Cina: il punto sul Belt and Road

Pubblicato il 31 marzo 2019 alle 16:13 in Asia Cina

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Il presidente della Cina, Xi Jinping, ha annunciato che nel mese di aprile si svolgerà a Pechino la seconda edizione del Forum per la Cooperazione Internazionale sul Belt and Road. Sono già diverse decine i leader internazionali, tra cui Vladimir Putin e il presidente del consiglio italiano, Giuseppe Conte, ad aver annunciato la loro partecipazione. Si tratta del secondo incontro – dopo il primo tenutosi nella capitale cinese il 14 e 15 maggio 2017.

L’obiettivo del Forum è quello di fare il punto sullo stato dell’opera di realizzazione dei progetti che ricadono sotto l’egida dell’iniziativa fiore all’occhiello della politica estera di Xi Jinping nota come Belt and Road o Nuova Via della Seta. Il nome inglese, come quello cinese da cui viene, sta ad indicare la “Belt”, ovvero una cintura economica lungo le rotte dell’antica Via della Seta terrestre e una “Road”, una via marittima che colleghi Asia, Africa ed Europa. Il Belt and Road mira a riconnettere tra loro i diversi continenti con una serie di progetti infrastrutturali che vedono la partecipazione di aziende cinesi e l’afflusso di capitali provenienti da Pechino per la loro realizzazione. Sono attualmente più di 130 i Paesi che hanno aderito all’iniziativa, da ultimo l’Italia che ha siglato il protocollo di intesa per la cooperazione nel Belt and Road il 23 marzo scorso, durante la visita di stato nel Paese del presidente cinese Xi Jinping.

L’iniziativa Belt and Road, dal suo lancio nel 2013, ha visto una crescita costante della sua importanza a livello nazionale cinese, infatti è stata anche iscritta nello statuto costitutivo del Partito Comunista Cinese nel 2017 e della sua risonanza a livello mondiale. Sono molti i Paesi, Stati Uniti ed India per primi, che guardano al progetto cinese con sospetto considerandolo una “trappola del debito” per i Paesi che vi aderiscono o una sorta di nuovo Piano Marshall pronto a minare l’ordine liberale del mondo o per “schiavizzare” i Paesi in via di sviluppo. Altri Paesi e analisti considerano il progetto una grande opportunità e la Nuova Via della Seta.

La realtà dei fatti, secondo l’analisi di The Diplomat, è nel mezzo. Il Belt and Road è di fatto un’iniziativa che permette di migliorare lo sviluppo infrastrutturale di molti Paesi, ma al contempo aumenta l’accesso da parte della Cina agli altri mercati e alla fornitura di prodotti, attraverso sia progetti finanziati pubblicamente che con capitali privati.

L’economia cinese è cresciuta a ritmo molto sostenuto nelle ultime decadi e ha vissuto un incredibile sviluppo infrastrutturale. I grandi gruppi che hanno realizzato le infrastrutture a livello nazionale sono ora alla ricerca di nuovi progetti di costruzione e li hanno trovati nel Belt and Road.

I dati numerici riguardo ai flussi di investimento realmente utilizzati per i progetti del Belt and Road non sono univoci. Il Ministero del Commercio Cinese stima i capitali ammontanti a circa 15 miliardi di dollari l’anno, mentre l’isituto MERICS di Berlino specializzato nelle analisi sulla Cina parla di 25 miliardi di dollari medi annui per gli ultimi 5 anni. Probabilmente nuove stime verranno enunciate durante il Forum.

Il presidente Xi Jinping ha voluto avvicinare la sua iniziativa all’antica Via della Seta che collegava, tramite carovane, la Cina all’Europa. I punti in comune tra il Belt and Road odierno e la via commerciale antica non sono però molti, secondo l’analisi di The Diplomat. Sull’antica Via della Seta, infatti, i beni passavano di mano in mano tramite le carovane e i mercanti di diverse nazionalità e tutti ne traevano un guadagno economico. Il Belt and Road, invece, sembra concentrarsi su grandi progetti realizzati dalle aziende e dalla forza lavoro cinese, per questo che generano profitti e flussi economici che tornano alle stesse e alle banche cinesi.

Lo sviluppo economico cinese e l’accumulo di capitale che questo ha portato erano destinati a riversarsi nell’economia mondiale. Il modello di sviluppo asiatico di importazione di macchinari e input per costruire un’industria dell’esportazione e accumulare asset era stato già attuato da Giappone, Corea del Sud e Taiwan. La Cina, come spesso in passato, ha scelto una via diversa “con caratteristiche cinesi” che è quella di direzionare i propri flussi di capitali – accumulati in 40 anni di riforme e apertura – verso i Paesi del mondo più bisognosi di investimenti, soprattutto infrastrutturali.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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