Salvini sulla Libia: se la Francia gioca a fare la guerra ha trovato il ministro sbagliato

Pubblicato il 11 aprile 2019 alle 17:26 in Francia Italia Libia

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Nel pomeriggio dell’11 aprile, il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha svolto una informativa urgente sui recenti sviluppi della situazione in Libia. Lo stesso giorno, il ministro dell’Interno, Salvini, ha rilasciato dichiarazioni molto dure sul ruolo francese nel Paese nord-africano e su una possibile reazione italiana. 

L’agenzia di stampa Reuters ha avuto accesso ad una bozza di un documento europeo, bloccato dalla Francia, in cui si intendeva condannare unanimemente l’assalto su Tripoli del generale Haftar, uomo forte del governo di Tobruk. A tale proposito, è intervenuto Salvini che, in una trasmissione radio, ha dichiarato: “Se ci fossero interessi economici, dietro al caos in Libia, se la Francia avesse bloccato un’iniziativa europea per portare la pace, se fosse vero, non starò a guardare. Anche perché le conseguenze le pagherebbero gli italiani. Se qualcuno per business gioca a fare la guerra, con me ha trovato il ministro sbagliato”. Sulla situazione è intervenuto anche il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, con un tono più moderato: “Sulla Libia non servono prove di forza o altro. È inutile che qualcuno faccia il duro o dica ‘ci penso io’, questo governo l’unica cosa che deve fare è tenere in sicurezza l’Italia, le sue aziende e il mediterraneo, supportando il piano delle Nazioni Unite. Escludiamo del tutto ogni possibile intervento miliare dell’Italia in Libia, né oggi né mai e né oggi né mai sosterremo possibili interventi di altri Paesi. Non ripeteremo gli errori del passato. Una Libia bis non la vogliamo”.

Attualmente, nel Paese nord-africano, il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. Dopo una campagna militare nel Sud della Libia, Haftar ha diretto le sue forze contro Tripoli, il 4 aprile, in una mossa che sta destabilizzando ulteriormente il precario equilibrio del Paese. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, la Francia, che ha stretti legami con Haftar, ha affermato di non avere ricevuto alcun preavviso dell’offensiva su Tripoli. Parigi ha stretto rapporti con Haftar sotto il governo dell’ex presidente, Francois Hollande, e grazie alle politiche portate avanti dal suo ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Quando l’attuale presidente francese, Emmanuel Macron, ha nominato Le Drian come suo ministro degli Esteri, la Francia ha aumentato il sostegno a Haftar, in stretto allineamento con l’Egitto e con gli Emirati Arabi Uniti. La posizione di Macron ha creato tensioni con l’Italia, che, da parte sua, ha cercato di assumere un ruolo di primo piano nel processo di pace per mettere fine alle instabilità della sua ex colonia, in accordo con le Nazioni Unite. Entrambi i Paesi europei sono coinvolti nello sfruttamento delle risorse energetiche della Libia. 

Già il 9 aprile, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, aveva accusato la Francia di intervenire in Libia unicamente per servire i propri interessi. “Abbiamo sempre detto che Francia e Italia hanno interessi diversi in Libia, tanto che Sarkozy è stato uno forte sostenitore del rovesciamento e dell’uccisione di Muammar Gheddafi, insieme agli americani e agli inglesi”, ha dichiarato Tajani ai media italiani. “La Francia ha commesso un drammatico errore storico e sperava in una presenza più forte in Libia, ma alla fine non è rimasto altro che il caos e ne abbiamo pagato il prezzo, attraverso i continui flussi migratori”, ha aggiunto. Il presidente del Parlamento europeo ha, inoltre, spiegato che ciò che sta accadendo nel Paese nord-africano riflette l’incapacità dell’Italia di gestire la situazione e, ha aggiunto, che questo favorirà ulteriormente l’immigrazione verso l’Europa. Tajani ha sottolineato che qualsiasi nuova guerra civile in Libia costringerà centinaia di migliaia di persone a fuggire e ha avvertito che se non si raggiungerà la stabilità in Libia, ci saranno 2,5 miliardi di africani in Europa entro il 2050. “Se non si fa nulla ora, la situazione diventerà ingestibile”, ha aggiunto, avvertendo che l’Italia e tutta l’Europa saranno i primi a pagarne il prezzo. “Questo è il motivo per cui dobbiamo muoverci ora. L’Italia, purtroppo, non ha ottenuto nulla in Libia”, ha concluso Tajani. 

Anche Conte, durante il pomeriggio dell’11 aprile, ha lungamente trattato il tema del caos libico. Il premier ha dichiarato: “In questi mesi sono stato, e sono in questi stessi giorni ed ore in contatto diretto, con i due principali attori libici, il presidente Serraj e il generale Haftar, con quest’ultimo nelle scorse ore ho avuto un contatto attraverso un suo emissario, così come con gli altri protagonisti del panorama politico interno”. “Il mio sostegno al governo di Accordo nazionale è andato in questi mesi di pari passo con una forte azione di ‘moral suasion’ volta a identificare ogni possibile spazio di intesa politica con gli altri attori”, ha aggiunto il premier. Il premier italiano ha palesato la sua preoccupazione per l’attualità libica e ha riferito che “gli ultimi sviluppi in Libia e in particolare l’escalation militare sono motivo di forte preoccupazione per l’Italia, così come lo sono e devono esserlo anche per tutta l’Europa e per l’intera Comunità internazionale”. “Il succedersi degli scontri e l’aumento dei morti, stimati in alcune centinaia, e di feriti, ma anche degli sfollati, segnalano un concreto rischio di crisi umanitaria che va scongiurato rapidamente. L’emergenza umanitaria, con conseguenze sui flussi migratori, così come il riaffacciarsi dello spettro dell’insorgenza terroristica dimostrato dal recente attentato perpetrato da Daesh a Fuqaha, impongono determinazione e rapidità di azione”, ha dichiarato ancora Conte. “Ho ribadito, e ribadisco ora in quest’aula, il nostro pieno sostegno al Segretario generale delle Nazioni Unite, Guterres, e al suo Rappresentante speciale, Salamé, per riportare le parti al tavolo negoziale e riattivare il processo politico guidato dalle Nazioni Unite, che la Conferenza di Palermo era riuscita a riportare al centro dello sforzo internazionale. Al momento la nostra Ambasciata a Tripoli resta operativa e a pieno regime. Anche il personale militare italiano presente in Libia non è stato evacuato. I nostri interessi sul terreno sono parimenti tutelati”, ha concluso poi il primo ministro. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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