USA e Taiwan: il punto di vista della Cina

Pubblicato il 7 aprile 2019 alle 11:59 in Asia Cina

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Le tensioni sui due lati dello Stretto di Taiwan continuano ad inasprirsi e il supporto degli Stati Uniti all’isola viene visto da Pechino come una provocazione costante, non da ultimo con il passaggio di due navi da guerra statunitensi nello Stretto.

Il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, il Dipartimento di Stato e il Pentagono hanno accusato l’Armata Popolare di Liberazione, l’esercito cinese, di aver violato la “linea intermedia” dello Stretto di Taiwan. A mettere in discussione lo status quo dell’isola sarebbero invece gli Stati Uniti e la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, secondo Huanqiu il tabloid di politica estera del giornale ufficiale del Partito Comunista Cinese.

Gli Usa stanno seguendo una rotta sbagliata sulla questione taiwanese e stanno sostenendo maggiormente l’isola per provocare la Cina che considerano un rivale strategico, ma hanno sottovalutato la determinazione e la capacità di Pechino nell’intraprendere contromisure. afferma l’editoriale di Huanqiu.

L’isola di Taiwan gode de facto di un governo indipendente da quello di Pechino da quando, alla fine della guerra civile cinese nel 1949 il Partito Nazionalista del Guomindang vi si è rifugiato e ha continuato a far vivere la Repubblica di Cina. Ciononostante, Taiwan viene considerata parte integrante del territorio nazionale cinese dal governo di Pechino che vorrebbe riunificarla formalmente al resto del Continente e non esclude la possibilità di applicarvi un modello di gestione simile a quello riservato all’isola di Hong Kong denominato “un Paese due Sistemi”. Tale modello, creato nel 1997 quando quella che era una colonia britannica è stata “restituita” alla Cina, prevede il mantenimento di alcune libertà democratiche di cui Hong Kong godeva e dell’utilizzo della Basic Law, una sorta di costituzione fondata sul diritto anglosassone. Sull’isola di Taiwan un ricongiungimento formale con Pechino viene considerato poco plausibile, soprattutto dal partito al governo il Partito Democratico Progressista di Tsai Ing-wen, da sempre favorevole all’indipendenza e all’autonomia dalla Cina continentale.

La causa dell’instabilità dei rapporti tra le due sponde dello Stretto di Taiwan dipende, secondo Huanqiu, dalla mancata accettazione da parte del governo taiwanese del principio “una Sola Cina” e dalla sua continua adozione di politiche atte a provocare il Continente. Il principio “una Sola Cina” regola i rapporti diplomatici della Cina con tutti gli altri Paesi e afferma che esiste un solo governo legittimo del popolo cinese che è quello di Pechino, guidato dal Partito Comunista Cinese. Accettando il principio “una Sola Cina” tutti i Paesi che istituiscono relazioni diplomatiche formali con la Cina tacitamente accettano di non averne con Taiwan che possiede solo uffici di rappresentanza per la collaborazione economico-commerciale.

La Cina vuole mantenere rapporti stabili con gli Stati Uniti nel lungo periodo, ma è preparata ad affrontare una concorrenza più serrata su alcuni temi. Pechino non intende creare un’escalation nelle dispute con Washington, continua Huanqiu, ma lotterà per tutelare i suoi interessi principali e Taiwan è uno di questi.

Gli Usa hanno “scelto il momento, il luogo e l’avversario sbagliato per allungare le mani sullo Stretto di Taiwan” afferma senza mezzi termini il tabloid cinese. L’Armata Popolare di Liberazione ha molte possibilità per forzare il governo Taiwanese a cambiare le sue politiche “radicali”, tra cui interventi militari come attraversare la “linea mediana” dello Stretto, sorvolare lo spazio areo dell’isola senza per forza arrivare al conflitto aperto.

L’editoriale cinese affermando che gli Usa hanno solo due scelte per continuare ad esercitare pressione sullo Stretto di Taiwan: inviare altre navi da guerra e aggiornare le sue relazioni con l’isola. Entrambi queste scelte comporterebbero “forti contromisure” da parte di Pechino perché sarebbero considerate come violazioni della Legge Anti-secessione cinese che giustificherebbe un intervento militare diretto di Pechino. Le autorità taiwanesi non desiderano si arrivi a un tale scenario, per questo, conclude l’editoriale del giornale del Partito Comunista Cinese, non accetteranno il ritorno delle forze armate americane sul suolo taiwanese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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