Egitto: autorità bloccano petizione contro emendamenti costituzionali di al-Sisi

Pubblicato il 11 aprile 2019 alle 13:14 in Africa Egitto

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L’Egitto ha bloccato una petizione contro gli emendamenti costituzionali che potrebbero estendere il comando del presidente Abdel Fattah el-Sisi per altri 15 anni. Quasi 60.000 persone hanno firmato la petizione, soprannominata in arabo Batel, ovvero “invalido”, prima che fosse annullata dalle autorità.

La campagna mirava a incentivare gli egiziani a “rivelare cosa pensano veramente degli emendamenti di al-Sisi e del suo governo in generale”, ha dichiarato il leader del Partito liberale Ghad El Thawra, Ayman Nour. “Siamo preoccupati che questi emendamenti costituzionali costituiscano il passo finale verso la trasformazione dell’Egitto in uno Stato completamente autocratico, con violazioni estreme dei diritti umani in tutti gli aspetti della vita”, ha aggiunto l’uomo.

Verso la fine del mese, gli egiziani dovrebbero prendere parte al referendum per estendere la presidenza di al-Sisi oltre la fine del suo secondo mandato, nel 2022. Gli emendamenti costituzionali aumenterebbero anche il ruolo politico dell’esercito e porterebbero il potere giudiziario sotto il controllo del presidente.

L’ONG umanitaria Human Rights Watch ha esortato il Congresso degli Stati Uniti a fare pressioni su al-Sisi in occasione della visita a Washington del presidente egiziano, affermando che il referendum potrebbe “istituzionalizzare l’autoritarismo”. L’incontro di al-Sisi con Trump è visto dagli analisti come un tentativo di legittimare la repressione contro gli attivisti e raccogliere il consenso per le sue proposte costituzionali. Il presidente americano ha ignorato le richieste di ritenere al-Sisi responsabile di gravi violazioni dei diritti umani. Trump ha ricevuto il suo omologo egiziano presso la Casa Bianca, martedì 9 aprile,e lo ha elogiato definendolo “un grande presidente” e “un amico”. Alla domanda se appoggia gli sforzi per consentire ad al-Sisi di rimanere al potere per altri 15 anni, il capo di stato americano ha risposto ai giornalisti: “Penso che stia facendo un ottimo lavoro. Non so dello sforzo, ma posso dirvi che sta facendo un ottimo lavoro…un grande presidente”. Durante la conferenza stampa, il presidente americano non ha menzionato la questione dei diritti umani. 

Da quando il presidente Abdel Fattah al-Sisi è salito al potere, l’8 giugno 2014, il suo governo ha mostrato il pugno di ferro, vietando le proteste non autorizzate e imprigionando migliaia di persone per reprimere massicciamente ogni forma di dissenso. L’ex capo dell’esercito ha condotto, durante tutto il suo mandato, un’ampia repressione che ha travolto islamisti e oppositori liberali. Almeno 60.000 persone sono state incarcerate, secondo i dati riportati dall’ONG Human Rights Watch. Al-Sisi ha negato di detenere prigionieri politici e i suoi sostenitori sostengono che le misure introdotte sono state necessarie per stabilizzare l’Egitto dopo la rivolta del 2011.

Dalla cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, avvenuta il 3 luglio 2013, le autorità egiziane hanno iniziato a lanciare una dura repressione contro la Fratellanza Musulmana, dichiarata organizzazione terroristica nel dicembre 2013, e contro tutti gli oppositori politici. Nel maggio 2018, l’Unione Europea aveva condannato l’Egitto per l’aumento del numero di arresti di attivisti anti-governativi dalle elezioni del 26 marzo 2018, quando al-Sisi si è riconfermato presidente del Paese. Le organizzazioni per i diritti umani e gli attivisti politici hanno costantemente accusato al-Sisi di violare le libertà civili e reprimere gli oppositori al suo governo. Secondo diversi gruppi umanitari, la repressione dell’esercito contro i sostenitori di Morsi ha provocato la morte di oltre 1.400 persone. Inoltre, dall’ascesa di al-Sisi, sono state effettuate circa 200 condanne a morte in processi di massa.

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Chiara Gentili

di Redazione

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