Immigrazione centroamericana: illegale costringere i migranti a rimanere in Messico

Pubblicato il 9 aprile 2019 alle 10:04 in America centrale e Caraibi USA e Canada

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La politica anti-immigrazione di Donald Trump si scontra nuovamente con la giustizia americana. Un giudice federale della California ha infatti decretato lunedì 8 aprile un ordine provvisorio che impedisce al governo degli Stati Uniti di attuare la sua ultima idea per scoraggiare l’immigrazione centroamericana. Dallo scorso gennaio, la polizia di frontiera poteva accettare una domanda di asilo in un porto di ingresso da parte di un migrante, per poi rispedire la persona in questione in Messico per attendere nel paese latinoamericano la decisione del tribunale riguardo alla domanda d’asilo. Una pratica che il magistrato ha ritenuto illegale e che deve interrompersi con effetto immediato.

La politica nota come Quedarse en México (Rimanere in Messico)  ha colpito oltre 300 persone nei primi tre mesi di applicazione. Questo approccio ha avuto inizio al posto di frontiera di San Ysidro/Tijuana, tra la California statunitense e la Bassa California messicana, nei giorni convulsi dell’arrivo della cosiddetta carovana migrante e si è lentamente diffuso al resto del confine. Le autorità messicane hanno dichiarato pubblicamente in più occasioni che non esiste alcun accordo tra i due governi per accettare in territorio messicano questi richiedenti asilo durante lo studio della pratica, ma non hanno fatto nulla per impedire alle autorità doganali statunitensi di mandare i migranti che avevano presentato la richiesta d’asilo ad aspettare in Messico.

La decisione del giudice Seeborg entrerà in vigore venerdì 12 aprile. Il governo federale può ricorrere in appello e chiedere che il divieto cautelativo venga revocato mentre il ricorso è allo studio della corte d’appello. Come parte della misura, frattanto, gli 11 migranti in nome dei quali è stata presentata la denuncia devono essere riammessi negli Stati Uniti per essere gestiti normalmente dal sistema di immigrazione.

Dall’anno scorso, gli Stati Uniti stanno affrontando un improvviso aumento dell’arrivo di famiglie con bambini dell’America centrale che si consegnano alla polizia, sia quando sono fermati per ingresso illegale sia quando arrivano legalmente nei punti di ingresso alla frontiera, e chiedono rifugio. Le limitazioni legali alla detenzione dei bambini e l’enorme ritardo nei tribunali sull’immigrazione stanno mettendo a dura prova il sistema di immigrazione.

La polizia di frontiera ha spiegato che il sistema è pronto a gestire singoli uomini dal Messico, che possono essere detenuti in un ambiente carcerario e deportati immediatamente. Con le famiglie centroamericane, il processo è molto più complicato, costringendo il sistema a lasciare i migranti liberi nel paese in attesa di processo, una realtà giudiziaria che il presidente Donald Trump considera “una presa in giro” ed è determinato ad eliminare.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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