Assalto all’ambasciata nordcoreana di Madrid: scoperto il leader del commando

Pubblicato il 28 marzo 2019 alle 13:12 in Corea del Nord Spagna

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I dieci uomini che hanno preso d’assalto l’ambasciata della Corea del Nord a Madrid il 22 febbraio scorso erano dotati di micro-telecamere e si sono registrati e fotografati dopo aver occupato la missione diplomatica “per  testimoniare a qualcuno della loro azione” rendono noto gli inquirenti dopo che il giudice del Tribunale di Madrid José de la Mata ha inoltrato martedì 26 marzo i mandati di arresto internazionale contro i sette membri del commando pienamente identificati. Rimangono ancora dubbi sull’identità di tre persone.

Secondo fonti della polizia spagnola, i video girati dagli assalitori sono diversi da quello pubblicato di recente dal Washington Post, in cui si vede una persona rompere i ritratti dei leader nordcoreani in una stanza senza alcun segno identificativo. Le registrazioni menzionate dagli investigatori avrebbero invece lo scopo di informare chiunque l’avesse commissionata e finanziata che l’azione era stata eseguita ed era stata coronata da successo, affermano le stesse fonti.

Il capo del gruppo è stato identificato come Adrian Hong Chang, un “mercenario di origine nordcoreana” con cittadinanza messicana e residenza negli Stati Uniti. Ha 35 anni, “possiede diverse imprese di dubbia reputazione e mantiene i contatti con i vari servizi di intelligence” – spiegano gli inquirenti e aggiungono che “si sta indagando se per caso sia stato coinvolto in altri episodi di violenza contro gli interessi nordcoreani in altri paesi”.

Nelle vicinanze della sede diplomatica è stata trovata una patente di guida italiana che gli apparteneva ma con un nome falso. L’Italia è uno dei paesi su cui si concentra l’interesse degli investigatori spagnoli per le azioni di Hong Chang, dato che dallo scorso gennaio è sparito l’ambasciatore della Corea del Nord a Roma, che avrebbe disertato. Una diserzione avvolta da numerosi misteri.

Cinque giorni dopo l’assalto all’ambasciata di Madrid, già tornato negli Stati Uniti, Adrian Hong avrebbe contattato l’FBI per consegnare il materiale presumibilmente ottenuto nell’attacco alla legazione diplomatica, sebbene il monitoraggio del programma nucleare nordcoreano sia di competenza della CIA e non dell’FBI. Secondo gli inquirenti, l’obiettivo degli aggressori della legazione era quello di appropriarsi di “informazioni sensibili relative al programma nucleare e nucleare del Nord”, cinque giorni prima del summit tra il leader nordcoreano Kim Jong-un e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che si è concluso senza accordo il 28 febbraio scorso ad Hanoi. Il capo della delegazione nordcoreana nei colloqui con gli Stati Uniti, infatti, è stato Kim Hyok Chol, ambasciatore in Spagna fino al settembre 2017, quando l’allora ministro degli Esteri, Alfonso Dastis, lo ha espulso proprio a causa dei test nucleari.

I sette diplomatici dell’ambasciata nordcoreana rimangono nella loro sede con la protezione della polizia spagnola, mentre le autorità statunitensi hanno ricevuto la richiesta del giudice De la Mata di arrestare i loro aggressori, un passo necessario per richiederne l’estradizione. Il giudice li accusa dei crimini di furto con scasso, detenzione illegale, feriti, minacce, rapina con violenza e organizzazione criminale, reati che nell’insieme possono condurre a condanne superiori ai 60 anni di carcere.

 

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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