La Cina e il principio di reciprocità

Pubblicato il 29 marzo 2019 alle 14:23 in Asia Cina

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L’influenza della Cina sullo scacchiere internazionale cresce sempre di più e un numero sempre maggiore di Paesi abbraccia l’iniziativa Belt and Road per l’interconnessione tra diversi continenti voluta dal presidente Xi Jinping. Di fronte a questo scenario i Paesi occidentali guardano con sempre maggiore preoccupazione al mancato rispetto da parte di Pechino di alcuni dei principi base dei rapporti internazionali, come quello di reciprocità.

Gli Stati Uniti hanno approvato un atto legislativo che vieta l’accesso nel Paese a chiunque sia coinvolto nell’imposizione delle restrizioni di accesso al Tibet. Si tratta di un tentativo da parte di Washington di ristabilire il principio di reciprocità con la Cina.

Il principio di reciprocità è uno dei punti su cui la Cina e i Paesi Occidentali sono più in disaccordo. Il principio, ritenuto uno dei principi base delle relazioni internazionali, stabilisce che qualsiasi benefit o penalità/limitazione venga applicata da uno Stato nei confronti di un altro debba essere restituita dall’altro Stato in egual misura.

Quando si tratta di Cina, però, spesso il principio di reciprocità viene meno e gli Stati Uniti stanno tentando di cambiare la situazione. Questo è il caso del Tibet. L’accesso alla regione considerata da Pechino una provincia a statuto speciale è limitato per gli stranieri, i quali in alcuni casi non possono accedere alle aree tibetane per legge e in altri a causa di vere e proprie intimidazioni, come riporta The Diplomat. I turisti stranieri possono accedere al Tibet solo in alcuni momenti dell’anno prestabiliti e soltanto con tour organizzati, mentre i giornalisti e i diplomatici possono entrare nella regione soltanto su invito diretto del governo tibetano. In risposta a questa situazione, gli Stati Uniti, alla fine di dicembre 2018, hanno trasformato in legge l’Atto per l’accesso reciproco al Tibet. Tale legge stabilisce che qualsiasi individuo “coinvolto in modo sostanziale” nella creazione e attuazione delle restrizioni applicate al Tibet non può accedere agli Stati Uniti finché le limitazioni per l’ingresso al Tibet rimangono vigenti.

Secondo quanto riportato dal segretario di stato Usa, Mike Pompeo, nel suo rapporto al Congresso del 28 marzo, durante il 2018 la Cina ha impedito sistematicamente i viaggi in Tibet di diplomatici, ufficiali, giornalisti e turisti e che la regione era stata chiusa completamente durante alcuni periodi ritenuti dal governo cinese particolarmente sensibili, come l’occorrenza del compleanno del Dalai Lama attualmente in esilio in India.

Gli Stati Uniti sperano che l’Atto possa portare a una maggiore reciprocità da parte del sistema cinese, ciò appare poco plausibile, secondo l’analisi di The Diplomat. La giustificazione ufficiale da parte cinese delle restrizioni all’accesso al Tibet è la tutela della sicurezza degli stranieri di fronte al pericolo che l’altitudine dell’altopiano comporta per loro. Si tratta di una giustificazione non ritenuta plausibile dagli osservatori occidentali, visto che la provincia del Qinghai, confinante con il Tibet, ha diverse aree situate alla stessa altitudine della capitale tibetana Lhasa.

Una conseguenza plausibile dell’Atto sarà, invece, una riduzione delle visite negli Stati Uniti da parte di delegazioni ufficiali tibetane. La nuova legge potrebbe essere un segnale chiaro a Pechino del fatto che gli Stati Uniti non intendono continuare a garantire trattamenti speciali alla Cina come è stato finora.

Ad esempio, in quanto Paese in via di sviluppo, la Cina ha beneficiato di un trattamento speciale nell’Organizzazione Mondiale del Commercio che le ha permesso maggiore flessibilità in materie come la tutela ambientale e i diritti umani.

In materia di informazione, la televisione centrale cinese, CCTV, trasmette i suoi programmi di news, spesso visti come propaganda, in tutto il mondo, Stati Uniti compresi; al contrario, però, l’accesso a molti media occidentali – New York Times e Wall Street Journal per primi – è vietato in Cina. Spesso i giornalisti stranieri sono vittime di ritardi nella concessione di visti e hanno problemi ad accedere al Paese, mentre i giornalisti cinesi sono accolti favorevolmente all’estero.

Nei rapporti diplomatici, gli ambasciatori cinesi spesso incontrano direttamente i ministri degli altri Paesi, mentre gli ambasciatori stranieri di solito si interfacciano con ufficiali di rango inferiore.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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