USA tornano ad attaccare lo Yemen: sei raid aerei in una settimana

Pubblicato il 2 aprile 2019 alle 16:28 in USA e Canada Yemen

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Sei raid aerei americani, contro presunti affiliati di al-Qaeda, sono stati effettuati in Yemen, nell’ultima settimana. Questi rappresentano il primo attacco statunitense da mesi, nel Paese devastato dalla guerra civile.

Gli attacchi hanno avuto luogo nel governatorato di al-Bayda, secondo quanto ha riferito l’esercito americano, in una dichiarazione. “In coordinamento con il governo dello Yemen, le forze statunitensi continuano a sostenere le continue operazioni di antiterrorismo contro al-Qaeda nella Penisola Arabica e contro l’ISIS”, si legge nella dichiarazione statunitense. L’obiettivo di tali operazioni è quello di diminuire gli attacchi dei militanti nell’area, di smantellare le loro reti criminali e di impedirgli la libertà di manovra all’interno della regione. Questo è quanto ha riferito il colonnello Earl Brown, portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti. Le autorità americane o yemenite non hanno rilasciato informazioni sulle eventuali vittime dei raid.

La settimana precedente, il 26 marzo, nella capitale dello Yemen, Sana’a, numerose persone si erano radunate per mostrare sostegno al movimento Houthi, nel quarto anniversario dell’inizio della sanguinosa guerra nel Paese. Lo stesso giorno, un attacco aereo aveva causato la morte di 7 persone, che si trovavano in un ospedale in cui opera Save the Children. La notizia dell’attacco contro l’ospedale è stata diffusa dall’agenzia di stampa Reuters, che ha citato fonti interne all’organizzazione che si occupa dell’ospedale, Save the Children. Un missile ha colpito una stazione di servizio all’ingresso di un ospedale rurale che si trova a circa 100 km dalla città di Saada, nella parte nord-occidentale del Paese. L’attacco è avvenuto alle 9:30, ora locale, e ha causato la morte di 7 persone, tra cui 4 bambini e un operatore sanitario di Save the Children. Altre 8 persone sono rimaste ferite. Intanto, nella capitale Sana’a, uomini, donne e bambini hanno marciato sventolando i colori nazionali e hanno scandito slogan contro l’Arabia Saudita, che guida la coalizione militare che si oppone ai ribelli Houthi, e contro gli Stati Uniti, che la appoggiano. Slogan anche contro Israele, principale alleato americano nella regione, sono stati uditi nella capitale, fin dalle prime ore del mattino. La guerra in Yemen, ormai entrata nel quinto anno, continua ad essere uno dei conflitti più problematici dell’area, ma il supporto della popolazione ai ribelli Houthi non sembra essersi esaurito. A gennaio, un attacco degli Stati Uniti, nello Yemen centrale, aveva ucciso uno dei comandante di al-Qaeda, considerato una delle menti principali dietro alcuni attentati. 

Il conflitto in Yemen è scoppiato a marzo del 2015 e vede contrapporsi due fazioni: da una parte, i ribelli sciiti Houthi, supportati dall’Iran, e, dall’altra, le forze governative del presidente Hadi. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione araba a guida saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Gli Houthi hanno controllato la capitale del Paese, Sana’a, e le più vaste aree popolate dello Yemen dallo scoppio del conflitto. Le Nazioni Unite stanno portando avanti numerosi colloqui con gli Houthi e il governo sostenuto dai sauditi per trovare una soluzione politica a questa tremenda guerra, che continua a seminare morte e che ha ridotto lo Yemen sull’orlo della carestia. Il Paese, a seguito di questi 4 anni di conflitto, rappresenta la realtà più povera del Medio Oriente. Inoltre, a novembre del 2018, che è stato il mese che ha contato più vittime in Yemen, dall’inizio del conflitto, si sono verificati almeno 2.959 decessi documentati.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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