Nicaragua: repressione mette a rischio accordi governo-opposizione

Pubblicato il 2 aprile 2019 alle 12:35 in America Latina America centrale e Caraibi

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Il governo del Nicaragua, guidato dal sandinista Daniel Ortega ha represso una manifestazione a Managua, subito dopo aver raggiunto un accordo con la coalizione di opposizione, Alianza Cívica, in cui si impegnava a rispettare le garanzie stabilite nella Costituzione, tra cui le libertà civili, l’impegno a fermare la repressione, a permettere manifestazioni pacifiche, a disarmare i gruppi paramilitari,a rilasciare tutti i prigionieri politici e ad avviare riforme elettorali prima di eventuali elezioni anticipate, una questione spinosa che Ortega si rifiuta di discutere.

Sabato 30 marzo, l’alleanza di opposizione Unità bianca e azzurra, dai colori della bandiera del Nicaragua, che riunisce più di 40 organizzazioni, ha organizzato diverse proteste nel paese, come un modo per misurare il livello di impegno del governo a porre fine alla violenza. L’esperienza della proteste, tuttavia, mette in dubbio l’onestà della parola di Ortega, con immagini della Polizia Nazionale che attaccano coloro che hanno partecipato alla manifestazione che hanno fatto il giro del Nicaragua e del mondo. Le forze di polizia hanno persino fatto irruzione in un centro commerciale dove i dimostranti avevano cercato rifugio.

La repressione ha visto coinvolti anche gruppi paramilitari fedeli al presidente, che avrebbero dovuto essere disarmati, almeno stando agli accordi. Uno di questi sostenitori di Ortega ha sparato a un gruppo di manifestanti, provocando almeno tre feriti. Secondo diverse fonti sono state anche arrestate diverse persone. L’Alianza Cívica ha condannato la violenta risposta del regime attraverso il suo account ufficiale di Twitter. “Condanniamo fermamente la flagrante violazione dei diritti delle persone che si sono riunite pacificamente e chiediamo il rilascio immediato di coloro che sono stati detenuti illegalmente, la volontà è dimostrata dai fatti”. Anche la Commissione interamericana dei diritti umani (CIDH) dell’Organizzazione degli Stati Americani ha invitato il governo “a rispettare il diritto dei nicaraguensi di protestare” e ha invitato Ortega a “chiarire quanto prima la situazione dei detenuti”.

L’accordo per rafforzare i diritti e le garanzie, firmato venerdì 29 marzo a Managua, prevede il rilascio definitivo e la chiusura di tutti i fascicoli penali aperti contro coloro che sono stati arrestati nel contesto della repressione contro le manifestazioni, iniziate il 18 aprile 2018, che chiedevano la fine dei 12 anni di governo di Daniel Ortega. Finora, Ortega aveva rilasciato 160 detenuti sugli oltre 600 considerati dall’opposizione e dalle organizzazioni di difesa dei diritti umani prigionieri politici.

Ortega, sempre più isolato a livello internazionale, con sanzioni contro il suo regime e i conti statunitensi di numerosi funzionari, tra cui la moglie e vicepresidente Rosario Murillo, congelati, cerca di trovare una soluzione alla crisi politica accettando la fine della repressione in Nicaragua, il permesso per manifestazioni pacifiche che aveva finora vietato, il disarmo dei gruppi paramilitari che seminano il terrore dallo scorso giugno, quando è stata lanciata la cosiddetta “Operazione pulizia”, ribattezzata dall’opposizione “carovana della morte”, a causa della quale circa 500 persone sono state uccise nel paese centroamericano e oltre 20.000 hanno lasciato il paese cercando rifugio nel vicino Costa Rica. 

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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