Gaza lancia la guerra dei rumori

Pubblicato il 29 marzo 2019 alle 17:15 in Israele Palestina

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Un nuovo fenomeno è stato lanciato a Gaza dalla popolazione palestinese, le cosidette “Unità di disturbo notturno” sono state create in occasione del primo anniversario della Marcia del Ritorno. 

La Marcia del Ritorno si riferisce ad una serie di proteste, iniziate a Gaza il 30 marzo 2018. Il progetto degli organizzatori della marcia prevedeva l’avvicinamento graduale alla barriera di sicurezza israeliana in una serie di manifestazioni che dovevano durare fino al 15 maggio 2018, giorno in cui si celebra lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Catastrofe, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948. Tali proteste sono culminate il 14 maggio 2018, giorno del contestato trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, con la morte di più di 60 persone e il ferimento di 2.700 palestinesi che stavano manifestando al confine tra Gaza e Israele.

Gli organizzatori delle “Unità di disturbo notturno” hanno dichiarato che la loro intenzione è quella di logorare i nervi delle guardie militari israeliane e abbassare il morale nei villaggi israeliani che si trovano lungo la frontiera di 30 miglia, che separa Israele da Gaza. Dal lato palestinese, gli altoparlanti trasmettono musica patriottica per tutta la notte e si cerca di creare più rumore possibile. “Veniamo di notte per dimostrare all’occupazione che non temiamo le sue armi, dovrebbero temerci loro”, ha riferito uno studente di Gaza di vent’anni. “Bruciamo pneumatici, lanciamo pietre, produciamo rumori usando petardi. Perché il nostro popolo non dovrebbe soffrire da solo, dovrebbero soffrire anche loro”, ha aggiunto il manifestante, che non ha voluto fornire il suo nome, temendo rappresaglie da parte di Israele.

L’area sta vivendo una delle più importanti escalation degli ultimi mesi. Le violenze si sono intensificate lunedì 25 marzo, quando il lancio di un razzo a lunga distanza contro un’abitazione a nord di Tel Aviv, ha ferito 7 civili israeliani. Era dal 2014 che una zona così a nord di Israele non veniva colpita da un razzo proveniente dalla Striscia di Gaza. Citando gli attacchi missilistici palestinesi, Israele ha dichiarato che si riserva il diritto di colpire di nuovo e di tenere le proprie truppe e i propri carri armati ammassati alla frontiera di Gaza. A seguito della tregua, negoziata martedì 26 marzo dall’Egitto, la situazione al confine è rimasta tesa, ma priva di violenze. Tuttavia, durante la notte tra il 26 e il 27 marzo, due razzi lanciati da Gaza hanno innescato le sirene sul lato israeliano del confine, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa ReutersIn risposta, l’esercito israeliano ha colpito diversi obiettivi, tra cui un complesso militare e una fabbrica di produzione di armi, appartenente al gruppo militante di Hamas, che governa sull’enclave palestinese di Gaza, a seguito delle elezioni del 2006. Il timore odierno è quello di una nuova escalation che porti ad un altra sanguinosa guerra tra Gaza ed Israele, come quelle combattute tra il 2008 e il 2014. Nella guerra di Gaza del 2014, più di 2.100 palestinesi, molti dei quali civili, sono stati uccisi in sette settimane di bombardamenti. Sessantasei soldati dello Stato Ebraico e 7 civili sono le vittime della controparte israeliana.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che Israele è pronto a condurre un’ampia campagna militare a Gaza, come ultima risorsa. Tali dichiarazioni arrivano dopo due giorni di scontri transfrontalieri e rappresentano una linea forte del premier israeliano, a meno di due settimane dalle elezioni nel Paese. “Tutti gli israeliani devono sapere che se è necessaria una campagna globale, la faremo, forte e sicura, e dopo aver esaurito tutte le altre possibilità”, ha dichiarato Netanyahu, dopo aver visitato la frontiera di Gaza e aver incontrato i comandanti israeliani dell’area. “Stiamo rafforzando l’anello di sicurezza intorno alla Striscia di Gaza”, ha riferito Netanyahu in un discorso tenuto dopo il suo ritorno dal confine. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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