francia, verificatasi tra il 1954 e il 1962. Dopo la dichiarazione d’indipendenza del Paese, Bouteflika e gli altri veterani hanno dominato la scena politica. Tale élite continua anche oggi a mantenerne il controllo. Nonostante la sua età e la sua salute precaria il presidente sembrava intenzionato a non piegarsi alla volontà delle piazze algerine. Nel 2008, per assicurarsi di rimanere in carica il più a lungo possibile, Bouteflika aveva eliminato le regole costituzionali che limitavano il potere del presidente a due mandati, vincendo poi le elezioni del 2009 con il 90% dei consensi. Molti algerini lo considerano il leader della riconciliazione nazionale successiva alla guerra civile. Alle elezioni del 2014, Bouteflika aveva ottenuto poi l’82% dei voti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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