UE: la Cina è un rivale sistemico e un competitor economico

Pubblicato il 4 aprile 2019 alle 12:24 in Cina Europa

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L’UE definisce la Cina un “rivale sistemico” che promuove un modello di governance globale diverso e non più un “partner strategico” come in passato. Inoltre la dipinge come un “competitor economico nel tentativo di trovare un equilibrio di interessi nella gara per la leadership mondiale in ambito tecnologico.

L’Unione Europea si prepara ad incontrare la Cina nel vertice Cina-Ue del 9 aprile prossimo. Nel farlo, la Commissione Europea ha pubblicato il documento “UE-Cina: un outlook strategico” in cui, per la prima volta definisce il Paese di Mezzo un “rivale sistematico e un competitor economico” impostando una nuova linea generale per i rapporti bilaterali.

Ciò che preoccupa maggiormente l’Unione Europea della Cina attuale è il progetto pilota della politica estera del presidente Xi Jinping, l’iniziativa Belt and Road o Nuova Via della Seta. Si tratta del progetto che mira a ricostruire l’interconnessione tra Asia ed Europa che era propria dell’antica Via della Seta e di estenderla anche all’Africa e all’America Latina con la realizzazione di una lunga serie di progetti infrastrutturali a finanziamento cinese. Agli occhi dei suoi detrattori, l’iniziativa Belt and Road rappresenta la pietra miliare del tentativo della Cina di partecipare alla gara per la leadership globale e riformare il sistema internazionale andando verso uno sinocentrico. Inoltre, l’Unione Europea vuole tentare di investire nelle sue industrie tecnologiche che devono far fronte alla concorrenza cinese sempre più agguerrita e tecnologicamente avanzata. La Cina attualmente investe il 2% del suo PIL in Ricerca e Sviluppo e la sua spesa in questo settore ha già superato quella dell’Unione Europea.

Nel documento appena pubblicato dall’Unione Europea l’obiettivo è quello di riequilibrare i rapporti con la Cina e di far sì ce siano basati su una concorrenza leale e un accesso al mercato equo chiedendo a Pechino di impegnarsi nelle riforme per i sussidi e le politiche industriali in base a quanto previsto dal WTO.

Inizialmente, l’Unione Europea ha visto nel Belt and Road un’opportunità per realizzare una buona ripresa economica dopo la crisi e ha portato avanti un approccio basato su “aspettiamo e vediamo”. Col passare degli anni e con la realizzazione di molti dei progetti che l’iniziativa prevede dal 2013 a oggi, è diventato sempre più chiaro agli occhi dei leader europei che l’iniziativa – che promette uno sviluppo globale e condiviso – porta con sé anche molte sfide e l’ampliamento dell’influenza cinese sullo scenario globale. Il cambiamento di rotta dell’Unione Europea la pone nella posizione di tentare di regolamentare l’accesso delle imprese cinesi al mercato europeo e di provare a trovare una strategia comune ai 27 Paesi, anche se appare poco plausibile che si possa raggiungere anche una comunanza di interessi.

Mentre l’UE era intenta ad osservare e aspettare, la Cina non ha atteso ed è riuscita a siglare accordi bilaterali per l’adesione al Belt and Road con 13 Paesi membri dell’UE tutti localizzati nella zona sud-orientale del continente, da ultimo la Grecia (agosto 2018) e il Portogallo (gennaio 2019).

Il documento “UE-Cina: un outlook strategico” è stato pubblicato in seguito all’incontro sulla Cina tenutosi al Consiglio Europeo il 22 marzo scorso in preparazione del Vertice Ue-Cina del prossimo 9 aprile e il giorno precedente alla sigla, da parte del governo italiano, del memorandum d’intesa con la Cina per l’ingresso dell’Italia nel Belt and Road. Con la firma dell’accordo con Pechino, l’Italia è divenuta il primo Paese G7 ad aderire ufficialmente all’iniziativa di Xi Jinping che ha presenziato direttamente, insieme al presidente del consiglio italiano, Giuseppe Conte, alla sigla del memorandum. L’accordo, sebbene non legalmente vincolante, sancisce l’ingresso dell’Italia nel progetto cinese e viene considerato dal governo italiano un importante opportunità per la ripresa economica del Paese che risulta stagnante da diverse decadi, con un PIL che cresce solo dello 0,25% l’anno. Nella visione strategica lungimirante della Cina, l’ingresso dell’Italia è particolarmente importante poiché porta con sé l’accesso ai porti di Venezia, Trieste e Palermo che vanno a combinarsi con quelli di Capodistria in Slovenia e di Fiume in Croazia e a creare l’Associazione dei Porti dell’Adriatico Settentrionale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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