Xi Jinping: la Cina deve considerare i vantaggi economici e militari dell’Occidente

Pubblicato il 1 aprile 2019 alle 9:59 in Asia Cina

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Il presidente cinese, Xi Jinping, ha dichiarato che le nazioni occidentali sviluppate hanno vantaggi economici, tecnologici e militari di lungo termine, rispetto alla Cina, e che il Partito Comunista deve rendersi conto che i punti di forza dell’Occidente potrebbero essere utilizzati per criticare i fallimenti del socialismo. 

Da quando ha assunto il potere in Cina più di sei anni fa, Xi ha intensificato gli sforzi per assicurare la totale lealtà e la disciplina nei confronti del partito. Questi sforzi hanno incluso numerose iniziative per una forte repressione della corruzione. Secondo gli esperti di Reuters, il presidente cinese avrebbe avvertito che la sopravvivenza stessa del partito dipende da una maggiore efficienza del sistema cinese. Il 2019 rappresenta un anno da ricordare per la Cina, durante il quale festeggia 70 anni dalla presa del potere del Partito Comunista, ma anche il trentesimo anniversario della sanguinosa repressione contro i dimostranti pro-democrazia, a Piazza Tiananmen. In tale contesto, le autorità cinesi avrebbero aumentato le richieste di lealtà di partito.

Lunedì 1 aprile, uno dei principali giornali del partito, Qiushi, ha pubblicato per la prima volta lunghi estratti di un discorso che Xi ha pronunciato all’inizio del 2013, poco dopo essere diventato capo del partito. Citando Marx ed Engels, Xi ha riferito che il socialismo avrebbe inevitabilmente sconfitto il capitalismo, ma che questo sarebbe stato il risultato di un lungo processo storico. La Cina deve “valutare appieno la realtà oggettiva del vantaggio a lungo termine che i Paesi sviluppati occidentali hanno in campo economico, scientifico e militare e preparare coscienziosamente tutti gli aspetti della cooperazione e della lotta a lungo termine tra i due sistemi sociali”, ha dichiarato Xi . Il partito avrebbe anche dovuto”affrontare la realtà, poiche alcune persone mettono a confronto le buone qualità delle nazioni occidentali sviluppate con le insufficienze dello sviluppo socialista del nostro Paese e le criticano”, ha aggiunto.

Il presidente ha riconosciuto che il partito ha commesso “grandi errori”, come la Rivoluzione Culturale, quando i bambini si sono rivoltati contro i genitori e gli studenti contro gli insegnanti, dopo che Mao Zedong aveva incitato alla rivolta. Tuttavia, secondo Xi, la storia del partito è “generalmente parlando gloriosa”. Coloro che criticano la rivoluzione, che ha portato al potere il Partito Comunista nel 1949, stanno semplicemente cercando di portare al rovesciamento del sistema. In ogni caso, secondo il presidente, la Cina ha bisogno di continuare con le sue importanti riforme economiche, iniziate nel 1978, senza le quali il Paese avrebbe rischiato il collasso. Il partito “potrebbe anche aver affrontato una grave crisi, come la fine del socialismo in Unione Sovietica e in Europa orientale”. Tuttavia, secondo Xi, la Cina aveva dimostrato che gli oppositori sbagliavano, e ha dichiarato: “Sia la storia che la realtà ci dicono che solo il socialismo può salvare la Cina. Solo il socialismo con caratteristiche cinesi può sviluppare la Cina. Questa è la conclusione della storia e la scelta della gente”. 

La pubblicazione di tali dichiarazioni arriva in un periodo in cui la Cina sta cercando di mettere fine alla guerra commerciale con gli Stati Uniti e di lanciare l’ambiziosa iniziativa della Nuova Via della Seta. Per quanto riguarda la guerra commerciale, i due Paesi sono stati impegnati in una serie di rialzi delle tariffe doganali da circa 8 mesi. Gli Stati Uniti hanno imposto dazi punitivi su 250 miliardi di dollari di importazioni cinesi e Pechino ha risposto con tariffe per 110 miliardi di dollari di beni statunitensi, tra cui soia e altre materie prime. Tali misure hanno contribuito ad agitare i mercati finanziari, ad interrompere le catene di approvvigionamento manifatturiero e a ridurre le esportazioni di aziende agricole statunitensi. Alla fine di febbraio, tuttavia, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero anche non concludere un accordo commerciale con la Cina se questo non fosse abbastanza buono. I consulenti economici della Casa Bianca, da parte loro, invece, hanno propagandato “fantastici” progressi per l’accordo volto a porre fine alla disputa con Pechino. A conferma di ciò, il 24 febbraio, Trump ha ritardato un aumento tariffario di $ 200 miliardi in beni cinesi, il quale era stato programmato per sabato 2 marzo, citando i progressi nei colloqui.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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