Libia: le Ong non devono entrare nelle acque territoriali libiche

Pubblicato il 4 aprile 2019 alle 10:42 in Immigrazione Libia

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La Marina e la Guardia Costiera libiche hanno intimato alle Ong di non entrare nelle acque territoriali del Paese e di non operare dove sono attive le autorità libiche.

In una dichiarazione, rilasciata il 2 aprile, la Marina libica si è rivolta alle Ong ancora presenti nel Mediterraneo e ha aggiunto che tali organizzazioni dovrebbero smettere di attirare i migranti verso viaggi mortali in mare, in colaborazione con  i trafficanti di esseri umani. Tali dichiarazioni arrivano mentre si avvicina la stagione calda, caratterizzata solitamente da un aumento delle partenze. “Il silenzio della comunità internazionale e dell’Unione europea sulla cattiva condotta di alcuni immigrati, come il recente dirottamento di una nave di salvataggio, induce i gruppi armati a fingere di essere migranti e a fare, poi, la stessa cosa, quando vengono salvati”. La dichiarazione si riferisce all’incidente del 27 marzo, in cui alcuni migranti hanno sequestrato una nave mercantile che li aveva soccorsi nel Mar Mediterraneo e hanno costretto l’equipaggio a portare l’imbarcazione dal mare libico verso l’Europa. I dirottatori sono poi stati arrestati dalle autorità di Malta, al loro arrivo nel porto di Valletta. Secondo le autorità marittime libiche, il sistema di ricerca e soccorso nel Mediterraneo è collassato e tali eventi ne sarebbero la prova. “Chiediamo alle forze dell’ONU e dell’UE di spingere i Paesi vicini alla Libia a chiudere i propri confini all’immigrazione illegale a contribuire ad accelerare il loro rimpatrio in Libia”.

Tuttavia, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), la Libia non può ancora essere considerata un porto sicuro. L’IOM in Libia è presente nei punti di sbarco per fornire assistenza primaria ai migranti che sono stati salvati in mare. Secondo quanto riporta l’organizzazione, a seguito del loro sbarco, i migranti vengono trasferiti in centri di detenzione, sotto la responsabilità della Direzione libica per la lotta alla Migrazione Illegale (DCIM), su cui l’Organizzazione non ha autorità o supervisione. La detenzione di uomini, donne e bambini è arbitraria. In questi centri, le condizioni di vita inaccettabili e disumane sono ben documentate e, a causa di questa situazione, l’OIM continua a chiedere soluzioni alternative alla detenzione sistematica dei migranti. L’OIM ha accesso ai centri solo per fornire assistenza umanitaria diretta, sotto forma di beni non alimentari, assistenza sanitaria e protezione, nonché sostegno volontario al rimpatrio umanitario, per i migranti che desiderano tornare nei loro Paesi di origine. Il supporto dello IOM ai centri di detenzione in Libia è uno degli sforzi dell’organizzazione, volti ad alleviare le sofferenze dei migranti. Tuttavia, questa non può garantire la loro sicurezza e protezione dalle gravi violazioni documentate in queste strutture. L’IOM sostiene soluzioni alternative alla detenzione, tra cui centri aperti e spazi sicuri per donne, bambini e altri migranti vulnerabili.

L’ultimo salvataggio in acque libiche risale al 3 aprile, quando la nave tedesca, Sea Eye, ha salvato 64 migranti che si trovavano in difficoltà, al largo delle acque libiche. Un’altra imbarcazione, con 50 persone a bordo, risulta ancora dispersa. “Abbiamo ricevuto la loro posizione GPS ”, ha dichiarato l’Ong. Tuttavia, “le autorità che abbiamo contattato non erano raggiungibili”, ha aggiunto, riferendosi alle autorità libiche. Secondo il servizio di salvataggio, infatti, le indicazioni sulla posizione del gommone erano state inviate anche alla Guardia Costiera libica, che però non era ancora intervenuta. Nel mese di marzo 2019, secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, in Europa sono sbarcati circa 3.000 migranti, per un totale di circa 12.000 stranieri giunti via mare nel continente europeo nei primi 3 mesi dell’anno. Si tratta di una lieve diminuzione rispetto ai numeri registrati nello stesso periodo del 2018, quando arrivarono via mare 13.711 stranieri. Il primo porto di arrivo, ormai dai mesi estivi, si conferma la Spagna, seguita da Grecia, Italia, con soli 524 sbarchi, Malta e Cipro. In relazione al numero di morti in mare, nel mese di febbraio l’IOM ha registrato 311 decessi, la maggior parte dei quali si sono verificati lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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