USA-Iran: Trump considera nuove sanzioni, l’Iran lo accusa di “terrorismo economico”

Pubblicato il 2 aprile 2019 alle 13:37 in Iran USA e Canada

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Il governo degli Stati Uniti sta considerando l’imposizione di ulteriori sanzioni contro l’Iran, che potrebbero andare a colpire alcuni settori dell’economia della Repubblica Islamica, non ancora toccati dalla recente crisi diplomatica tra i due Paesi. La Repubblica Islamica, in risposta, ha condannato l’atteggiamento americano e ha accusato Trump di fare del “terrorismo economico”. 

La notizia è stata lanciata da un funzionario dell’attuale amministrazione americana ed è stata poi riportata dall’agenzia di stampa Reuters. Secondo il funzionario in questione, il governo del presidente statunitense, Donald Trump, intende formalizzare le nuove sanzioni in occasione del primo anniversario del ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare del 2015, annunciato da Trump, l’8 maggio 2018. “Vogliamo un continuo effetto dissuasivo”, ha riferito il funzionario. “Vogliamo che le aziende continuino a pensare che fare affari con l’Iran sia una pessima idea”, ha aggiunto. L’uomo, che ha voluto parlare in condizione di anonimato, ha riferito che l’amministrazione spera di adottare queste misure aggiuntive nelle prossime settimane. “Quanto più possiamo fare, in occasione dell’anniversario, tanto meglio sarà”, ha dichiarato, aggiungendo che ci vorrà comunque tempo per mettere insieme le sanzioni e che il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sta lavorando proprio su questo. Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) era stato firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, quali Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Il ritiro unilaterale degli Stati Uniti da questo accordo ha causato la reintroduzione di una serie di sanzioni contro l’Iran.

Una delle nuove misure che potrebbero essere introdotte è la revoca delle deroghe concesse a otto compratori internazionali di petrolio iraniano. “Questo, penso, è quello a cui siamo orientati”, ha riferito il funzionario. Con il ritiro delle concessioni, l’acquisto di petrolio tornerebbe ad essere sanzionato dagli Stati Uniti, riducendo la domanda internazionale di greggio iraniano e quindi le esportazioni della Repubblica Islamica, il quarto produttore di oro nero dell’OPEC. In precedenza, gli Stati Uniti avevano dichiarato che l’obiettivo americano è quello di portare le esportazioni di petrolio iraniane a zero. Secondo la fonte anonima, l’obiettivo non è cambiato. Inoltre, la produzione domestica di petrolio degli Stati Uniti contribuirebbe a compensare la mancanza di greggio iraniano sul mercato internazionale, secondo quest’ultimo. Dal punto di vista americano, l’obiettivo delle misure restrittive contro l’Iran è quello di impedire che Teheran continui a finanziare alcune attività militari ritenute particolarmente pericolose. Gli USA vogliono esercitare una forte pressione finanziaria sul regime iraniano, affinché questo negozi un nuovo accordo in cui il Paese si impegni a cessare qualsiasi sviluppo e acquisto nucleare o missilistico. A tale riguardo, l’amministrazione Trump ha esortato la comunità internazionale a rispettare i vincoli posti dalle restrizioni americane. 

Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha condannato l’atteggiamento dell’amministrazione americana, secondo quanto riporta l’agenzia di stato IRNA. Il ministro ha dichiarato: “Questa non è solo una guerra economica; è terrorismo economico”. Le considerazioni riguardanti le nuove sanzioni contro l’Iran arrivano in un momento estremamente difficile del Paese e le autorità della Repubblica Islamica accusano gli Stati Uniti di non considerare il costo di tali politiche unilaterali e discrezionali sulla popolazione. A peggiorare la situazione, le forti piogge senza precedenti delle ultime due settimane hanno causato una serie di inondazioni in varie parti dell’Iran. Decine di persone sono rimaste uccise e molte altre ferite, a causa di questa catastrofe climatica. Le piogge hanno, inoltre, reso inabitabili numerose case, creando un gran numero di sfollati interni nel Paese. All’inizio delle inondazioni, il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha invitato tutte le forze armate iraniane a intervenire per consolidare le operazioni di soccorso. In tale contesto si inseriscono le dichiarazioni di Hassan Farahani, il capo della Red Crescent Society, un’organizzazione umanitaria che si occupa del soccorso alle vittime dell’innondazione. In un incontro con un giornalista norvegese, Farahani ha affermato che le sanzioni americane hanno aumentato le difficoltà delle persone danneggiate da questo tipo di catastrofi, poichè rendono difficile l’arrivo degli aiuti internazionali, inviati dalla Società della Mezzaluna Rossa. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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