Bombardamenti nei pressi di Aleppo: la Siria accusa Israele

Pubblicato il 28 marzo 2019 alle 9:18 in Israele Siria

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Alcuni obiettivi a nord della città di Aleppo, in Siria, sono stati attaccati da diversi missili, intercettati dalle difesee aeree siriane. Secondo Damasco, Israele sarebbe il responsabile dell’attacco.

“Le difese aeree dell’esercito stanno respingendo un’aggressione aerea israeliana che ha colpito alcuni di siti nella zona industriale di Sheikh Najjar, a nord-est di Aleppo, e hanno abbattuto diversi missili nemici”, ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale siriana, SANA, citando una fonte militare. Inoltre, alcuni abitanti della città di Aleppo hanno raccontato che c’è stata un’interruzione di corrente in tutta la città, a seguito dell’attacco. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha dichiarato che il bombardamento ha colpito “i depositi di munizioni appartenenti alle forze iraniane e ai gruppi alleati, provocando enormi esplosioni”. L’attacco sarebbe attribuibile ad Israele, secondo le autorità siriane. 

A gennaio del 2019, Israele aveva già preso di mira una serie di installazioni iraniane Siria, poche ore dopo aver intercettato un razzo proveniente dal territorio siriano. In tali scontri sono state uccise 21 persone, per la maggior parte iraniane, secondo quanto riferisce l’Osservatorio per i diritti umani. Israele insiste sul proprio diritto di continuare ad attaccare le posizioni siriane controllate dall’Iran e dal suo alleato libanese, Hezbollah. Nel maggio del 2018, gli attacchi israeliani hanno ucciso 27 combattenti fedeli al regime di Bashar al-Assad, compresi 11 iraniani, in una serie di bombardamenti che hanno interessato dozzine di bersagli iraniani all’interno della Siria. Gli scontri nell’area non tendono a diminuire. Gli attacchi aerei di giovedì 28 marzo ad Aleppo sono arrivati a seguito dell’aumento delle tensioni tra Israele e Siria, dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato un decreto, lunedì 25 marzo, con il quale ha riconosciuto la piena sovranità israeliana delle alture del Golan. Tale territorio è conteso con la Siria dal 1967, quando Israele lo ha occupato a seguito della vittoria della guerra arabo-israeliana. L’altopiano del Golan è stato, poi, annesso unilaterlamente da Israele, nel 1981. La decisione americana appare controversa, poichè l’annessione di un territorio conquistato con la forza è proibita dal diritto internazionale. 

La reazione del mondo arabo a tale dichiarazione è stata di diffusa indignazione. Anche numerosi Paesi occidentali hanno condannato tale mossa. Inoltre, la missione siriana all’ONU ha chiesto alla presidenza del Consiglio di sicurezza, presieduta dalla Francia, di fissare un incontro urgente per “discutere la situazione nel Golan siriano occupato e la recente flagrante violazione delle risoluzioni competenti del Consiglio di sicurezza da parte di uno Stato membro”. In risposta, lo stesso giorno, il 27 marzo, gli Stati Uniti hanno dichiarato che la missione dell’ONU dispiegata nelle alture del Golan dovrebbe rimanere attiva, nonostante la decisione di riconoscere l’annessione israeliana delle Alture del Golan. Le forze di pace utilizzate nell’area, le Disgagement Observer Forces (UNDOF), sono un esercito di 1.000 persone che monitora il cessate il fuoco tra Israele e Siria nell’altipiano strategico del Golan. Tale unità è attiva dal 1974. La decisione del presidente Donald Trump di riconoscere il Golan come territorio israeliano ha suggerito l’ipotesi che Washington cercasse di porre fine alla missione UNDOF, il cui mandato verrà rinnovato a giugno. “Questo annuncio non ha alcun effetto sull’Accordo di disimpegno del 1974, né crediamo che minacci il mandato dell’UNDOF in alcun modo”, ha dichiarato il diplomatico statunitense, Rodney Hunter, durante una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sul Golan. “L’UNDOF continua a svolgere un ruolo vitale nel preservare la stabilità tra Israele e Siria, soprattutto assicurando che l’area sia una zona cuscinetto priva di qualsiasi attività militare o priva di attività diverse da quelle dell’UNDOF”, ha aggiunto.

Le Alture del Golan costituiscono un altopiano roccioso che si estende per circa 1.800 km lungo i confini tra Israele, Siria, Libano e Giordania. Nel 1967, nel corso della Guerra dei sei giorni, Israele conquistò parte di tale territorio a danno di Damasco, dalle pendici sud del monte Hermon fino al lago Tiberiade, in prossimità del confine con la Giordania. Le alture del Golan sarebbero “per legge” appartenenti alla Siria ma, di fatto, sono occupate militarmente ed amministrate da Israele, che le ha annesse unilateralmente al proprio territorio nazionale senza il riconoscimento dell’Onu. La risoluzione annuale dell’Onu sul “Golan siriano occupato”, non vincolante, dichiara nulla e illegale la giurisdizione imposta da Israele su tale area.

A causa delle continue battaglie nelle zone occupate del Golan, l’esercito israeliano ha più volte effettuato incursioni sulle posizioni dell’esercito siriano in tale area. Israele teme che i movimenti delle forze siriane ed i suoi alleati, soprattutto l’Iran, nell’area possano sottrarre parte del territorio. Nel maggio 2018, le forze di difesa israeliane hanno intensificato i pattugliamenti militari sulle alture del Golan occupato, dopo che, il 14 aprile scorso, le autorità di Israele avevano chiuso, per due settimane, il proprio spazio aereo in reazione al lancio di oltre 100 missili da parte di Stati Uniti, insieme a Francia e Gran Bretagna contro tre importanti centri di fabbricazione di armi chimiche in Siria.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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