Caos e violenza in Libia: notti di intensi combattimenti a Tripoli

Pubblicato il 11 aprile 2019 alle 11:05 in Africa Libia

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I residenti della capitale riferiscono che le notti di Tripoli continuano ad essere sconvolte da intensi combattimenti, a seguito di giornate in cui le forze armate di entrambe le fazioni consolidano le proprie posizioni. Il suono di esplosioni e spari arriva dalle periferie, a circa 20 km dal centro della città, e dall’area nei pressi dell’Aeroporto Internazionale della capitale libica. 

Secondo il quotidiano locale, Libya Herald, i progressi dell’assedio di Tripoli risultano difficili da seguire. Le ultime informazioni fornite dalle due opposte fazioni si limitano a foto e filmati, che mostrano aree presumibilmente sotto controllo di una delle parti e personale armato schierato in prima linea. In una conferenza stampa, il portavoce dell’esercito libico di Faiez Serraj, il colonnello Mohamed Gnunu, ha riferito che le forze fedeli al governo di al-Serraj “continuano a muoversi contro gli aggressori, per costringerli a ritirarsi da Tripoli”, e che “hanno continuato a riportare vittorie che portano verso l’obiettivo principale: rispondere agli aggressori, ripulire tutte le città libiche dai criminali guidati da Khalifa Haftar e affrontare gli invasori nella città di Tripoli per costringerli a ritirarsi”. Parlando dal Media Center della capitale e con l’aiuto di una mappa, Gnunu ha comunicato che le forze fedeli al governo tripolino avevano preso il “controllo” dell’area di Wadi Rabea, del ponte di Soug Al-Ahad, che si trova 27 km ad Ovest di Tripoli, e dell’aeroporto internazionale della capitale. Il colonnello ha poi aggiunto che è in atto un monitoraggio dei movimenti delle forze armate “degli aggressori” nelle aree del Souq Al-Khamis, Al-Aziziya e Bir Al-Alem.

In tale contesto si inserisce il Situation Report dell’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari in Libia (OCHA) delle Nazioni Unite. Secondo tale documento, “un’ulteriore escalation delle violenze, dentro e nei pressi di Tripoli, ha portato un forte aumento degli sfollati, con 1.675 persone che riportano di aver lasciato le proprie abitazioni, nelle ultime 24 ore”. “Questo porta il totale di sfollati interni a raggiungere i 4.500 individui, con le previsioni che danno tali cifre in crescita, se la violenza dovesse continuare a prevalere”, si legge nel report. La situazione, secondo l’OCHA, risulta particolarmente preoccupante a causa dello “sproporzionato e indiscriminato utilizzo di armi esplosive in aree urbane intensamente abitate”. Le Nazioni Unite fanno, quindi, appello a tutte le parti affinché si tenti di proteggere le strutture civili, come scuole, ospedali, acquedotti, centrali energetiche e depositi di aiuti umanitari. La comunità internazionale è particolarmente allarmata dal fatto che i servizi di emergenza spesso non riescono a raggiungere i civili che lanciano richieste di aiuto, dopo essere stati colpiti dall’offensiva di una delle due parti. 

Secondo l’ONU, la situazione relativa alla sicurezza a Tripoli e nelle periferie rimane più che mai “instabile”, con continui scontri armati nelle zone di Wadi al-Rabie, Qasr Ben Gashir e Ain Zara. Numerosi attacchi aerei sono stati riportati anche nell’area di Souq alKhamis e al-Shwayrif. Il report delle Nazioni Unite riferisce, inoltre, che “prevalgono gravi preoccupazioni in materia di protezione dei civili, dal momento che l’escalation della violenza sta aumentando. Molti locali, profughi e migranti, attualmente detenuti in Libia, non sono in grado di fuggire e rischiano di essere coinvolti nelle violenze, a causa della loro vicinanza al cuore del conflitto”. Il rapporto dell’OCHA aggiunge, inoltre, che “più di 500.000 bambini che vivono a Tripoli sono a rischio immediato e altre decine di migliaia, in altre aree, potrebbero essere potenzialmente interessati dalle violenze”. Inoltre, secondo molti diplomatici, il caos a Tripoli sta tenendo occupate le forze di sicurezza libiche in tale area del Paese, lasciando scoperto il resto del territorio nazionale, soprattutto le zone meridionali e centrali, dove i gruppi terroristici e armati sono tornati a colpire. Il 9 aprile, i militanti dell’ISIS hanno attaccato la città libica di al-Fuqaha, situata nel distretto centrale di Giofra, nel deserto, a circa 600 km da Tripoli. L’assalto ha causato la morte di almeno 3 persone, tra cui il presidente di un Consiglio locale, ed è risultato poi nel rapimento del capo delle guardie municipali. Nel corso dell’attacco, i jihadisti hanno dato fuoco a diverse abitazioni. Secondo quanto riportato dal quotidiano libico Libya Observer, i terroristi sono arrivati ad al-Fuqaha alla guida di automobili e, non appena raggiunto il centro, hanno interrotto le vie di telecomunicazione per poi dare inizio alle violenze.

L’attuale situazione in Libia è la conseguenza dell’instabilità prolungata nel Paese, iniziata a seguito del rovesciamento del dittatore libico, Muammar Gheddafi, attraverso l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. A seguito di tale evento, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Oggi, il potere politico è diviso in due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. Il comandante Haftar, ha costruito la propria fama in Libia con una campagna per combattere i militanti islamici nel Sud, nell’instabile regione del Fezzan. Dopo aver stabilizzato il Sud della Libia, Haftar ha poi diretto le sue forze contro Tripoli, il 4 aprile, in una mossa che sta destabilizzando ulteriormente il precario equilibrio del Paese. L’attuale stato delle cose rende problematico lo svolgimento della Conferenza Nazionale libica di Gadames, supportata dall’ONU, che era prevista tra il 14 e il 16 aprile. In tale occasione si intendeva discutere della via da intraprendere in vista di future elezioni nel Paese e di un possibile accordo tra i governi rivali di Tripoli e Tobruk. Le Nazioni Unite, il 7 aprile, si erano dette determinate ad assicurare lo svolgimento della conferenza e a proseguire nello sforzo per la preparazione delle prossime elezioni nel Paese. Tuttavia, il 9 aprile, il quotidiano locale, Libya Herald, ha comunicato la decisione del capo della missione ONU nel Paese e ha confermato che la Conferenza verrà posticipata. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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