Erdogan perde il controllo su Istanbul, Ankara e Izmir: l’importanza delle ultime elezioni in Turchia

Pubblicato il 2 aprile 2019 alle 11:28 in Medio Oriente Turchia

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Il partito del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha perso le elezioni amministrative nelle tre maggiori città del Paese, Istanbul, Ankara e Izmir, secondo i risultati non ufficiali, pubblicati dalla agenzia di stampa statale Anadolu. Cosa significa e quali sono le maggiori conseguenze. 

Secondo i dati non ufficiali, il candidato del Partito popolare repubblicano (CHP), Ekrem Imamoglu, ha vinto le elezioni come sindaco di Istanbul, la città commerciale più importante del Paese, con il 48,8% dei voti. Il partito di Giustizia e Sviluppo (AK), del presidente Erdogan, era rappresentato a queste elezioni dal candidato Binali Yildirim, che ha ottenuto il 48,5% dei voti. Nella capitale, Ankara, il candidato del CHP, Mansur Yavas, ha raggiunto il 50,9% delle preferenze, mentre il candidato del partito AK, Mehmet Ozhaseki, ha perso con il 47,2% dei voti. Nella terza città più grande della Turchia, Izmir, il candidato del CHP, Mustafa Tunc Soyer, risulta in testa con il 58%, mentre Nihat Zeybekci, del partito AK, ha ottenuto solo il 38,5%. Il conteggio dei voti è stato completato in tutte le città del Paese, ma i risultati ufficiali saranno rilasciati solo dopo che il consiglio elettorale turco avrà esaminato le obiezioni sollevate dai partiti politici, che hanno tre giorni per presentare eventuali denunce riguardanti problematiche relative al processo elettorale. 

La competizione ad Istanbul è stata particolarmente serrata. Sia il partito AK, sia il CHP hanno, infatti, rivendicato la vittoria elettorale, nella giornata del 1 aprile. Yildirim, dell’AK Party, aveva affermato di aver vinto con circa 4.000 voti di vantaggio. Tuttavia, il candidato ha successivamente ammesso di aver ottenuto 25.000 preferenze in meno, rispetto ad Imamoglu, il futuro sindaco del partito CHP. Sezgin Tanrikulu, un deputato del CHP di Istanbul, ha dichiarato che, anche se Imamoglu risulta il vincitore della competizione elettorale ad Istanbul, il comitato elettorale intende aspettare il periodo di obiezione, prima di dichiarare la vittoria ufficiale. “Ci sono state lamentele riguardanti alcune urne elettorali: legalmente, chi presenta un problema deve dimostrarne l’esistenza in relazione ad ogni singola urna”, ha dichiarato Tanrikulu. “Quindi il numero di voti che verranno riconteggiati è limitato”, ha poi aggiunto. Secondo Galip Dalay, ricercatore presso l’Università di Oxford, i risultati non rappresentano una perdita matematica per l’AK Party. Tuttavia, questi non saranno presi alla leggera dal blocco di Erdogan. “Si tratta di una perdita psicologica, dovuta all’aver perso il controllo in diverse grandi città, tra cui le tre più grandi del Paese”, ha affermato Dalay. “Le elezioni anticipate sono da escludere, perché a livello nazionale il Partito AK non ha subito gravi perdite in termini di numero di voti”, ha poi sottolineato. 

Queste elezioni rappresentano il primo confronto con l’elettorato, da quando il presidente Erdogan ha assunto ampi poteri esecutivi, lo scorso anno. Di conseguenza, i risultati sono considerati come un voto di fiducia nei confronti del recente operato presidenziale. Anche se i risultati non hanno alcun rapporto diretto con il governo centrale, la perdita del controllo su le maggiori città del Paese è vista come un rimprovero al governo, dovuto specialmente alla situazione economica declinante del Paese. L’economia turca, infatti, è stata recentemente caratterizzata da un aumento dei prezzi e del tasso di disoccupazione, che ha raggiunto il livello più alto negli ultimi tre decenni. Per comprendere il significato di queste elezioni, rispetto alla situazione attuale della Turchia, il quotidiano Al-Monitor  fornisce un’analisi molto rilevante dei principali aspetti da considerare.

Inanzitutto, l’affluenza alle urne è stata inferiore all’83% ed ha rappresentato un calo rispetto all’87,5% delle elezioni del 24 giugno. Si ritiene che la diminuzione della partecipazione sia dovuta principalmente allo scontento di alcuni sostenitori dell’AK Party, che hanno deciso di non votare. Tale dato deve essere tenuto ben in considerazione dal presidente Erdogan. Inoltre, è importante considerare il significato simbolico di Istanbul. La perdita del controllo su questa città rappresenta un evento particolarmente sofferto dal Partito AK. Infatti, l’ascesa al potere di Erdogan è iniziata proprio ad Istanbul, nel 1994, quando l’attuale presidente è stato eletto sindaco della città, vincendo le stesse elezioni amministrative che sono state perse in questa occasione. Inoltre, Istanbul è una  metropoli di oltre 15 milioni di persone e rappresenta il maggiore centro industriale e commerciale della Turchia. Perdere il controllo di questa città priverà l’AK Party delle abbondanti risorse economiche che sono state importantissime per attuare le politiche necessarie ad espandere la base del partito.

Il risultato di queste elezioni può, inoltre, essere considerato una critica nei confronti dell’atteggiamento di Erdogan e dei suoi continui attacchi l’opposizione, secondo il quotidiano Al-Monitor. Il presidente turco ha basato il proprio operato politico su quella che viene definita la “questione della sopravvivenza” della nazione, attaccata da cospiratori stranieri e interni. A tale proposito, Erdogan ha accusato il CHP di cooperare con i “terroristi”, equiparando il Partito Democratico dei popoli filo-curdi (HDP) al Partito dei Lavoratori Curdi (PKK), considerato illegale in Turchia. In queste elezioni, l’HDP, di visioni molto più moderate del PKK, ha sostenuto il partito rivale di Erdogan, il CH, nelle principali città, tra cui Ankara e Istanbul. Infine, una delle sorprese di queste elezioni viene dalla regione sudorientale, a maggioranza curda, della Turchia, dove l’HDP ha perso molte delle sue vecchie roccaforti, tra cui Bingol, Bitlis e Sirnak. “Alcune di queste sono città conservatrici e c’è un’inclinazione generale verso il conservatorismo dell’AKP”, ha riferito Irfan Aktan, un eminente giornalista che si è occupato di politica curda, per oltre un decennio. Tuttavia, a Diyarbakir, la più grande città del sud-est della Turchia a prevalenza curda, il partito filo-curdo ha comunque ottenuto una vittoria significativa.

Ora che le elezioni sono terminate, la prossima sfida del presidente Erdogan è rappresentata dalla crisi economica. Libera dalla pressione elettorale, Ankara sarà probabilmente costretta ad adottare misure di austerità e potrebbe cercare di ridurre le tensioni con gli Stati Uniti e le altre potenze occidentali, per ripristinare la fiducia degli investitori stranieri. Con un pessimo tempismo, tuttavia, il giorno dopo le elezioni amministrative, gli Stati Uniti hanno annunciato che non porteranno a termine la consegna degli F-35 in Turchia, dopo che Erdogan ha insistito nella decisione di acquistare il sistema di difesa aerea S-400 dalla Russia. A seguito di tale notizia, la lira turca ha perso oltre l’1% rispetto al dollaro, peggiorando una situazione economico-finanziaria, e ora anche politica, già estremamente complessa. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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