Tunisia: coordinamento dei Paesi arabi per rispondere alla decisione USA sul Golan

Pubblicato il 29 marzo 2019 alle 16:22 in Medio Oriente Tunisia

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La Tunisia ha affermato che si coordinerà con gli altri Paesi arabi per rispondere alla decisione degli Stati Uniti di riconoscere la sovranità israeliana sulle alture del Golan.

La dichiarazione viene dal ministro degli esteri tunisino, Khemaies Jhinaoui, il giorno prima del summit annuale della Lega araba, previsto per il 30 marzo. Tale incontro dovrebbe concentrarsi proprio sulla decisione degli Stati Uniti riguardo al Golan e sul precedente riconoscimento di Gerusalemme come capitale israeliana. Il ministro tunisino ha sottolineato l’intenzione del Paese nordafricano a coordinare una risposta, in modo da evitare che l’accaduto possa risultare in un’escalation. “Collaboreremo con i Paesi arabi e con la comunità internazionale per contenere le ripercussioni attese dopo questa decisione”, ha dichiarato Jhinaoui ai ministri degli esteri arabi, che si sono riuniti il 29 marzo, in un incontro a Tunisi.

Il mondo arabo ha reagito con una generale indignazione alla decisione statunitense. In tale contesto, Damasco ha definito Washington il più grande nemico del mondo arabo. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato un decreto sul Golan, all’inizio di un incontro con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, tenutosi il 25 marzo, a Washington. Con questo decreto il presidente americano ha riconosciuto la piena sovranità israeliana sul territorio che Israele ha conquistato dalla Siria, durante la guerra del 1967. Tale decisione risulta particolarmente controversa poichè il diritto internazionale proibisce l’annessione di territori conquistati tramite l’uso della forza. L’annessione delle Alture del Golan da parte di Israele, avvenuta nel 1981, era stata fortemente criticata dall’amministrazione Regan. All’indomani della decisione dell’attuale presidente, Donald Trump, molti Paesi arabi hanno quindi reagito con parole di forte condanna. 

L’Arabia Saudita ha denunciato tale mossa con una dichiarazione diffusa dall’agenzia di stampa saudita, nelle prime ore del 26 marzo. “I tentativi di imporre il fatto compiuto non cambiano le cose”, si legge nella dichiarazione. Secondo il Regno saudita, le Alture del Golan rimangono “territori arabi siriani occupati, secondo le pertinenti risoluzioni internazionali” e tale decisione “avrà effetti negativi importanti sul processo di pace in Medio Oriente e sulla sicurezza e la stabilità della regione”. Inoltre, il Bahrein ha chiesto che gli Stati Uniti si attengano al rispetto delle leggi internazionali. “Il ministero degli Esteri del Bahrain ribadisce la sua posizione, secondo cui le alture del Golan sono territori arabi e siriani, occupati da Israele dal giugno 1967, come confermato dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU”, si legge in una dichiarazione del ministero. Anche il Libano ha condannato la decisione americana. Secondo il ministero degli Esteri di Beirut, il decreto statunitense viola tutte le regole del diritto internazionale, minando ogni sforzo per raggiungere una giusta pace nella regione.

Infine, la Siria, direttamente interessata dalla questione, ha definito l’accaduto una flagrante aggressione alla sovranità e all’integrità territoriale della Repubblica araba siriana, secondo una dichiarazione riportata dall’agenzia di stampa IRNA. La decisione degli Stati Uniti indica l’ostilità americana e mostra che Washington rappresenta il più grande nemico del mondo arabo, si legge nel comunicato del governo siriano. Tale aggressione è la prova, per Damasco, dalla stretta alleanza tra Washington e il regime sionista di Israele. Il vice primo ministro, il ministro degli Esteri e degli Espatriati, Walid al-Moallem, ha dichiarato che la decisione americana non inciderà sullo status effettivo del Golan siriano occupato. “La decisione degli Stati Uniti non influirà su nulla, e causerà solo l’isolamento degli Stati Uniti”, ha dichiarato al-Maollem ai media siriani. Per quanto riguarda le ripercussioni dell’accaduto sulla regione, il  ministro ha affermato che nessuno può prevedere che cosa “sta facendo quel pirata”, riferendosi al presidente americano Trump. Secondo al-Moallem, Trump e la sua amministrazione hanno dimostrato di essere un fattore di instabilità, a cominciare dalla decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Il ministro ha poi aggiunto che il Golan appartiene solo ai suoi cittadini e a nessun altro. A tale proposito, la Siria ha chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) di tenere una riunione di emergenza in cui venga trattato il tema del riconoscimento americano delle alture del Golan come territorio israeliano. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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