Pakistan-India: si teme una nuova “isteria da guerra”

Pubblicato il 26 marzo 2019 alle 15:40 in India Pakistan

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Il primo ministro pakistano, Imran Khan, ha affermato di temere un nuovo scontro con l’India. I due Paesi, entrambi dotati di armi nucleari, hanno recentemente affrontato una pericolosa escalation nei rapporti, che ha alimentato una “isteria da guerra” a Nuova Delhi.

In un’intervista al Financial Times, pubblicata martedì 26 marzo, Imran Khan ha dichiarato che le tensioni con l’India rimangono ancora elevate. Islamabad e Nuova Delhi si sono recentemente scontrati in una crisi  in Kashmir, risolta tramite la liberazione di un pilota indiano, precedentemente catturato dalle forze pakistane. Khan ha sottolineato che le imminenti elezioni indiane potrebbero alimentare l’instabilità. “Sono in apprensione in vista delle elezioni, sento che qualcosa potrebbe accadere”, ha riferito Khan al quotidiano statunitense. Il Pakistan e l’India hanno combattuto tre guerre dal 1947, anno in cui hanno ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Nel mese di febbraio, l’India ha accusato il Pakistan di aver orchestrato un attacco che ha causato la morte di 40 poliziotti a Pulwama, nel Kashmir. 

Islamabad ha negato ogni responsabilità dell’attacco, che è stato rivendicato dal gruppo militante pakistano, Jaish-e Mohammed. Tuttavia, l’accaduto ha spinto l’India a lanciare un attacco aereo transfrontaliero, contro un presunto campo di addestramento per militanti pakistani. Il Pakistan ha risposto con alcuni attacchi aerei dal Kashmir. In tale contesto, un aereo indiano è stato abbattuto e il suo pilota catturato. Il pilota è stato successivamente riportato in India, favorendo un allentamento della crisi. Khan, tuttavia, si è offerto di avviare una serie di colloqui con Narendra Modi, per stimolare la collaborazione con il primo ministro indiano sul tema. Questo rappresenterebbe l’ultimo di una lunga serie di incontri tra i due leader sul Kashmir, una regione a maggioranza musulmana, rivendicata da entrambi i Paesi. Tuttavia, Khan ha dichiarato che il governo di Modi ha usato le tensioni con il Pakistan, per scopi elettorali. “Il governo di Modi ha usato gli eventi di Pulwama per costruire un’isteria da guerra”, ha affermato Khan. “Il pubblico indiano dovrebbe rendersi conto che tutto questo serve a vincere le elezioni e non ha nulla a che fare con i veri problemi del subcontinente”.

Fazioni di separatisti di religione musulmana, spesso affiliate a gruppi jihadisti o da essi o appoggiate, sono operative nella regione dalla fine degli anni Ottanta, e organizzano sommosse violente contro il governo indiano, nella porzione del Kashmir che si trova sotto l’amministrazione indiana. L’India, allo stato attuale, controlla circa metà del Kashmir, mentre il Pakistan controlla un terzo della regione, e la Cina il restante territorio. In particolare, la parte centro-meridionale del Kashmir, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India. I pakistani musulmani sono stati accusati più volte dalle autorità indiane di fornire materiali e armi ai ribelli separatisti del Kashmir indiano per aiutarli a insorgere. I pakistani hanno respinto tali accuse.

La linea di controllo dei confini tra i due Paesi è stata stabilita dalle Nazioni Unite al termine della guerra indo-pakistana del 1971, come linea del cessate il fuoco dietro cui dovevano attestarsi gli eserciti dei due Stati belligeranti. Prese poi il nome di “linea di controllo” con la firma dell’accordo di Simla, il 2 luglio 1972. Nonostante dal 2003 sia in vigore un cessate il fuoco tra Islamabad e Nuova Delhi, nelle zone di confine si verificano frequenti violazioni da entrambe le parti all’accordo. Nell’area Jammu e Kashmir, in particolare, operano diversi gruppi separatisti che desiderano l’annessione della zona al Pakistan, e altri che ricercano l’indipendenza assoluta della regione, con insurrezioni che mirano a colpire il governo indiano. Sono più di 70.000 le persone che hanno perso la vita negli scontri tra i ribelli e le forze armate di New Delhi. Sebbene molti gruppi ribelli d’opposizione siano stati soppressi, resta una forte opposizione pubblica al governo e all’esercito dell’India.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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