Bolsonaro a Gerusalemme: Ambasciata del Brasile resta a Tel Aviv

Pubblicato il 1 aprile 2019 alle 11:07 in Brasile Israele

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Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, in visita a Gerusalemme, ha inaugurato un ufficio commerciale del paese latinoamericano nella città. Nonostante la promessa iniziale, il leader brasiliano non ha trasferito l’ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Decisiva la pressione del potente sindacato degli esportatori di carne, il cui commercio con i paesi arabi frutta al Brasile 5 miliardi l’anno. Il paese latinoamericano è infatti uno dei principali produttori di carne halal nel mondo.

All’inizio della sua visita ufficiale in Israele, Jair Bolsonaro si è dunque semplicemente limitato ad inaugurare domenica 31 marzo un ufficio commerciale dell’Ambasciata del Brasile a Gerusalemme, al posto del promesso trasferimento dell’Ambasciata del Brasile dalla sua sede attuale a Tel Aviv.

Il presidente latinoamericano ha quindi evitato per ora di seguire nelle le orme del presidente degli Stati Uniti Donald Trump nell’installare l’ambasciata nella Città Santa, una promessa elettorale rivolta non solo alla comunità ebraica ma anche alla ben più numerosa e potente comunità evangelica, che Bolsonaro ha ribadito personalmente a Benjamin Netanyahu nel mese di gennaio, durante la visita del primo ministro israeliano a Brasilia in occasione dell’insediamento di Bolsonaro come presidente del Brasile.

Nove giorni prima delle elezioni legislative in Israele, il premier e leader del Likud Netanyahu approfitta della visita di Bolsonaro per presentarsi davanti agli elettori come lo statista che intensifica i rapporti con il gigante del Sud America, un mercato potenzialmente immenso per le imprese israeliane.

“Stiamo scrivendo la storia insieme – ha dichiarato Netanyahu ricevendo il presidente brasiliano a Gerusalemme – e stiamo aprendo una nuova era di relazioni tra i nostri paesi, dopo anni di esitazione”. Netanyahu ha fatto riferimento ai successivi governi del Partito dei lavoratori di Lula e Dilma Rousseff che hanno messo in discussione la politica israeliana sul conflitto palestinese.

“Ci stiamo avvicinando ai paesi che condividono le nostre tradizioni, la democrazia e la fede in Dio” – ha detto Bolsonaro in una conferenza stampa congiunta con Netanyahu in cui ha confermato l’apertura dell’ufficio commerciale a Gerusalemme. Il primo ministro israeliano ha interpretato la decisione come “un primo passo” per il trasferimento dell’ambasciata da Tel Aviv alla Città Santa.

L’Autorità palestinese ha criticato comunque la decisione di Bolsonaro ed ha convocato l’ambasciatore per consultazioni.

Il presidente Bolsonaro ha iniziato a Gerusalemme una visita di quattro giorni con una grande delegazione di membri del Gabinetto brasiliano che hanno firmato accordi, tra l’altro, sulla cooperazione militare, l’aviazione, la sicurezza informatica e la tecnologia. Durante la sua campagna elettorale, Bolsonaro aveva sostenuto che “Israele è uno stato sovrano e noi dobbiamo rispettare dove ha stabilito la sua capitale”.

Dopo il trasferimento dell’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, il solo Guatemala ha seguito le orme di Trump. Il Paraguay, dopo aver trasferito l’ambasciata a Gerusalemme, la ha riportata a Tel Aviv dopo l’elezione di Mario Abdo Benítez alla guida del paese. Alcuni paesi più vicini a Israele hanno aperto uffici di rappresentanza o commerciale, come l’Ungheria, o culturale, come la Repubblica Ceca, mentre Romania, Australia e Filippine stanno lavorando a una mossa simile a quella del Brasile, ma senza muovere l’ambasciata da Tel Aviv.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e dal portoghese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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