Siria: scontri tra governo e ribelli, almeno 15 morti

Pubblicato il 7 aprile 2019 alle 14:59 in Medio Oriente Siria

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Almeno 15 persone sono rimaste uccise, domenica 7 aprile, per via di scontri a fuoco tra le forze governative siriane e alcuni ribelli insorti nel nord-ovest del Paese, mettendo a dura prova l’accordo negoziato da Mosca e Ankara per il cessate-il-fuoco nella regione.

Nella giornata di domenica 7 aprile, i colpi da fuoco delle forze governative hanno causato la morte di 7 persone a Nerab, area ancora in mano ai ribelli; a riferirlo sono stati tanto l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani quanto l’emittente televisiva Orient, schierata dalla parte dell’opposizione al regime del presidente, Bashar al-Assad. Altre 3 persone sono state uccise in un’altra zona sotto il controllo dei ribelli, Saraqeb, secondo quanto riportato su Twitter da membri del personale addetto al primo soccorso locale. Quanto ai media statali siriani, hanno divulgato la notizia che 5 persone sono rimaste uccise a causa dei razzi dei ribelli che hanno colpito Masyaf, in mano alle forze governative.

Tramite un comunicato congiunto seguito all’incontro dei leader dei Paesi del G7, i ministri degli Esteri di Francia, Germania, Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Italia e Giappone, nella precedente giornata di sabato 6 aprile, avevano messo l’accento “con crescente preoccupazione” sull’escalation, nel corso delle ultime settimane, delle attività militari in Siria, in particolare nella zona “cuscinetto” di de-escalation di Idlib concordata con la Russia e la Turchia.

In tal proposito, l’8 marzo, il ministro della Difesa della Turchia, Hulusi Akar, aveva dichiarato nel corso di una conferenza stampa che la Russia e la Turchia avrebbero iniziato a breve il pattugliamento congiunto della provincia siriana di Idlib, spiegando che la Turchia pattuglierà la zona smilitarizzata all’interno, mentre la Russia sarà responsabile del perimetro esterno. Secondo quanto dichiarato dal capo del dicastero militare turco, la cooperazione tra Mosca ed Ankara e le pattuglie congiunte sono fondamentali per la salvaguardia del cessate il fuoco e per mantenere la stabilità della Siria nord-occidentale.

La regione della Siria nord-occidentale è il più grande bastione rimasto sotto il controllo dei dissidenti, molti dei quali sono stati obbligati a trincerarvisi in seguito a sconfitte militari causate per mano delle forze governative siriane, spalleggiate dall’Iran e dalla Russia, i principali alleati di Damasco. Nel 2018, Damasco aveva minacciato l’avviamento di una vigorosa offensiva contro la zona, destando preoccupazioni circa una possibile catastrofe umanitaria, tuttavia l’assalto era stato evitato grazie all’accordo stipulato con la mediazione di Mosca e Ankara per creare una zona cuscinetto “smilitarizzata” in cui far restare in vigore la tregua. Ma nelle ultime settimane, il cessate-il-fuoco è stato messo in pericolo; secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, sono 45 le persone rimaste uccise nella regione smilitarizzata negli ultimi 5 giorni, e la maggior parte di loro è morta per via degli attacchi governativi mossi contro i ribelli nelle aree in loro possesso.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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