Algeria: dimissioni del capo dell’intelligence, ma le manifestazioni continuano

Pubblicato il 5 aprile 2019 alle 14:32 in Africa Algeria

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Le dimissioni del presidente, Abdelaziz Bouteflika, e del capo dell’intelligence non fermano le proteste. La popolazione algerina torna in piazza per il settimo venerdì successivo, per chiedere un radicale cambiamento politico. 

Altre personalità rilevanti dell’élite algerina stanno rassegnando le dimissioni, a seguito delle proteste, tra cui il capo dei servizi segreti del Paese. Il capo dell’intelligence, il generale dell’esercito in pensione, Athmane Tartag, era uno stretto alleato dell’ex presidente Bouteflika. I militari hanno riferito che l’uomo ha rinunciato alla propria carica, agendo nell’interesse nazionale. Il futuro politico dell’Algeria continua ad essere un interrogativo. Secondo gli articoli 102 e 104 della Costituzione algerina, che regolano il processo di rimozione del capo di Stato, non è possibile nominare un nuovo governo, fino a quando non si terranno le elezioni presidenziali. In questa situazione di stallo, migliaia di manifestanti si sono radunati nella capitale per chiedere le dimissioni dell’intera struttura politica, che comprende il partito di governo, gli ufficiali dell’esercito, numerosi uomini d’affari e sindacati. “Vogliamo sradicare i simboli del sistema”, ha dichiarato uno dei manifestanti, l’insegnante Ahmed Badili. “Vogliamo un cambiamento radicale. Non abbiamo bisogno di soluzioni temporanee “, ha riferito Noureddine Dimi, 52 anni, l’impiegato in banca. 

Bouteflika “ha ufficialmente avvisato il Consiglio Costituzionale della fine del proprio mandato come Presidente della Repubblica”, martedì 2 aprile. La notizia è arrivata a seguito dell’invito, da parte del ministero della Difesa algerino, a “dimettersi immediatamente”. La pressione esercitata dal proprio ministero rappresenta solo l’ultimo appello delle forze politiche e sociali che hanno chiesto al presidente, anziano e malato da anni, di dimettersi dalla carica più alta del Paese. Alla notizia delle dimissioni di Bouteflika, il capo delle forze armate, Ahmed Gaid Salah, ha chiesto “l’immediata applicazione della procedura costituzionale per sollevare dal proprio incarico il capo di Stato”. A tale proposito, il Consiglio costituzionale dovrebbe incontrarsi mercoledì 3 aprile, per confermare le dimissioni e per dichiarare il presidente della camera alta del Parlamento come leader ad interim, per 90 giorni, fino alle prossime elezioni presidenziali.

La pressione su Bouteflika è aumentata progressivamente, a seguito di alcune settimane di proteste di massa in Algeria, che hanno chiesto le sue dimissioni e un ricambio dell’élite politica, al potere dalla fine della guerra d’indipendenza algerina, nel 1962. Le manifestazioni nel Paese nordafricano hanno avuto inizio il 22 febbraio, dopo che il presidente ha annunciato la sua intenzione di candidarsi per un quinto mandato come capo di Stato. Questa mossa era stata sostenuta dal suo partito, il Fronte di liberazione nazionale (NLF) e dai suoi alleati, ma fortemente osteggiata dalla popolazione algerina. Il presidente aveva inizialmente ceduto alle richieste dei manifestanti e aveva annunciato che non avrebbe partecipato alle successive elezioni algerine. Tuttavia, il capo di Stato ha poi fatto un passo indietro e ha dichiarato che sarebbe rimasto alla guida del Paese, fino all’adozione di una nuova Costituzione, estendendo di fatto il suo attuale mandato. La promessa di una riforma costituzionale non è riuscita a placare le centinaia di migliaia di algerini che sono scesi in piazza per quasi cinque settimane, chiedendo le dimissioni immediate del presidente. A seguito della crescita delle proteste, i partiti di opposizione, l’esercito algerino, il partito di Bouteflika e i suoi stessi alleati hanno deciso di supportare i manifestanti e hanno chiesto, a loro volta, le dimissioni del presidente. Tali posizioni non hanno fatto che aumentare l’isolamento del capo di Stato di 82 anni, che è stato raramente visto in pubblico dopo il 2013, anno in cui ha avuto un ictus che ha fortemente peggiorato le sue condizioni di salute. 

Nonostante l’annuncio delle dimissioni del presidente, gli studenti algerini hanno organizzato una grande protesta in tutto il Paese, tramite i social network. Mohamed, membro di un’organizzazione studentesca di Algeri, ha dichiarato ad Al-Jazeera che l’annuncio di Bouteflika non è “sufficiente”. “Non cambierà nulla, lui se ne andrà, ma lo stesso regime, che ha governato l’Algeria dal 1962, rimarrà al suo posto se non continueremo a protestare”, ha affermato. “Non vogliamo solo le dimissioni di Abdelaziz Bouteflika, vogliamo un nuovo sistema politico”, ha poi concluso. Le manifestazioni, quindi, continuano. Similmente, Amel, un ingegnere informatico che vive ad Algeri, ha dichiarato di non essere soddisfatto dalla decisione di Bouteflika. “È solo la punta dell’iceberg: l’élite al potere, che sta aggrappata al potere, sta cercando di distrarci con le dimissioni del Presidente, ma non siamo ingenui”, ha dichiarato. Anche Amina, studentessa universitaria presso la Algiers School of Architecture, ha dichiarato che le manifestazioni continueranno e ha descritto l’annuncio di Bouteflika come “una piccola vittoria”. “È un primo passo, ma questo non è il nostro obiettivo finale. Il successo non dipende dalle dimissioni di Bouteflika, se tutta la vecchia guardia rimane al potere, dopo il 28 aprile. Devono andarsene tutti, ora più che mai, dobbiamo restare uniti e dimostrare pacificamente contro il regime”, ha riferito la ragazza ai giornalisti. 

Bouteflika è un veterano della guerra di indipendenza algerina contro la Francia, verificatasi tra il 1954 e il 1962. Dopo la dichiarazione d’indipendenza del Paese, Bouteflika e gli altri veterani hanno dominato la scena politica. Tale élite continua anche oggi a mantenerne il controllo. Nonostante la sua età e la sua salute precaria il presidente sembrava intenzionato a non piegarsi alla volontà delle piazze algerine. Nel 2008, per assicurarsi di rimanere in carica il più a lungo possibile, Bouteflika aveva eliminato le regole costituzionali che limitavano il potere del presidente a due mandati, vincendo poi le elezioni del 2009 con il 90% dei consensi. Molti algerini lo considerano il leader della riconciliazione nazionale successiva alla guerra civile. Alle elezioni del 2014, Bouteflika aveva ottenuto poi l’82% dei voti.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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