Gaza: palestinese ucciso da proiettile israeliano

Pubblicato il 30 marzo 2019 alle 10:12 in Israele Palestina

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Un proiettile israeliano ha ucciso un uomo palestinese vicino al confine di demarcazione della Striscia di Gaza, sabato 30 marzo, ha reso noto il Ministero della Salute locale, mentre le forze israeliane sono schierate alla frontiera in vista del raduno che segnerà l’anniversario dello scoppio delle proteste palestinesi a Gaza.

I medici palestinesi hanno reso noto che l’uomo è morto prima dell’alba di sabato 30 marzo, in seguito a una ferita causata dalla scheggia di un proiettile israeliano, presso un sito dove si erano svolte proteste notturne in prossimità del confine con Israele. L’esercito israeliano, da parte sua, ha comunicato di non essere al corrente di tale incidente, e ha informato che, durante la notte di venerdì 29 marzo, alcuni palestinesi hanno lanciato ordigni esplosivi dall’altro lato della linea di demarcazione del confine.

Nella giornata di sabato, le truppe israeliane sono state radunate in gran numero nell’area di frontiera a Gaza, in via preventiva, in quanto l’esercito prevede “scontri violenti” con i manifestanti palestinesi.

Le proteste scatenatesi durante la notte si iscrivono nel contesto di un nuovo lanciato a Gaza dalla popolazione palestinese, ovvero le cosiddette “unità di disturbo notturno”, create in occasione del primo anniversario della Marcia del Ritorno. Gli organizzatori di tali unità notturne hanno dichiarato che la loro intenzione è quella di logorare i nervi delle guardie militari israeliane e abbassare il morale nei villaggi israeliani che si trovano lungo la frontiera di 30 miglia, che separa Israele da Gaza. Dal lato palestinese, gli altoparlanti trasmettono musica patriottica per tutta la notte e si cerca di creare più rumore possibile.

L’area sta vivendo una delle più serie escalation degli ultimi mesi. Le violenze si sono intensificate lunedì 25 marzo, quando il lancio di un razzo a lunga distanza contro un’abitazione a nord di Tel Aviv, ha ferito 7 civili israeliani. Era dal 2014 che una zona così a nord di Israele non veniva colpita da un razzo proveniente dalla Striscia di Gaza. Citando gli attacchi missilistici palestinesi, Israele ha dichiarato che si riserva il diritto di colpire di nuovo e di tenere le proprie truppe e i propri carri armati radunati alla frontiera di Gaza. A seguito della tregua negoziata dall’Egitto, martedì 26 marzo, la situazione al confine è rimasta tesa, ma priva di violenze. Tuttavia, nella notte tra il 26 e il 27 marzo, due razzi lanciati da Gaza hanno innescato le sirene sul lato israeliano del confine; in risposta, l’esercito israeliano ha colpito diversi obiettivi, tra cui un complesso militare e una fabbrica di produzione di armi, appartenente al gruppo militante di Hamas, che governa sull’enclave palestinese di Gaza a seguito delle elezioni del 2006.

La Marcia del Ritorno si riferisce ad una serie di proteste iniziate a Gaza il 30 marzo 2018. Il progetto degli organizzatori della marcia prevedeva l’avvicinamento graduale alla barriera di sicurezza israeliana in una serie di manifestazioni che dovevano protrarsi fino al 15 maggio 2018, giorno in cui si celebra lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Catastrofe, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948. Tali proteste sono culminate il 14 maggio 2018, giorno del contestato trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, con la morte di più di 60 persone e il ferimento di 2.700 palestinesi che stavano manifestando al confine tra Gaza e Israele. In totale, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute palestinese, ammontano a circa 200 i palestinesi uccisi a Gaza per mano delle unità israeliane dall’inizio delle proteste, a fronte di un soldato israeliano ucciso da un cecchino palestinese.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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