Israele-Palestina: continuano i bombardamenti a Gaza

Pubblicato il 27 marzo 2019 alle 9:26 in Israele Palestina

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La tregua tra i gruppi di resistenza armata palestinese e Israele, negoziata dall’Egitto, non regge: ricominciano i lanci di razzi da Gaza verso Israele e gli attacchi aerei israeliani contro presunte postazioni di Hamas in tutta la Striscia. Alcuni funzionari israeliani negano che il cessate il fuoco sia mai esistito. 

Continua la più importante escalation israelo-palestinese degli ultimi mesi, iniziata lunedì 25 marzo con il lancio di un razzo a lunga distanza contro un’abitazione a nord di Tel Aviv, in cui sono rimasti feriti 7 civili israeliani. Era dal 2014 che una zona così a nord di Israele non veniva colpita da un razzo proveniente dalla Striscia di Gaza. Citando gli attacchi missilistici palestinesi, Israele ha dichiarato che si riserva il diritto di colpire di nuovo e di tenere le proprie truppe e i propri carri armati ammassati alla frontiera di Gaza. A seguito della tregua, negoziata martedì 26 marzo dall’Egitto, la situazione al confine è rimasta tesa, ma priva di violenze. Tuttavia, durante la notte tra il 26 e il 27 marzo, due razzi lanciati da Gaza hanno innescato le sirene sul lato israeliano del confine, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa ReutersIn risposta, l’esercito israeliano ha colpito diversi obiettivi, tra cui un complesso militare e una fabbrica di produzione di armi, appartenente al gruppo militante di Hamas, che governa sull’enclave palestinese di Gaza, a seguito delle elezioni del 2006. Secondo l’agenzia di stampa, le violenze sono meno intense di quelle di lunedì 25 marzo. A seguito degli scontri di mercoledì 27 marzo, non ci sono segnalazioni di vittime o danni.

Per quanto riguarda la tregua, un funzionario israeliano aveva dichiarato: “Non esiste un accordo di cessate il fuoco, i combattimenti potrebbero ricominciare da un momento all’altro”. Erano stati Hamas e un altro gruppo di resistenza armata palestinese, chiamato Jihad islamica, a dichiarare che l’Egitto aveva negoziato una tregua. In altre occasioni, tuttavia, Israele aveva ugualmente negato di aver accettato accordi, sempre negoziati dall’Egitto, con gruppi armati che considera organizzazioni terroristiche. L’inviato dell’ONU per il Medio Oriente, Nickolay Mladenov, ha riferito al Consiglio di sicurezza di aver lavorato con l’Egitto per ottenere una tregua. “Una calma fragile sembra dominare”, ha riferito. Da parte sua, Mladenov ha condannato il lancio indiscriminato di razzi di Hamas verso Israele come provocatorio e ha esortato tutte le parti a frenarsi. “Siamo pronti a fare molto di più. Faremo ciò che è necessario per difendere il nostro popolo e per difendere il nostro Stato “, ha dichiarato, invece, Netanyahu al gruppo di pressione pro-israeliano AIPAC, a Washington. Tali eventi arrivano a ridosso delle prossime elezioni israeliane, previste per il 9 aprile. In questa confrontazione elettorale, il primo ministro Benjamin Netanyahu corre per mantenere il proprio titolo, dopo un decennio alla guida del Paese.

In tale contesto, la campagna elettorale di Netanyahu si basa sulla linea dura nei confronti della resistenza palestinese. Tuttavia, indebolito da alcuni scandali che lo vedono coinvolto in giri di corruzione, il suo destino politico non è così sicuro. L’attacco che ha causato l’ospedalizzazione di 7 persone a nord di Tel Aviv è avvenuto mentre il primo ministro si trovava in visita negli Stati Uniti, dove ha ottenuto, da parte del presidente americano Trump, il riconoscimento della sovranita israeliana sulle Alture del Golan, un territorio conteso con la Siria. La reazione di Netanyahu all’attacco contro l’abitazione è stato immediato. “Israele non lo tollererà. Io non lo tollererò “, ha dichiarato il primo ministro. “Mentre parliamo Israele sta rispondendo con forza a questa violenta aggressione”. Durante la stessa conferenza stampa, Trump ha affermato,con Netanyahu al suo fianco, che Israele ha il “diritto assoluto” di difendersi. Al momento i rapporti tra Israele e palestinesi sono caratterizzati da una forte tensione e si teme un’escalation, in vista delle elezioni israeliane del 9 aprile, da una parte, e dell’anniversario della Marcia del Ritorno, dall’altra.

La Marcia del Ritorno si riferisce ad una serie di proteste, iniziate a Gaza il 30 marzo 2018. Il progetto degli organizzatori della marcia prevedeva l’avvicinamento graduale alla barriera di sicurezza israeliana in una serie di manifestazioni che dovevano durare fino al 15 maggio 2018, giorno in cui si celebra lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Catastrofe, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948. Tali proteste sono culminate il 14 maggio 2018, giorno del contestato trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, con la morte di più di 60 persone e il ferimento di 2.700 palestinesi che stavano manifestando al confine tra Gaza e Israele. Il timore odierno è quello di una nuova escalation che porti ad un altra sanguinosa guerra tra Gaza ed Israele, come quelle combattute tra il 2008 e il 2014. Nella guerra di Gaza del 2014, più di 2.100 palestinesi, molti dei quali civili, sono stati uccisi in sette settimane di bombardamenti. Sessantasei soldati dello Stato Ebraico e 7 civili sono le vittime della controparte israeliana.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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