Cina e Unione Europea: pubblicata dichiarazione congiunta

Pubblicato il 10 aprile 2019 alle 11:31 in Asia Cina

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La Cina ha fatto delle concessioni all’Europa e il vertice tra Pechino e l’Unione Europea si è concluso con la pubblicazione di una dichiarazione congiunta.

Il premier cinese, Li Keqiang, ha incontrato il presidente del consiglio europeo Donald Tusk e quello della commissione Jean-Claude Juncker durante il vertice Cina-Ue tenutosi martedì 9 aprile a Bruxelles. Fino alla sera prima dell’incontro il raggiungimento di un accordo ampio e la pubblicazione di una dichiarazione congiunta sembravano poco plausibili, invece, grazie alla decisione della Cina di fare una concessione, la situazione è migliorata e la dichiarazione congiunta è stata pubblicata. La concessione cinese che ha permesso la sigla della dichiarazione congiunta è stata in merito al rafforzamento dell’ordine internazionale basato su regole certe e alla risoluzione delle problematiche legate ai sussidi governativi alle industrie cinesi. La Cina e l’Unione Europea, si legge sulla dichiarazione congiunta, si impegnano a rispettare i regolamenti internazionale in materia di sussidi industriali. Da tempo Bruxelles accusava Pechino di nuocere alla equa concorrenza sul mercato con i sussidi governativi che vengono concessi alle aziende statali cinesi.

L’interscambio commerciale tra Cina e Unione Europea, che ammonta a circa 1,5 miliardi di dollari di transazioni al giorno, è uno dei temi intorno a cui si concentrano le preoccupazioni europee nei confronti di Pechino. Il presidente della Commissione Europea Juncker ha affermato che le aziende europee che operano in Cina dovrebbero avere gli stessi diritti di quelle cinesi che operano in Europa, facendo riferimento al principio di reciprocità che dovrebbe regolare i rapporti tra Paesi diversi, ma che è spesso ignorato dalla Cina.

L’Unione Europea accusa la Cina, scrive il giornale cinese Epoch Times, di non aver rispettato le promesse fatte di sostenere il libero scambio e la globalizzazione e di non aver applicato il principio di reciprocità nei rapporti commerciali con l’Unione Europea. Bruxelles ha chiesto al governo cinese di aprire maggiormente il suo mercato alle imprese europee, come l’Europa ha fatto per le aziende cinesi e ha chiesto che venga messa fine ai transfer di tecnologie “forzati” dalle autorità cinesi e ai sussidi industriali provenienti direttamente dal governo. 

La dichiarazione congiunta sottolinea l’importanza dell’equità e reciprocità degli scambi commerciali e afferma che le due parti “si impegnano a costruire il loro interscambio commerciale sulla base della concorrenza equa e priva di pregiudizi e di garantire un ambiente economico equo, trasparente basato sul mutuo interesse”. Inoltre, nel testo la Cina si impegna a migliorare l’accesso al suo mercato e a eliminare quelle richieste e metodiche che influenzano negativamente gli investitori stranieri e a creare un framework di tutela degli investimenti equo.

Cina e Unione Europea, recita la dichiarazione, intendono costituire un meccanismo di coordinamento politico per continuare a tenere sotto controllo gli sviluppi futuri che presenti un rapporto annuale ai leader delle  due parti.

In merito ai transfer tecnologici “forzati” dal governo di cui l’Unione Europea accusava la Cina, il documento afferma soltanto che le due parti sono concordi sul fatto che questi non debbano sussistere.

Oltre al commercio, un altro tema che preoccupa l’Unione Europea è quello delle violazioni dei diritti umani sul territorio cinese con, da ultimo, la creazione di quelli che vengono considerati dalle associazioni per i diritti umani veri e propri campi di concentramento nella provincia occidentale del Xinjiang. A tal proposito, la dichiarazione congiunta riporta che Cina ed UE si impegnano a rispettare i principi cardine della “Carta delle Nazioni Unite” in merito a sicurezza e pace, sviluppo e diritti umani.

Prima del Vertice con la Cina, l’Unione Europea ha diffuso una relazione dal titolo “Prospettive Strategiche Future per Europa e Cina” in cui venivano elencati 10 piani di azione e in cui, per la prima volta, Pechino non veniva definito un “partner strategico”, ma un “competitor sistematico” e un “rivale strategico”. Si tratta del modo che le autorità europee hanno scelto per mostrare alla Cina la loro volontà di cambiare l’approccio morbido di “aspettiamo e vediamo” portato avanti finora nei confronti dell’ampliamento dell’influenza della Cina sul resto del mondo, soprattutto in campo di investimenti e interscambio commerciale effettuati sotto l’egida dell’iniziativa cinese Belt and Road.

Il Vertice del 9 aprile si è svolto in un’atmosfera di tensione generale tra Cina ed Europa, aumentata con la sigla, il 23 marzo, del memorandum di intesa per la cooperazione nel Belt and Road tra Cina ed Italia, durante la visita di stato del presidente cinese Xi Jinping a Roma. L’Italia non è stata il primo Paese europeo a siglare un accordo simile con la Cina, ma è stata il primo membro del G7 a farlo e anche la prima tra i Paesi fondatore dell’UE. La decisione italiana ha portato Bruxelles ha riaffermare la necessità di fare fronte unico di fronte alla Cina e a mettere fine a “l’essere naif”, come ha affermato il presidente francese Macron poco prima dell’arrivo di Xi Jinping a Parigi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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