Turchia: domenica alle urne, partito di Erdogan a rischio

Pubblicato il 31 marzo 2019 alle 15:14 in Medio Oriente Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I cittadini turchi stanno votando, domenica 31 marzo, alle elezioni amministrative che il presidente, Tayyip Erdogan, ha descritto come cruciali per la sopravvivenza della Turchia, in un clima segnato da violenze che hanno già causato la morte di 2 membri di un partito nel sud-est del Paese.

I seggi hanno ufficialmente aperto alle 7.00 del mattino, ora locale, nella Turchia orientale, e un’ora dopo nel resto del Paese; la chiusura è prevista alle 16.00 nella regione est, e alle 17.00 in quella occidentale. Sono poco più di 57 milioni le persone aventi diritto al voto, e le prime stime affidabili sui risultati emergeranno a partire dalla mezzanotte.

La giornata elettorale è stata però segnata da violenze nel sud-est del Paese, dove due membri di un piccolo partito, l’Islamist Felicity Party, sono stati uccisi da proiettili nella provincia di Malatya; secondo un portavoce del partito, si trattava di un osservatore elettorale e di un funzionario addetto alla sicurezza. I media locali hanno divulgato la notizia, aggiungendo che una persona è stata incarcerata in relazione all’omicidio. Inoltre, a Diyarbakir, 2 persone sono rimaste ferite, e una versa ora in condizioni critiche, dopo essere state accoltellate in un litigio tra candidati.  Il governo turco aveva preventivamente dispiegato misure di sicurezza massicce, con 553.000 poliziotti e altre forze di sicurezza operative in tutto il Paese.

Le elezioni di domenica 31 marzo, in cui i cittadini turchi votano per eleggere sindaci e altri funzionari locali in tutto il Paese, sono le prime da quando Erdogan ha assunto più ampi poteri presidenziali, dopo la vittoria del 24 giugno 2018, e saranno una prova del nove per il suo governo, che è stato criticato per la politica economica prefissatasi e per il rispetto dei diritti umani.

Una ipotetica sconfitta elettorale ad Ankara o a Istanbul, suggerite da alcuni sondaggi, implicherebbe per Erdogan la fine di quasi un quarto di secolo di governo del suo partito, l’AK Party (AKP), e dei suoi predecessori, in due poli fondamentali del Paese, e arrecherebbe un grave colpo al leader turco. In vista del voto, i principali partiti all’opposizione, il Republican People’s Party (CHP) e l’Iyi Party, hanno formato una coalizione per rivaleggiare con più chance contro l’AKP e i suoi alleati nazionalisti del MHP. Invece il partito d’opposizione filo-curdo Peoples Democratic Party (HDP), accusato da Erdogan di avere legami con i militanti curdi, accusa che il movimento ha sempre respinto, si è presentato da solo alle elezioni.

In una situazione di contrazione economica e finanziaria come quella attraversata dalla lira turca nel corso del 2018, in cui la moneta ha perso il 30% del suo valore d’acquisto, alcuni elettori sono apparsi più critici nei confronti di Erdogan. Nella settimana precedente al voto, il presidente ha ribadito che i problemi economici della nazione sono causati da deliberati attacchi delle potenze occidentali, che, come egli ha ripetuto anche sabato 30 marzo, durante un comizio a Istanbul, tentano di “bloccare la strada della grande e potente Turchia”.

Prima delle elezioni, Erdogan ha tenuto circa un centinaio di comizi in tutto il Paese, con particolare focus a Istanbul e ad Ankara.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.