USA-Egitto: il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi incontra Trump a Washington

Pubblicato il 10 aprile 2019 alle 14:33 in Egitto USA e Canada

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Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi è arrivato a Washington, martedì 9 aprile, per una visita di stato di tre giorni con il presidente Donald Trump. Si tratta del secondo viaggio ufficiale di al-Sisi nella capitale degli Stati Uniti da quando Trump è entrato in carica, il 20 gennaio 2017, e del sesto incontro tra i due leader in generale. Il capo di stato americano ha ricevuto il suo omologo egiziano presso la Casa Bianca e lo ha elogiato definendolo “un grande presidente” e “un amico”.

Diversi gruppi bipartisan al Congresso hanno tuttavia espresso la loro preoccupazione per i dati sui diritti umani, le modifiche costituzionali e il pianificato acquisto di armi russe registrati durante la presidenza di al-Sisi. Il Parlamento del Cairo ha infatti proposto riforme costituzionali volte a permettere all’attuale presidente di rimanere al potere fino al 2034. Questo è stato il primo oggetto di critica da parte di legislatori e gruppi di difesa statunitensi, insieme all’altro tema caldo che è quello della repressione dei diritti umani.

Alla domanda se appoggia gli sforzi per consentire ad al-Sisi di rimanere al potere per altri 15 anni, Trump ha risposto ai giornalisti: “Penso che stia facendo un ottimo lavoro. Non so dello sforzo, ma posso dirvi che sta facendo un ottimo lavoro…un grande presidente”. Durante la conferenza stampa, il presidente americano non ha menzionato la questione dei diritti umani. Solo in una dichiarazione successiva, sottolineando l’impegno politico nei confronti dell’Egitto, la Casa Bianca ha affrontato l’argomento al quinto punto, affermando: “Gli Stati Uniti incoraggiano il governo egiziano a preservare lo spazio per la società civile e a proteggere i diritti umani”.

L’Egitto, la nazione più popolosa del mondo arabo, è di importanza strategica per gli Stati Uniti per via del trattato di pace con Israele e per il controllo del Canale di Suez, una via d’acqua vitale per il commercio globale e militare statunitense. Negli ultimi anni, il Congresso degli Stati Uniti ha stanziato circa 1,4 miliardi di dollari in aiuti all’Egitto. Mentre continua ad essere indiscusso un sostegno di questo tipo al Paese nordafricano, i legislatori statunitensi cominciano a mostrare forti preoccupazioni riguardo alla firma di un accordo da 2 miliardi di dollari tra l’Egitto e la Russia per l’acquisto di più di 20 caccia Sukhoi SU-35 e armi per l’aviazione. Trump, tuttavia, non si è pronunciato sull’acquisto pianificato di armi russe da parte dell’Egitto, che potrebbe esporre il Paese alle sanzioni statunitensi, ma ha solo dichiarato: “Sono stati compiuti molti progressi in termini di terrorismo e sicurezza con l’Egitto. Non abbiamo mai avuto una relazione migliore di adesso”. In risposta, al-Sisi ha affermato: “Tutto il merito va a lei, signor presidente. Vi ringrazio per il vostro supporto su tutti i fronti”.

In una lettera diffusa lunedì, più di 15 senatori, tra cui l’influente presidente del comitato per le relazioni estere del Senato, Jim Risch, e il democratico Bob Menendez, hanno sostenuto che l’Egitto detiene ingiustamente più di una dozzina di americani e hanno chiesto la loro liberazione. I senatori hanno altresì sollevato “serie preoccupazioni per l’erosione dei diritti politici e umani in Egitto”. Durante un’audizione congressuale, Patrick Leahy, alto democratico del Comitato per gli stanziamenti del Senato, ha chiesto al Segretario di Stato, Mike Pompeo, di spiegare l’ammirazione di Trump per i leader autoritari. “Forse lei ci può spiegare perché un dittatore come il presidente egiziano al-Sisi è celebrato alla Casa Bianca, o perché il presidente della Russia Vladimir Putin, quello della Corea del Nord Kim Jong Un e quello della Turchia Tayyip Erdogan sono elogiati come leader forti o ancora perché il principe ereditario saudita è trattato come un amico e alleato indispensabile”, ha chiesto Leahy. Pompeo ha ribattuto che l’amministrazione Trump affronta cautamente la questione dei diritti umani e appoggia l’Egitto soprattutto per le sue azioni in supporto di Israele.

La Casa Bianca ha altresì dichiarato che Trump e al-Sisi hanno discusso alcune questioni idriche come quella relativa alla diga GERD che l’Etiopia sta costruendo sul fiume Nilo. L’opera, secondo il presidente al-Sisi, ostruirebbe il corso dell’acqua che dagli altipiani etiopi attraversa i deserti del Sudan e arriva fino ai campi e ai bacini egiziani. “Queste complesse questioni devono essere affrontate attraverso vari negoziati e nel rispetto delle migliori pratiche internazionali”, si legge nella dichiarazione.

Da quando al-Sisi è salito al potere, l’8 giugno 2014, ha adottato una serie di riforme provocando un forte discontento tra i cittadini, che tuttavia non è mai sfociato in proteste violente per le strade del Paese. I rari casi in cui si sono svolti cortei, la polizia è prontamente intervenuta per sedarli.

Fin dall’inizio, il governo di al-Sisi ha mostrato il pugno di ferro, vietando le proteste non autorizzate e imprigionando migliaia di persone per reprimere massicciamente ogni forma di dissenso. Dalla cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, avvenuta il 3 luglio 2013, le autorità egiziane hanno iniziato a lanciare una dura repressione contro la Fratellanza Musulmana, dichiarata organizzazione terrorista nel dicembre 2013, e contro tutti gli oppositori politici.

Nonostante le denunce avanzate dalle organizzazioni che difendono i diritti umani, come Amnesty International, l’Egitto continua a godere del supporto di numerosi alleati, sia tra i paesi arabi sia tra quelli occidentali, i quali lo considerano un baluardo contro la militanza islamista, Il presidente americano, Donald Trump, ad esempio, ha definito al-Sisi “una persona fantastica”, mentre il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha lodato le sue politiche nel corso di una visita al Cairo nel mese di gennaio. Allo stesso modo, recentemente, durante il viaggio del presidente Emmanuel Macron nel Paese nordafricano, la Francia ha concluso accordi sulle armi con l’Egitto.

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Chiara Gentili

di Redazione

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