Proteste indigene in Colombia: Duque tenta la via del dialogo

Pubblicato il 10 aprile 2019 alle 10:19 in America Latina Colombia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il governo colombiano e le comunità indigene del dipartimento di Cauca hanno raggiunto un accordo per porre fine alle proteste che bloccano l’autostrada panamericana ormai da settimane e tengono isolata la parte sud-occidentale del Paese. Le autorità si sono impegnate a reindirizzare parte degli investimenti previsti dal piano di sviluppo nazionale (PND), che segna gli obiettivi del mandato presidenziale. I nativi chiedevano maggiori investimenti, rispetto ai 3 miliardi di dollari previsti. Infine, riceveranno il 17,5% dell’aumento richiesto, vale a dire circa 250 milioni in più.

L’incontro programmato per martedì 9 aprile tra il presidente colombiano Iván Duque e gli indigeni del dipartimento di Cauca, tuttavia, è fallito senza nemmeno tenersi, a causa del rifiuto dei leader della comunità indigena a recarsi nel luogo stabilito dalla Presidenza. Gli indigeni si sono risentiti perché il Presidente ha convocato i loro portavoce in un centro educativo della città di San Lorenzo de Caldono invece di recarsi alla piazza centrale della riserva indigena. Duque ha deciso di cambiare il luogo del vertice perché alla vigilia il procuratore generale, Néstor Humberto Martínez, lo aveva avvertito di possibili rischi di scontri e violenze.

I rappresentanti indigeni hanno sottolineato come la riunione non avrebbe avuto lo stesso valore perché nelle comunità indigene non sono i rappresentanti a decidere, ma tutta la comunità. 

Iván Duque si è detto dispiaciuto dell’accaduto, ma ha assicurato che il dialogo con le comunità indigene va avanti. Il presidente ha lanciato un avvertimento alla minga, parola quechua che designa una vecchia tradizione di lavoro comunitario e con cui si conosce in Colombia questa forma di protesta. “Questo governo respinge chiaramente qualsiasi atto di violenza che cerchi di violare i diritti dei colombiani” – ha voluto chiarire, anche se ha lasciato la porta aperta per i negoziati. “Continueremo a lavorare per tutti i colombiani. Continueremo a essere presenti sul territorio e continueremo ad avanzare nel dialogo sociale, ma non possiamo più accettare che appaiano puntualmente persone che vogliono accaparrarsi spazi di dialogo creando dispute inutili e irrilevanti”. La procura generale e l’esecutivo hanno accusato il movimento di protesta di nascondere nei loro ranghi guerriglieri dei gruppi dissidenti delle FARC e dell’Esercito di liberazione nazionale (ELN). La vicepresidente, Marta Lucía Ramírez, ha dichiarato che Nicolás Maduro potrebbe approfittare della protesta per destabilizzare la Colombia. 

Le proteste, nate perché le comunità indigene si sono sentite tagliate fuori dal Piano di Sviluppo Nazionale e quindi dagli investimenti del governo Duque, sono degenerate con interruzioni dell’autostrada panamericana e scontri con le forze di sicurezza. Fino a sabato 6 aprile, quando si è raggiunta la bozza d’accordo, 9 persone sono morte negli scontri e almeno una dozzina sono rimaste ferite. 

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.