L’India testa un missile spaziale anti-satellite

Pubblicato il 27 marzo 2019 alle 12:31 in Asia India

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L’India è il quarto Paese al mondo ad aver effettuato il test di un missile anti-satellite: di cosa si tratta, quali sono i precedenti e quali i possibili usi militari che preoccupano gli avversari regionali del subcontinente indiano. 

Il primo ministro del Paese, Narendra Modi, ha annunciato la riuscita del primo test indiano di un missile anti-satellite, mercoledì 27 marzo. Il premier ha sottolineato che tale evento rappresenta un importante passo avanti nel programma spaziale del Paese. In vista delle prossime elezioni, Modi annunciato la notizia in un discorso televisivo, indirizzato a tutta la nazione. Il primo ministro ha evidenziato il fatto che l’India è il quarto Paese ad aver usato un’arma anti-satellite, dopo Stati Uniti, Russia e Cina. “I nostri scienziati hanno abbattuto un satellite a 300 chilometri di distanza nello spazio, nell’orbita bassa della terra”, ha riferito Modi, definendo il test un’impresa storica. Tali capacità hanno sollevato il timore di una corsa all’armamento spaziale tra i rivali del Paese. 

Il missile è stato interamente prodotto in India, Paese in cui il cui programma spaziale ha sviluppato lanciatori, satelliti e sonde in grado di raggiungere la Luna e Marte. Il dispositivo è stato lanciato nello spazio, dove ha fatto esplodere un satellite che si trovava nell’orbita terrestre. Gli Stati Uniti sono stati il primo Paese ad eseguire un test di questo tipo di missile, nel 1959, quando i satelliti stessi rappresentavano una tecnologia innovativa. Bold Orion, concepito come un missile balistico a punta nucleare, ma modificato per diventare un’arma anti-satellite, è stato il primo di questi dispositivi ad essere lanciato in orbita. Il missile passò abbastanza vicino al satellite Explorer 6, che sarebbe stato distrutto se il dispositivo fosse stato armato. Poco più tardi, l’Unione Sovietica ha eseguito lo stesso tipo di test. Negli anni ’60 e nei primi anni ’70, l’URSS ha testato un’arma che poteva essere lanciata in orbita, avvicinare i satelliti nemici e distruggerli tramite l’utilizzo di una carica esplosiva. Nel 1985, gli Stati Uniti hanno, poi, testato l’AGM-135, un missile lanciato da un caccia F-15, con il quale hanno fatto esplodere un satellite americano, chiamato Solwind P78-1.

Dopo l’AGM-135, non ci sono stati test per più di due decenni. Nel 2007, la Cina è entrata nel settore, distruggendo un vecchio satellite meteorologico in un’orbita polare alta della terra. Il test ha creato la più grande nuvola di detriti orbitali nella storia, formata da oltre 3.000 oggetti, secondo quanto riporta la Secure World Foundation, un gruppo che sostiene un comportamento sostenibile e pacifico nello spazio. L’anno successivo, gli Stati Uniti hanno portato a termine l’operazione Burnt Frost, utilizzando un missile SM-3, lanciato da una nave, per distruggere un satellite spia in disuso. Uno dei problemi principali dell’utilizzo di tali dispositivi sono i detriti, che possono creare problemi per altri satelliti e veicoli spaziali che si trovano in orbita. La Stazione Spaziale Internazionale, ad esempio, modifica regolarmente la propria orbita per evitare detriti di ogni tipo.

Il test della Cina del 2007 è considerato il più distruttivo. Poiché l’impatto si è verificato a un’altitudine di oltre 800 km e molti degli scarti risultanti dall’esplosione sono rimasti in orbita. Il test degli Stati Uniti del 2008, invece, non ha creato troppi detriti orbitali, poiché il satellite distrutto si trovava a un’altitudine più bassa e la resistenza atmosferica ha causato la caduta di gran parte degli scarti verso la Terra, dove sono arrivati a seguito di una combustione. Il ministero degli Esteri indiano ha affermato, in una dichiarazione, che il suo test è stato effettuato nella parte bassa dell’atmosfera, proprio per non produrre detriti e che tutto ciò che è rimasto del satellite “si decomporrà e ricadrà sulla terra entro poche settimane”. Il comando strategico degli Stati Uniti, che tiene traccia degli oggetti in orbita per l’esercito americano, non ha ancora commentato il test dell’India.

Per quanto riguarda il possibile utilizzo militare, questi missili possono essere usati come armi, capaci di distruggere i satelliti di un nemico, interrompendo le comunicazioni. Tale possibilità risulta molto importante per evitare che gli avversari acquisiscano e si scambino informazioni durante una guerra. Dal punto di vista dell’armamento bellico, l’utilizzo di tali dispositivi è considerato, infatti, una capacità avanzata. Con il successo del test del 27 marzo, l’India ha, quindi, acquisito la capacità di mettere a rischio i satelliti di altri Paesi. Il vicino Pakistan, con cui l’India si è scontrata il mese scorso, possiede diversi satelliti, lanciati in orbita con razzi cinesi e russi. Proprio il 26 marzo, in un’intervista al Financial Times, il primo ministro pakistano, Imran Khan, ha affermato di temere un nuovo scontro con l’India. Khan ha sottolineato che le imminenti elezioni indiane potrebbero alimentare l’instabilità. “Sono in apprensione in vista delle elezioni, sento che qualcosa potrebbe accadere”, ha riferito Khan. Infine, anche la Cina, che ha lanciato in orbita dozzine di satelliti durante il 2018, potrebbe percepire la nuova capacità dell’India come una grave minaccia. Secondo Ajay Lele, ricercatore anziano presso l’Institute for Defense Studies and Analyses, l’India aveva bisogno di costruire armi anti-satellite “perché l’avversario cinese l’aveva già fatto nel 2007”. “L’India sta inviando un messaggio”, ha poi aggiunto “sta dicendo: abbiamo gli strumenti per la guerra spaziale”. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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