Il Pakistan teme un nuovo attacco militare indiano

Pubblicato il 8 aprile 2019 alle 10:23 in India Pakistan

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Il Pakistan ha dichiarato di essere in possesso di “informazioni d’intelligence attendibili”, secondo le quali l’India attaccherà di nuovo Islamabad, questo mese. 

L’annuncio è stato lanciato dal ministro degli Esteri del Pakistan, Shah Mahmood Qureshi, che ha fortemente condannato la condotta dell’India, definita irresponsabile. Tali dichiarazioni arrivano in un momento di grande tensione tra i due Paesi confinanti. L’attacco temuto dal Pakistan dovrebbe verificarsi tra il 16 e il 20 aprile. I rappresentanti di Islamabad hanno poi aggiunto di aver avvisato di tale minaccia i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. 

La tensione tra Pakistan e India si concentra nella regione del Kashmir e, recentemente, ha visto salire le possibilità di conflitto. Nella notte tra l’1 e il 2 aprile, 7 persone sono morte in uno scontro a fuoco che ha contribuito a mettere a rischio la stabilità dell’area, già compromessa a seguito di un’escalation della violenza tra le due parti, avvenuta a febbraio di quest’anno. Le morti dell’inizio del mese di aprile sono state causate da uno scontro a fuoco tra l’esercito pakistano e le forze di sicurezza indiane. Tale fatale scontro, che ha causato il decesso anche di alcuni civili, è avvenuto a seguito dell’accusa, lanciata la mattina del 1 aprile, da parte dell’esercito indiano contro le forze armate pakistane, di aver sparato alcuni mortai e colpi di arma da fuoco, lungo la frontiera altamente militarizzata tra i due Paesi, nella regione del Kashmir. Tale evento è avvenuto nell’area di Poonch, nella parte di Kashmir controllato dall’India. I soldati indiani hanno subito contrattaccato. Il fuoco transfrontaliero è ricominciato la mattina del 2 aprile, dopo una breve pausa. 

Le tensioni tra India e Pakistan, storici rivali regionali, sono aumentate esponenzialmente il 14 febbraio, a seguito di un attentato suicida, rivendicato da un gruppo militante del Kashmir, stanziato in Pakistan; in tale attacco sono rimaste uccise 44 persone, tra poliziotti paramilitari e civili. L’attentato è stato effettuato tramite un’autobomba ed ha rappresentato il peggiore assalto degli ultimi decenni di ribellione in Kashmir, l’unico Stato a maggioranza musulmana in India. La situazione è poi ulteriormente peggiorata il 26 febbraio, quando l’aviazione di Nuova Delhi ha colpito un campo di addestramento del gruppo islamista Jaish-e-Mohammad (JeM), legato ad al-Qaeda e inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche dall’Onu nel 2001. Il giorno successivo, Islamabad aveva abbattuto 2 jet indiani, catturando un pilota. Il raid indiano contro il campo di addestramento arrivava a seguito della rivendicazione dell’attacco suicida del 14 febbraio da parte di JeM. Le autorità di Nuova Delhi avevano reso noto che “un numero molto alto” di terroristi erano morti a causa dei bombardamenti del 26 febbraio. In questo modo, hanno sottolineato, era stata impedita la realizzazione di ulteriori attentati imminenti contro l’India.

I contrasti tra i due Paesi in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si trova a cavallo tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 macro aree, oggetto di dispute territoriali. La zona di Jammu e Kashmir, nel centro Sud, è amministrata dall’India; lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, nel Nord, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. Infine, la zona Nord-orientale di Aksai Chin è sotto il controllo della Cina. Tale divisione amministrativa, tuttavia, non è riconosciuta formalmente, così che sia l’India, sia il Pakistan, continuano a rivendicare il controllo sulle aree amministrate dall’altro Paese. Queste tensioni hanno causato la guerra indo-pakistana del 1947, che ha portato alla suddivisione degli attuali confini. Da allora, il Pakistan controlla circa un terzo del Kashmir, mentre l’India ne controlla circa metà. Un ulteriore cambiamento è avvenuto nel 1972 alla fine della guerra per l’indipendenza del Bangladesh, precedentemente considerato Pakistan orientale. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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