Guerra commerciale USA-Cina: passi avanti sul trasferimento forzato di tecnologia

Pubblicato il 28 marzo 2019 alle 17:50 in Cina USA e Canada

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La Cina ha avanzato una serie di nuove proposte per risolvere i problemi del furto di proprietà intellettuale e del trasferimento forzato di tecnologia, due temi estremamente importanti per l’attuale amministrazione americana. 

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha imposto tariffe per un totale di 250 miliardi di dollari sulle importazioni cinesi, durante tutto il 2018. Secondo Trump, l’obiettivo di tale politca era quello di costringere la Cina a cambiare alcune pratiche commerciali considerate scorrette da molti Paesi. Una di queste pratiche riguarda il furto sistematico della proprietà intellettuale e il trasferimento forzato della tecnologia americana alle società cinesi. Le società statunitensi affermano, infatti, di essere costrette a condividere il know-how tecnologico dei loro prodotti a partner cinesi come condizione per accedere al mercato della Cina. Il governo degli Stati Uniti afferma che la tecnologia viene spesso trasferita nel Paese e utilizzata dai concorrenti cinesi.

Fino ad oggi, affrontare questo tipo di questione si è rivelato estremamente difficile per i negoziatori. I funzionari americano affermavano che la Cina ha sempre rifiutato di riconoscere il problema, rendendo difficile la discussione e un’eventuale soluzione. Da parte sua, la Cina afferma che le proprie leggi non impogano un trasferimento di tecnologia, che che tali passaggi avvengano come risultato di scambi legittimi. “Stanno parlando del trasferimento forzato di tecnologia in un modo in cui non si sono mai espressi prima, sia in termini di ambito che di specificità”, ha dichiarato un alto funzionario dell’amministrazione americana, riferendosi ai negoziatori cinesi. I negoziatori hanno compiuto importanti progressi sui dettagli degli accordi che considerano le maggiori preoccupazioni degli Stati Uniti, ha aggiunto. Tuttavia, il funzionario ha rifiutato di fornire ulteriori dettagli.

Già all’inizio di marzo, gli Stati Uniti e la Cina sembravano essere vicini ad un accordo commerciale per la riduzione delle tariffe statunitensi sulle importazioni americane. L’incontro del 27 marzo a Palm Beach, in Florida, è estremamente importante per la risoluzione della guerra commerciale tra i due Paesi. Molti dettagli dell’intesa devono ancora essere definiti, tra cui i termini del meccanismo di attuazione necessario a garantire che Pechino tenga fede alle modifiche promesse. Secondo una fonte informata dei colloqui, Washington e Pechino potrebbero anche essere vicine a stringere un’intesa su altre questioni, tra cui l’impegno della Cina ad aumentare le acquisizioni di prodotti agricoli, energetici e manifatturieri, oltre ad implementare cambiamenti circa le proprie politiche commerciali. A tal proposito, il Wall Street Journal ha dichiarato che nel definire i termini dell’intesa, la Cina potrebbe abbassare le tariffe imposte sui beni fabbricati negli Stati Uniti, tra cui prodotti agricoli, chimici e automobili, in cambio del sollevamento delle sanzioni sanitarie di Washington. 

I due Paesi sono stati impegnati in una guerra commerciale da circa 8 mesi, durante i quali gli Stati Uniti hanno imposto dazi punitivi su 250 miliardi di dollari di importazioni cinesi, mentre Pechino ha risposto con tariffe per 110 miliardi di dollari di beni statunitensi, tra cui soia e altre materie prime. Tali misure hanno contribuito ad agitare i mercati finanziari, ad interrompere le catene di approvvigionamento manifatturiero e a ridurre le esportazioni di aziende agricole statunitensi. Alla fine di febbraio, tuttavia, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero anche non concludere un accordo commerciale con la Cina se questo non fosse abbastanza buono. I consulenti economici della Casa Bianca, da parte loro, invece, hanno propagandato “fantastici” progressi per l’accordo volto a porre fine alla disputa con Pechino. A conferma di ciò, il 24 febbraio, Trump ha ritardato un aumento tariffario di $ 200 miliardi in beni cinesi, il quale era stato programmato per sabato 2 marzo, citando i progressi nei colloqui.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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