Israele verso il voto: chi è Benjamin Gantz, il principale rivale di Netanyahu

Pubblicato il 8 aprile 2019 alle 16:36 in Israele Medio Oriente

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Le elezioni israeliane del 9 aprile determineranno il partito che guiderà il prossimo governo dello Stato Ebraico. Come procede la campagna elettorale e chi è il principale rivale dell’attuale premier, Benjamin Netanyahu. 

Sono 5.88 milioni i cittadini israeliani aventi diritto al voto che possono recarsi alle urne il 9 aprile ed esprimere la propria preferenza per uno dei 39 partiti in corsa. I seggi disponibili all’interno del Knesset, il parlamento israeliano, sono 120. I partiti devono assicurarsi 61 seggi su 120 per raggiungere la maggioranza necessaria ad esprimere il prossimo primo ministro di Israele. In passato, il Paese è stato caratterizzato da un’alta affluenza alle elezioni. Nelle elezioni del 2015, il 71.8% degli aventi diritto al voto si sono presentati alle urne. 

L’attuale primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, leader del partito di estrema destra Likud, partecipa alle elezioni per confermarsi per il quinto mandato alla guida dello Stato Ebraico. Secondo i sondaggi, il rivale più temibile per il premier in carica è Benjamin, detto “Benny”, Gantz, un ex comandante dell’esercito, che è a capo del partito centrista Blue and White. Tale partito è nato a febbraio 2019 dalla fusione dell’Israel Resilience, guidato da Gantz, con il Yesh Atid, il gruppo politico capeggiato dall’ex ministro delle Finanze, Yair Lapid. I due leader israeliani hanno deciso di unire le proprie forze per raggiunere i numeri necessari a contrastare la candidatura di Netanyahu. A tale proprosito, hanno raggiunto un accordo di rotazione che vedrebbe Gantz servire come premier per due anni e mezzo, seguito da Lapid per i restanti due anni, se questi dovessero vincere le elezioni.  Annunciando l’accordo di fusione tra i due partiti, Gantz ha rivelato, sia al pubblico che al suo nuovo partner politico, che sua madre e il padre di Lapid, entrambi sopravvissuti all’Olocausto, avevano “vissuto nello stesso edificio”, nel ghetto ebraico di Budapest, prima di essere deportati nei campi di concentramento, nel 1944.

Per quanto riguarda le principali proposte politiche, inizialmente, il neo-nato partito, Blue and White, ha annunciato una linea programmatica molto simile a quella dell’Israel Resilience di Gantz. Tuttavia, il manifesto del partito, di ben 45 pagine, risulta basato in gran parte sulla piattaforma di 200 pagine già pubblicata dall’Yesh Atid. Il programma include il sostegno per una Gerusalemme “unita” come capitale israeliana, un rafforzamento del controllo israeliano sulla Valle del Giordano e il mantenimento degli insediamenti in Cisgiordania. Viene citata, inoltre, la volontà di avviare negoziati con i palestinesi. Tuttavia, il manifesto sottolinea che non ci sarà “nessun secondo disimpegno” nella Striscia di Gaza, riferendosi all’accordo siglato nel 2005 per il ritiro dei coloni israeliani presenti a Gaza. L’intenzione del partito Blue and White è quella di “avviare una conferenza regionale con i Paesi arabi che cercano stabilità e di rafforzare la distizione tra questi e i palestinesi, mantenendo gli intransigenti interessi di sicurezza dello Stato di Israele e la completa libertà di azione dell’IDF”.

Sui temi sociali, il partito di Gantz e Lapid si pone molto più a sinistra del Likud di Netanyahu. Il manifesto del Blue and White, infatti, propone di “preservare l’identità ebraica dello Stato, insieme alla realizzazione del diritto di ogni persona e comunità a plasmare il proprio stile di vita nella libertà e tolleranza”. In questo ambito, il partito sostiene le iniziative solitamente osteggiate dagli ultra-ortodossi, come il trasporto pubblico durante le festività dello Shabbat, che si celebrano ogni sabato, e l’abolizione della “legge sul mini-mercato”, che vieta alcune transazioni, sempre durante lo Shabbat. Il partito centrista promette, inoltre, di approvare una normativa che regolarizzi le unioni civili delle coppie omosessuali e che garantisca l’accesso alla maternità surrogata alla stessa categoria. Inoltre, il Blue and White si è impegnato ad implementare un accordo, attualmente congelato, che prevede l’espansione del padiglione di preghiera del Muro del Pianto. 

Da parte sua, l’attuale premier Netanyahu si presenta alle elezioni indebolito da alcuni scandali che lo vedono coinvolto in giri di corruzione. Alla luce di un possibile processo, il suo destino politico appare incerto. La campagna elettorale di Netanyahu si basa sulla linea dura nei confronti della resistenza palestinese e sui successi ottenuti nelle relazioni internazionali con i maggiori leader mondiali. Uno dei più importanti traguardi raggiunti durante il suo mandato è stato il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, avvenuta il 14 maggio 2018. Tale evento ha seguito il riconoscimento della città come capitale di Israele, da parte degli Stati Uniti, nonostante la Città Santa goda di uno status internazionale regolato da un piano di spartizione delle Nazioni Unite. Un altro rilevante successo è stato il riconoscimento americano, avvenuto il 25 marzo, della sovranità israeliana sulle Alture del Golan, conquistate alla Siria a seguito della vittoria della guerra arabo-israeliana del 1967. L’ultimo annuncio di Netanyahu durante questa campagna elettorale ha riguardato l’intenzione di annettere le colonie israeliane in Cisgiordania, un atto considerato illegale secondo il diritto internazionale. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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