Yemen: raid aereo della coalizione a guida saudita colpisce una scuola

Pubblicato il 9 aprile 2019 alle 14:25 in Medio Oriente Yemen

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Almeno 13 persone sono morte, inclusi 7 bambini che si trovavano in classe, a causa di un raid aereo effettuato dalla coalizione a guida saudita, in una zona residenziale della capitale yemenita, Sana’a. 

Altre 39 persone sono rimaste ferite nell’attacco, che è avvenuto il 7 aprile, secondo quanto riporta il quotidiano The New Arab. Fatehiya Kahlani, il preside della al-Raei school, la scuola del quartiere colpito, ha dichiarato: “Erano tutti in preda al panico, qualcuno piangeva, altri urlavano”. “La situazione era orribile, ci sono 2.100 studenti nella scuola”, ha riferito il preside. “Alcune studentesse sono rimaste uccise, altri sono stati feriti e sono in ospedale, anche l’edificio della scuola è stato distrutto”, ha poi aggiunto. Uno degli studenti feriti ha raccontato: “All’improvviso abbiamo sentito un jet da combattimento, mentre eravamo in classe. Poi abbiamo sentito il primo attacco e siamo rimasti calmi. Poi è arrivato il secondo e poi il terzo, che è stato il più forte di tutti”. Lo studente, Ali Ahmed, ha poi continuato: “La scuola era distrutta e ci siamo fatti male con i vetri rotti. Quando è arrivato il quarto attacco siamo andati nel panico e corsi a casa”. Alcune immagini diffuse su internet mostrano una folla di bambini che urlano fuori da una scuola circondata dalle nubi di fumo. 

Il conflitto in Yemen è scoppiato a marzo del 2015 e vede contrapporsi due fazioni: da una parte, i ribelli sciiti Houthi, supportati dall’Iran, e, dall’altra, le forze governative del presidente Hadi. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione a guida saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi, il cui governo è riconosciuto dalla comunità internazionale. Gli Houthi controllano la capitale del Paese, Sana’a, e le più vaste aree popolate dello Yemen, fin dallo scoppio del conflitto. Le Nazioni Unite stanno portando avanti numerosi colloqui con gli Houthi e il governo sostenuto dai sauditi per trovare una soluzione politica a questa tremenda guerra, che continua a seminare morte e che ha ridotto lo Yemen sull’orlo della carestia. Il Paese, a seguito di questi 4 anni di conflitto, rappresenta la realtà più povera del Medio Oriente. Inoltre, a novembre del 2018, che è stato il mese che ha contato più vittime in Yemen, dall’inizio del conflitto, si sono verificati almeno 2.959 decessi documentati. In totale, dal 2015, più di 13.000 persone sono morte a causa del conflitto, secondo le stime dell’ONU. 

Riguardo l’attacco del 7 aprile, la coalizione a guida saudita ha dichiarato che il bombardamento era diretto contro un campo militare della capitale, nel quartiere periferico di Sawan. I rappresentanti della coalizione, tuttavia, non sono stati in grado di fornire dati riguardanti il numero delle vittime. Non è la prima volta che un offensiva aerea del gruppo di Paesi capeggiati dall’Arabia Saudita colpiscono obiettivi civili. In passato alcuni raid hanno distrutto ospedali e scuole e hanno preso di mira eventi come matrimoni e funerali. Proprio a causa delle violenze continue che hanno caratterizzato questo conflitto, il 4 aprile, il Congresso statunitense ha votato a favore della sospensione del supporto militare americano in Yemen. Nel sostenere questa decisione, i democratici hanno affermato che la partecipazione degli Stati Uniti alla coalizione guidata dai sauditi è incostituzionale senza l’autorizzazione del Congresso. Numerosi legislatori, come il senatore liberale Bernie Sanders, hanno cercato per anni di rivendicare i poteri del Congresso statunitense su questioni di guerra e pace. “Oggi il Congresso ha detto: ci stiamo prendendo le nostre responsabilità, non solo per lo Yemen ma anche per il futuro”, ha dichiarato Sanders, autore principale della risoluzione e candidato alla presidenza per il 2020. La Camera dei rappresentanti ha approvato il provvedimento con 247 voti a favore e 175 contro. La sospensione del supporto statunitense, salvo veto del presidente Donald Trump, deve essere messa in atto entro 30 giorni dall’approvazione al Congresso. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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