Siria: jihadisti travestiti da contadini attaccano l’esercito di Assad

Pubblicato il 9 aprile 2019 alle 16:06 in Medio Oriente Siria

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Alcuni terroristi, travestiti da contadini, hanno attaccato una postazione dell’esercito siriano, fedele al presidente Bashar al-Assad, nella parte Nord-occidentale della Siria. 

L’attacco è avvenuto a Taybat al-Imam, una città a Nord di Hama e ha causato la morte di 3 persone e il ferimento di un numero imprecisato di individui. Tuttavia, gli attentatori sarebbero alcuni militanti provenienti dal confine turco-siriano, un’area interessata dall’accordo tra Siria, Russia e Turchia, per il contenimento della guerra e la creazione di una zona cuscinetto. Tale evento, quindi, aggiunge ulteriore pressione sull’ultima roccaforte della rivolta contro il presidente siriano, Bashar al-Assad. L’attentato è avvenuto intorno alle 3 del mattino del 9 aprile, ora locale, e non è stato ancora rivendicato. Tuttavia, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, che monitora la guerra in Siria da ormai 8 anni, ha dichiarato che l’assalto è stato effettuato da un gruppo jihadista e che sono morte, in totale, 10 persone. “Gli scontri tra i soldati della postazione e i terroristi hanno causato 3 martiri e la morte di tutti gli attentatori”, hanno riferito, inoltre, i media di Stato. 

La zona cuscinetto a nord di Hama, nei pressi di Idlib, è stata creata a seguito di un’intesa, raggiunta il 17 settembre 2018 a Sochi, che mirava a evitare un massiccio assalto del regime nella provincia. Quindi, è stata istituita un’area di 15 – 20 chilometri in cui le fazioni ribelli potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Il patto prevedeva, inoltre, la demilitarizzazione e la consegna di tutte le armi. Il Fronte di Liberazione Nazionale è la principale alleanza ribelle sostenuta dalla Turchia nella regione di Idlib, ma il più grande gruppo armato della provincia rimane Hayat Tahrir al-Sham (HTS), dominato da una fazione, precedentemente nota come Fronte al-Nusra. HTS ha mantenuto il controllo di circa il 60% del territorio dell’area demilitarizzata. Tuttavia, già il 7 ottobre 2018, il presidente siriano Assad aveva dichiarato che l’accordo russo-turco era “temporaneo” e che nonostante questo sia stato funzionale ad evitare spargimenti di sangue, il fine ultimo del suo governo rimaneva quello di ripristinare il controllo su tutta la Siria. 

Secondo l’agenzia di stampa Reuters, i gruppi jihadisti che dominano la regione di Idlib si sono ulteriormente rafforzati negli ultimi mesi e la Russia, in tale contesto, sarebbe pronta ad aiutare Assad a riconquistare i territori. Il presidente russo, Vladimir Putin, il più potente alleato di Assad, ha discusso della situazione Siria anche con il presidente turco, Tayyip Erdogan, in un incontro a Mosca, avvenuto lunedì 8 aprile. I due leader hanno concordato di condurre una serie di pattugliamenti congiunti nell’area controllata dai ribelli, dove la Turchia ha schierato anche il proprio esercito. La scorsa settimana, Damasco ha, inoltre, dichiarato che la sua pazienza si sta esaurendo, riferendosi alla situazione relativa alla provincia di Idlib. Tuttavia, Mosca continua a frenare Damasco, sostenendo che la Turchia è ancora determinata a mantenere l’accordo per la creazione della zona demilitarizzata. Secondo le stime delle Nazioni Unite, la provincia di Idlib e le aree adiacenti ospitano, al momento, circa 3 milioni di persone, metà delle quali sono fuggite da altre parti della Siria durante la guerra.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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