Egitto: condannati all’ergastolo 18 militanti dell’ISIS

Pubblicato il 1 aprile 2019 alle 13:48 in Africa Egitto

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un tribunale egiziano ha condannato all’ergastolo 18 persone che avevano aderito allo Stato Islamico e che avevano preparato un attacco mortale contro una chiesa.

Secondo l’accusa, alcuni degli imputati avevano presumibilmente ricevuto un addestramento militare in Libia e Siria e avevano pianificato alcuni attacchi kamikaze nel luglio del 2017. Gli attacchi avevano come obiettivo una chiesa nella città di Alessandria, secondo quanto riportato dal quotidiano The New Arab, che cita i media locali. Nello stesso anno, gli stessi imputati erano stati condannati per aver organizzato il bombardamento di un negozio di alcolici, situato nella città di Damietta, 200 chilometri a nord-est del Cairo. Oltre ai 18 ergastoli, il tribunale ha anche pronunciato le sentenze di 8 persone a 15 anni di reclusione e di altre 4 a 10 anni. Gli imputati, che in totale contavano 30 persone, sono stati ritenuti colpevoli di terrorismo, ma anche di possesso di esplosivi, armi da fuoco e munizioni. I gruppi terroristici egiziani sono particolarmente attivi nel Sinai, una regione conosciuta per ospitare opere e progetti dell’aeronautica egiziana. Il 26 marzo, alcuni terroristi, sospettati di essere membri della sezione egiziana dall’ISIS, hanno aperto il fuoco contro alcuni lavoratori nel centro della regione desertica, uccidendo almeno dieci persone

Nell’aprile 2017, l’ISIS ha rivendicato la responsabilità di due attacchi terroristici contro chiese copte, che hanno ucciso almeno 47 persone, durante le celebrazioni della Domenica delle Palme. A seguito di questo terribile evento, l’Egitto ha dichiarato lo stato di emergenza. Inizialmente, Al-Sisi aveva imposto lo stato di emergenza nel Sinai del Nord il 25 ottobre 2014, dopo una serie di attacchi terroristici nella regione, che avevano causato la morte di 26 militari egiziani. Successivamente, il 10 aprile 2017, il presidente egiziano aveva esteso tale condizione a tutto il Paese, dopo il sanguinoso attentato della domenica delle Palme del 2017. Il 15 aprile 2018, il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha esteso di altri 3 mesi lo stato di emergenza nel Paese. Tale misura ha suscitato a sua volta enormi preoccupazoni, riguardanti la possibilità che il regime di al-Sisi, possa utilizzare l’emergenza per aumentare la repressione degli oppositori politici. Da quando al-Sisi è salito al potere, l’8 giugno 2014, ha mostrato il pugno di ferro, vietando le proteste non autorizzate e imprigionando migliaia di persone per reprimere massicciamente ogni forma di dissenso. Dalla cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, avvenuta il 3 luglio 2013, le autorità egiziane hanno iniziato a lanciare una dura repressione contro la Fratellanza Musulmana, dichiarata organizzazione terrorista nel dicembre 2013, e contro tutti gli oppositori politici. Contestualmente, l’Egitto ha visto aumentare la conflittualità negli ultimi anni. Secondo i rapporti ufficiali, 600 sospetti militanti e 40 soldati sono stati uccisi, nel febbraio 2018. 

La campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai 2018, è stata lanciata il 9 febbraio 2018 dal governo egiziano, con l’obiettivo di contrastare i ribelli islamisti, insieme a tutte le altre attività criminali che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità del Paese. Nonostante il presidente egiziano avesse promesso che l’operazione “si sarebbe conclusa il prima possibile”, le violenze nell’area continuano ad essere diffuse. Le iniziative, tuttavia, stanno avendo successo, permettendo di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi. L’esercito ha affermato che più di 550 sospetti jihadisti sono stati uccisi dal lancio dell’offensiva, costando la vita a più di 30 soldati egiziani. Secondo quando riportato dal Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, l’anno scorso, l’Egitto ha subito numerosi attacchi terroristici mortali. Nonostante gli sforzi del governo del presidente Abdel Fatah Al Sisi e delle forze di sicurezza egiziane (FSE), in particolare nel nord del Sinai, gli attacchi terroristici sono rimasti persistenti. Gli affiliate dell’ISIS, tra cui ISIS-Sinai Province (ISIS-SP) e un gruppo distinto che si autodefiniva Stato Islamico (IS Egitto), rappresentavano la minaccia più significativa, così come gruppi come Harakat Sawa’d Misr (HASM) e Liwa al- Thawra. Per gran parte dell’anno, questi attacchi hanno preso di mira principalmente il personale di sicurezza egiziano. Tuttavia, il 24 novembre 2017, terroristi affiliati all’ISIS hanno ucciso oltre 312 civili in una moschea Sufi nel Nord Sinai, compiendo il peggior attacco terroristico nella storia dell’Egitto. Ad aprile 2017, il governo egiziano ha poi approvato una legge che facilita il perseguimento di casi di terrorismo. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.