Congresso USA: sospendere la partecipazione alla guerra in Yemen

Pubblicato il 5 aprile 2019 alle 17:17 in Medio Oriente Yemen

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Il Congresso statunitense ha votato a favore della sospensione del supporto militare americano nella sanguinosa guerra in Yemen. Un duro colpo per Donald Trump, i cui poteri presidenziali sono stati limitati da tale decisione. 

La Camera dei rappresentanti ha votato con 247 voti a favore e 175 contro, per approvare una risoluzione che impone al presidente “di rimuovere le forze armate degli Stati Uniti dalle ostilità in, o che riguardano, la Repubblica dello Yemen”. Tale evento deve accadere entro 30 giorni. Il testo era stato approvato dal Senato, il mese scorso, ma può ancora essere annullato. Infatti, il presidente Trump può decidere di porre il veto su tale disposizione. La risposta della Casa Bianca è stata quella di definire tale decisione “fallace”. Trump ha poi avvertito che la sospensione americana del supporto alla coalizione in Yemen avrebbe danneggiato le relazioni bilaterali nella regione, sopratutto quelle con l’Arabia Saudita. Il passaggio di questa misura attraverso il Congresso segna una pietra miliare nella storia americana, poiché è stata la prima volta che un provvedimento che invoca la Risoluzione dei poteri di guerra, del 1973 ha raggiunto la scrivania del presidente.

Nel sostenere questa decisione, i democratici hanno affermato che la partecipazione degli Stati Uniti alla coalizione guidata dai sauditi in Yemen, che avviene principalmente attraverso la fornitura di armi carburante per gli aerei, è incostituzionale senza l’autorità del Congresso. Numerosi legislatori, come il senatore liberale Bernie Sanders, hanno cercato per anni di rivendicare i poteri del Congresso statunitense su questioni di guerra e pace. “Oggi il Congresso ha detto: ci stiamo prendendo le nostre responsabilità, non solo per lo Yemen ma anche per il futuro”, ha dichiarato Sanders, autore principale della risoluzione e candidato alla presidenza per il 2020. “Il presidente dovrà affrontare la realtà, il Congresso non intende più ignorare i suoi obblighi costituzionali in materia di politica estera”, ha aggiunto il presidente della commissione Affari esteri della Camera, Eliot Engel. Inoltre, 16 repubblicani si sono uniti ai democratici, sfidando Trump sullo Yemen. Tra questi figurano alcuni dei principali alleati di Trump al Congresso, i conservatori Jim Jordan e Mark Meadows.

Il conflitto in Yemen è scoppiato a marzo del 2015 e vede contrapporsi due fazioni: da una parte, i ribelli sciiti Houthi, supportati dall’Iran, e, dall’altra, le forze governative del presidente Hadi. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione araba a guida saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Gli Houthi hanno controllato la capitale del Paese, Sana’a, e le più vaste aree popolate dello Yemen dallo scoppio del conflitto. Le Nazioni Unite stanno portando avanti numerosi colloqui con gli Houthi e il governo sostenuto dai sauditi per trovare una soluzione politica a questa tremenda guerra, che continua a seminare morte e che ha ridotto lo Yemen sull’orlo della carestia. Il Paese, a seguito di questi 4 anni di conflitto, rappresenta la realtà più povera del Medio Oriente. Inoltre, a novembre del 2018, che è stato il mese che ha contato più vittime in Yemen, dall’inizio del conflitto, si sono verificati almeno 2.959 decessi documentati.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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