India-Pakistan: aumentano le tensioni in Kashmir, 7 morti

Pubblicato il 3 aprile 2019 alle 10:41 in India Pakistan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La tensione tra Pakistan e India, nella regione del Kashmir, continua a salire: 7 persone sono morte in uno scontro a fuoco che mette a rischio la stabilità dell’area, già compromessa a seguito dell’escalation avvenuta a febbraio di quest’anno. 

Un civile, 3 soldati pakistani, 2 donne indiane e 1 membro delle truppe paramilitari indiane sono morte a seguito dello scontro a fuoco, secondo quanto hanno riferito alcuni funzionari locali. Almeno 18 civili e 5 soldati sono rimasti feriti negli scontri. Le violenze sono scoppiate la notte dei lunedì 1 aprile, quando le truppe indiane hanno preso di mira alcune postazioni militari pakistane, nella città di Rakhchakri, che si trova al confine tra i due Paesi, nella parte del Kashmir controllata dal Pakistan. Il fuoco dei soldati indiani ha causato la morte di 3 soldati pakistani e ne ha ferito un altro, secondo quanto hanno riferito le autorità dell’esercito del Pakistan. Queste hanno poi aggiunto che i soldati pakistani “hanno risposto in modo efficace” all’attacco. La stessa notte, in un’altra area della regione, il fuoco indiano ha ucciso anche un abitante pakistano di 70 anni, a Niaza Per, secondo quanto riportato dal funzionario della polizia pakistana, Waheed Qureshi. 

L’attacco contro la postazione pakistana è avvenuto a seguito dell’accusa, lanciata lunedì mattina, da parte dell’esercito indiano contro le forze armate pakistane, di aver sparato alcuni mortai e colpi di arma da fuoco, lungo la frontiera altamente militarizzata tra i due Paesi, nella regione del Kashmir. Tali attacchi sarebbero avvenuti nell’area di Poonch, nella parte di Kashmir controllato dall’India. I soldati indiani hanno subito contrattaccato. Il fuoco transfrontaliero è ricominciato la mattina del 2 aprile, dopo una breve pausa. Le tensioni tra India e Pakistan, storici rivali regionali, sono aumentate esponenzialmente il 14 febbraio, a seguito di un attentato suicida, rivendicato da un gruppo militante del Kashmir stanziato in Pakistan; in tale attacco sono rimaste uccise 44 persone, tra poliziotti paramilitari e civili. L’attentato è stato effettuato tramite un’autobomba ed ha rappresentato il peggiore assalto degli ultimi decenni di ribellione in Kashmir, l’unico Stato a maggioranza musulmana in India. 

La situazione è ulteriormente peggiorata il 26 febbraio, quando l’aviazione di Nuova Delhi ha colpito un campo di addestramento del gruppo islamista Jaish-e-Mohammad (JeM), legato ad al-Qaeda e inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche dall’Onu nel 2001, in Pakistan. Il giorno successivo, Islamabad aveva abbattuto 2 jet indiani, catturando un pilota. Il raid indiano contro il campo di addestramento arrivava a seguito della rivendicazione dell’attacco suicida del 14 febbraio da parte di JeM. Le autorità di Nuova Delhi avevano reso noto che “un numero molto alto” di terroristi erano morti a causa dei bombardamenti del 26 febbraio. In questo modo, hanno sottolineato, era stata impedita la realizzazione di ulteriori attentati imminenti contro l’India.

I contrasti tra i due Paesi in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si torva a cavallo tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 macro aree oggetto di dispute territoriali. La zona di Jammu e Kashmir, nel centro Sud, è amministrata dall’India; lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, nel Nord, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. Infine, la zona Nord-orientale di Aksai Chin è sotto il controllo della Cina. Tale divisione amministrativa, tuttavia, non è riconosciuta formalmente, così che sia l’India, sia il Pakistan, continuano a rivendicare il controllo sulle aree amministrate dall’altro Paese. 

Queste tensioni hanno causato la guerra indo-pakistana del 1947, che ha portato alla suddivisione degli attuali confini. Da allora, il Pakistan che controlla circa un terzo del Kashmir, mentre l’India ne controlla circa metà. Un ulteriore cambiamento è avvenuto nel 1972 alla fine della guerra per l’indipendenza del Bangladesh, precedentemente considerato Pakistan orientale. Data la situazione, da decenni si verificano scontri e, ad avviso di Yusufzai, la pressione esercitata da Trump sul Pakistan non condurrà a una risoluzione dei problemi in Afghanistan.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.