Elezioni amministrative in Turchia: Erdogan ha perso Istanbul e Ankara?

Pubblicato il 1 aprile 2019 alle 10:36 in Medio Oriente Turchia

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Il partito di Giustizia e Sviluppo (AK), del presidente turco, Tayyip Erdogan, e il principale partito di opposizione, il Partito del Popolo Repubblicano (CHP), hanno entrambi dichiarato di aver vinto le elezioni amministrative di Istanbul. Ad Ankara, dove gli scrutini sono quasi completi, la coalizione di Erdogan sembra aver già perso le cruciali elezioni

Parlando con i giornalisti nella citta di Istanbul, il maggiore sfidante di Erdogan, Ekrem Imamoglu, ha dichiarato di aver vinto con quasi 28.000 voti, citando i dati forniti dalla propria coalizione. Qualche minuto dopo, il capo provvisorio del partito AK a Istanbul ha, a sua volta, dichiarato la vittoria del proprio candidato , Binali Yildirim, con circa 4.000 voti di vantaggio. Secondo i dati condivisi dall’Agenzia Anadolu, la coalizione guidata dal CHP, la Nation Alliance, si attestava al 48,65%, mentre i voti della coalizione dell’AK raggiungevano il 47,7%, nella città di Istanbul. Tali cifre si riferiscono ad uno scrutinio dei voti completo al 99%. Non c’è stata alcuna dichiarazione ufficiale da parte della commissione elettorale turca sulla questione, ma il suo capo ha dichiarato, lunedì 1 aprile, che si stavano ancora contando i voti provenienti da alcuni dei seggi elettorali. Nelle elezioni municipali di Ankara, i risultati preliminari hanno mostrato che il candidato della Nation Alliance, Mansur Yavas, ha raccolto il 50,9%, delle preferenze, con il 99% dei voti conteggiati. Dall’altra parte, Mehmet Ozhaseki, il candidato della People’s Alliance, di cui fa parte il partito di Erdogan, aveva raggiunto il 47,2%. Le elezioni di domenica 31 marzo, in cui i cittadini turchi hanno votato per eleggere sindaci e altri funzionari locali in tutto il Paese, sono le prime da quando Erdogan ha assunto più ampi poteri presidenziali, dopo la vittoria del 24 giugno 2018

Nella terza città più grande della Turchia, Izmir, il candidato della Nation Alliance, Mustafa Tunc Soyer, è in testa con il 58%. Nihat Zeybekci, il candidato del blocco di Erdogan, ha raccolto, invece, solo il 38,5% dei voti. Anche in questo caso, il 99% dei voti è stato conteggiato. A livello nazionale, l’Alleanza popolare, che comprende il partito AK e il partito nazionalista di estrema destra (MHP), ha ottenuto il 51,7 percento dei voti. Tale risultato segue quello della Nation Alliance, una coalizione composta dal CHP e dal Good Party, un partito di destra, che ha invece ottenuto il 37,6% a livello nazionale. Il presidente Erdogan aveva descritto tali elezioni amministrative come cruciali per la sopravvivenza della Turchia. Una sconfitta elettorale ad Ankara o a Istanbul era stata suggerita da alcuni sondaggi e implicherebbe per Erdogan la fine di quasi un quarto di secolo di governo del suo partito, l’AK Party (AKP), e dei suoi predecessori, in due poli fondamentali del Paese. Questo arrecherebbe un grave colpo al leader turco. In vista del voto, i principali partiti all’opposizione, il Republican People’s Party (CHP) e l’Iyi Party, avevano formato una coalizione per aumentare le proprie possibilità contro l’AKP e i suoi alleati nazionalisti del MHP. Invece il partito d’opposizione filo-curdo, il Peoples Democratic Party (HDP), si è presentato da solo alle elezioni. Tale partito è considerato da Erdogan un sostenitore dei militanti curdi, un’accusa che il movimento ha sempre respinto.

In una situazione di contrazione economica e finanziaria come quella attraversata dalla lira turca nel corso del 2018, in cui la moneta ha perso il 30% del suo valore d’acquisto, alcuni elettori sono apparsi più critici nei confronti di Erdogan. Nella settimana precedente al voto, il presidente ha ribadito che i problemi economici della nazione sono causati da deliberati attacchi delle potenze occidentali, che tentano di “bloccare la strada della grande e potente Turchia”. Prima di queste elezioni amministrative, Erdogan aveva tenuto circa un centinaio di comizi in tutto il Paese, con particolare focus su Istanbul e ad Ankara. Infine, la giornata elettorale è stata segnata da violenze nel sud-est del Paese, dove due membri di un piccolo partito, l’Islamist Felicity Party, sono stati uccisi da alcuni proiettili, nella provincia di Malatya. Secondo un portavoce del partito, si trattava di un osservatore elettorale e di un funzionario addetto alla sicurezza. I media locali hanno divulgato la notizia, aggiungendo che una persona è stata incarcerata in relazione all’omicidio. Inoltre, a Diyarbakir, 2 persone sono rimaste ferite, e una versa ora in condizioni critiche, dopo essere state accoltellate in un litigio tra candidati.  Il governo turco aveva preventivamente dispiegato misure di sicurezza massicce, con 553.000 poliziotti e altre forze di sicurezza operative in tutto il Paese.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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