Turchia: morti 4 migranti in un naufragio

Pubblicato il 26 marzo 2019 alle 14:37 in Immigrazione Turchia

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Quattro persone, tra cui 3 donne e 1 bambino, sono morte nel naufragio di un gommone che trasportava migranti al largo della costa nord-occidentale di Ayvacik, in Turchia.

La notizia è stata data dalla guardia costiera turca, che ha riferito che l’incidente è avvenuto nella prima mattinata di martedì 26 marzo. Altri 11 migranti si trovavano a bordo dell’imbarcazione. La guardia costiera ha effettuato un’operazione di ricerca e salvataggio, che ha scongiurato ulteriori decessi. L’agenzia di stampa Reuters ha diffuso le immagini dei migranti sopravvissuti, che sono stati assistiti da un supporto medico. Il gommone trasportava cittadini iraniani e afghani, secondo quanto riferisce il quotidiano Hurriyet, citando fonti di sicurezza turche.

I migranti stavano tentando di raggiungere illegalmente l’isola greca di Lesbo, ma la loro imbarcazione è affondata a largo del distretto di Ayvacik, nella provincia nord-occidentale di Çanakkale. Le cause del naufragio non sono ancora conosciute. La guardia costiera turca, supportata da alcuni elicotteri, ha recuperato i corpi delle quattro vittime ed è riuscita a soccorrere altre 11 persone. La ricerca e salvataggio di eventuali ulteriori vittime si è fermata solo dopo che i migranti soccorsi hanno confermato alle autorità turche che sulla barca si trovavano un totale di 15 persone. La Turchia rappresenta una delle vie principali per i migranti irregolari che cercano di arrivare in Europa, specialmente dal 2011, quando è iniziata la guerra civile siriana.

Il giorno precedente al naufragio, il 25 marzo, i funzionari turchi hanno arrestato almeno 655 migranti irregolari in una serie di operazioni, effettuate su tutto il territorio nazionale. Più di 265.000 migranti irregolari sono stati arrestati in Turchia durante tutto il 2018, secondo le cifre riportate dal Ministero dell’Interno del Paese. Tuttavia, movimento di persone attraverso la Turchia è stato drasticamente ridotto, a partire dal 2016. Alla luce della crisi migratoria degli ultimi anni, il 18 marzo 2016, la Turchia e l’UE hanno firmato un accordo per bloccare i flussi diretti in Europa, con l’obiettivo di limitare il traffico di esseri umani in favore dell’immigrazione legale e per diminuire la mortalità nella tratta del Mar Egeo durante le traversate. 

Nonostante l’accordo abbia chiuso le porte della rotta balcanica ai migranti, non ha avuto gli effetti che l’UE aveva sperato. Il 14 febbraio 2017, Amnesty International ha pubblicato un reclamo, in cui ha denunciato la situazione di migliaia di rifugiati, i quali, destinati a essere rimandati in Turchia, sono stati invece lasciati in un limbo nelle isole greche, in condizioni di grave disagio. Gauri Gulik, vice-direttore di Amnesty International per l’Europa, ha definito l’accordo sull’immigrazione, firmato con Ankara, “un disastro”. I migranti che arrivano sulle isole greche, in seguito all’accordo con la Turchia del 18 marzo 2016, possono raggiungere il territorio della Grecia continentale soltanto dopo l’esame delle loro richieste asilo. Date i lunghi periodi di attesa, i campi di rifugiati delle isole sono sovraffollati a mal gestiti. Nonostante tale fenomeno sia stato denunciato più volte nel corso degli anni, continuano le segnalazioni delle organizzazioni umanitarie.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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